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“Ingressi Contingentati’’ di Giorgio Di Palma

Lo spazio Murat riapre le porte al pubblico con la mostra “Ingressi Contingentati’’dell’artista pugliese Giorgio Di Palma, che ha esordito durante l’estate 2020 con la sua prima personale a Grottaglie, città dove vive e lavora.Presentato per l’occasione un progetto inedito, realizzato durante i mesi di lockdown affidando ad oggetti, altorilievi e sculture il compito di raccontare quanto successo durante la chiusura di marzo 2020. Nel 2017 l’ICMEA (international ceramic magazine editors association) lo ha premiato con il Fule Prize durante il concorso mondiale per ceramisti emergenti. Le sue opere sono oggi esposte in numerosi musei e collezioni pubbliche e private in Europa, Asia e America. Le sue ceramiche cariche di significato pragmatico ma nello stesso tempo concettuale, trasmettono un’inquietudine di fondo che fa riflettere. Come se tirassero fuori quel senso nascosto con cui, negli avvenimenti di questo lungo periodo di pandemia, l’essere umano non ha voluto confrontarsi, ma che l’inconscio riporta alla luce nelle sue forme bizzarre e distorte. Animali che sembrano affacciarsi a finestre di distacchi forzati e ritorni che si alternano. Oggetti che sono stati indispensabili durante questo periodo, ma che sembrano acquisire ora una vita e un’autonomia stranianti. Lo abbiamo intervistato per il nostro Quotidiano.

Quando è nata la sua passione per l’arte?

“Mio padre è un ceramista, ma inizialmente non avevo intenzione di seguire la strada di famiglia, sono andato via da Grottaglie, ma dopo aver lavorato a Budapest sono rientrato in patria e ho cominciato ad appassionarmi alla ceramica.”

Come riesce a dare alla ceramica questo taglio pop internazionale?  

“La ceramica di Grottaglie in fondo è nata per essere pop nel senso più stretto di ‘popolare’ e mi sento abbastanza vincolato alla mia tradizione, anche se potrebbe sembrare il contrario. Credo che la ceramica possa essere tanto altro, e non solo relegata a funzioni meramente primarie e utilitaristiche. Penso abbia in sé potenzialità artistiche infinite e molto interessanti da sviluppare. Molti designer e architetti oggi si stanno avvicinando a questo materiale nelle loro creazioni.”

A cosa si ispira per le sue creazioni?

“Mi ispira il quotidiano, spesso le persone che incontro, le storie che hanno da raccontare. Non mi ritengo tecnicamente fenomenale, ma credo che la forza della mia arte stia nelle idee che essa rappresenta.”

Come nasce l’idea di questa mostra?

“Durante il covid ho provato a immaginare come potesse essere una mostra nel futuro.  Come sarebbe stata una prima mostra nel momento in cui avessimo riaperto, rielaborando tutto quello che stava avvenendo durante il periodo della pandemia. Molte opere per esempio sono fatte con cartine adatte ad essere composte e ricomposte per rappresentare il momento del distacco e dell’isolamento e poi del nuovo riavvicinamento, sempre con una vena un po’ grottesca. Deve dare l’idea del prima e del dopo, di questi momenti di instabilità ripetitiva a cui ci stiamo abituando, in cui ci siamo un po’ riavvicinati e poi di nuovo allontanati. Mi piace giocare molto con le implicazioni del tempo: ciò che può sembrare vecchio oggi, in realtà rimane comunque ancora attuale. “.

Come lo vedi il futuro? 

“Lo scorso anno ero più ottimista. C’erano buoni propositi per cambiare molte cose che in realtà poi non sono cambiate. Abbiamo ripetuto gli stessi errori. Abbiamo molta fretta di ricominciare e di riappropriarci di tutto ciò a cui avevamo dovuto rinunciare, ma senza considerare gli aspetti negativi di tutto ciò.”

È pessimista quindi?

“Sono realista. Penso che la situazione sia rimasta sostanzialmente invariata. Resteremo fermi sempre allo stesso punto, ma l’uomo fortunatamente ha una capacità di adattarsi a qualsiasi situazione, quindi credo sarà sempre facile riadattarsi velocemente ai contesti sociali. Questa è una cosa positiva che mi dà fiducia per il futuro. Però d’altro canto secondo me non abbiamo vero rispetto per tutto ciò che ci circonda.”

Cambierà il modo di fare arte?

“È già cambiato. Perché riflette il tempo e la storia a cui appartiene. Oggi, per esempio, sta andando tantissimo la crypto Art, con gli NFT, cioè l’arte intangibile che dura un attimo e poi si dissolve: tutto diventa effimero, riflettendo così i nostri tempi. Puoi comprare un’opera in cui non vi è nulla di materiale, un’immagine che paghi un sacco di soldi, ma tutto vive nell’etere.”

Cosa consiglierebbe ai giovani artisti di oggi?

“Sono felice che grazie ai miei lavori molti giovani si siano avvicinati alla ceramica, non bisogna dimenticare mai la propria provenienza e tradizione, cercando di essere sempre fedeli a sé stessi e al proprio raccontarsi. Raccontare ciò che ci circonda, solo in questo modo vengono fuori le cose più originali. “

Come vede la Puglia in quanto a reali possibilità per gli artisti di talento? Qualcosa sta cambiando?

“Negli ultimi anni c’è stata in Puglia una notevole crescita, ci sono tantissimi stimoli interessanti nel settore. Noto un’inversione di tendenza: l’arte più interessante nasce nei piccoli centri di provincia, anziché in quelli grandi, riuscendo ad attrarre su di sé l’attenzione dall’esterno. Ed è bello che avvenga il contrario, cioè le grandi realtà si affacciano con curiosità a queste realtà più piccole, per cercare la novità. Ora è il gallerista di Milano che, per esempio, va a Grottaglie a cercare l’artista interessante. Secondo me non dovremmo troppo sovraesporci, ma mantenere sempre una certa dimensione locale che faccia percepire  al turista che sta scoprendo qualcosa di nuovo, di originale e di bello.”

Rossella Cea  

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