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Innovapuglia si difende: “In programma gare da 550 milioni di euro”

Divampano le polemiche sulle gare e appalti seguiti dalla piattaforma regionale controllata da ‘Innovapuglia’, società ‘in house’ della stessa Regione, accusata da più parti di ritardi gravi nella indizione delle gare per gli acquisti della Sanità. Ebbene, proprio sulle gare aggregate che interessano la sanità pugliese, ci tengono a ribadire lavoratori e loro rappresentanti, non esistono ritardi, visto che InnovaPuglia sta rispettando la programmazione condivisa con la Regione Puglia e contenuta nel Piano delle iniziative di acquisto aggregate per le categorie merceologiche di beni e servizi di cui al DPCM 24 dicembre 2015. In particolare, l’azione amministrativa volta al controllo e al risparmio delle risorse pubbliche, va in porto solo se accompagnata da un’azione di controllo sui prescrittori (le ASL), compito specifico della Regione, ci tengono come detto a rimarcare gli operatori della società ex Tecnopolis, non ancora portato a compimento. Falso dunque pensare che l’assunzione di medici e infermieri necessari nell’immediato al buon funzionamento della sanità pubblica possa dipendere da tali risparmi, almeno nel breve termine. Ma stiamo parlando, peraltro, di procedure molto complesse, e, visti gli importi in gioco, sicuramente ad alto rischio di corruzione e interessi privati: accelerare un percorso o viceversa ritardarlo potrebbe significare garantire un vantaggio ad un fornitore piuttosto che a un altro. Logiche dunque le opportune cautele per garantire la collettività. Discorso a parte i tempi delle gare: una gara aggregata di prima indizione richiede sempre almeno un anno per il suo espletamento e, in Puglia, il lavoro di tre soggetti. Per esempio, c’è da tenere conto di alcuni dati specifici: la singola Azienda Sanitaria Locale, capofila di una specifica categoria di beni e servizi, che predispone i capitolati di gara; la Regione che aggrega i fabbisogni; Innovapuglia che indice la gara e segue la procedura sulla piattaforma telematica Empulia sino alla sua aggiudicazione. Questo è il modello cosiddetto “a tre gambe” scelto dall’amministrazione regionale pugliese, diverso da altri modelli scelti in altre regioni. In ogni caso, dati i tempi tecnici delle gare aggregate e dati gli eventuali ricorsi dei partecipanti alle gare, il legislatore ha previsto nella Legge di stabilità per il 2017 al comma 421, che nelle more dell’attivazione delle iniziative aggregate regionali, le amministrazioni pubbliche ricorrano a Consip o agli altri soggetti aggregatori ed anche, in caso di motivata urgenza, svolgano autonome procedure di acquisto. E tutto ciò sgombra il campo da qualsivoglia accusa strumentale di ritardo, rivolto alla società informatica pugliese di Valenzano. Se l’Intercenter (il SAR della regione Emilia Romagna), operativo da oltre un decennio (2004), è in grado di fornire beni in pochi mesi è perché indice un singolo appalto su una convenzione, un accordo quadro o uno SDA (sistema dinamico di acquisto) già attivo da anni in quella regione. Ebbene, Innovapuglia ha iniziato ad operare come SAR a metà del 2016 e ad oggi ha aggiudicato gare per un valore complessivo di circa 120 milioni di euro. Non solo: ha gia’ bandito gare per circa 2 miliardi e mezzo di euro e programmato gare per il 2018 e il 2019 per oltre 550 milioni di euro. Tutte queste attività sono certificate dall’Autorità Nazionale AntiCorruzione (ANAC) e rintracciabili (perché l’ANAC l’impone!!!) sulla piattaforma pubblica di EMPULIA (http://www.empulia.it/tno-a/empulia/Empulia/SitePages/Bandi%20di%20gara.aspx). Dopo aver chiarito il contesto, la RSU sottolinea che i lavoratori di InnovaPuglia, in poco tempo, hanno provveduto a ri-professionalizzare le proprie competenze in quelle richieste ad un Soggetto Aggregatore Regionale (SAR), dimostrando di avere notevole capacità di resilienza. In realtà avevano già ampiamente dimostrato autonoma capacità di aggiornamento professionale in 50 anni di operatività in ambito ICT. Un’operatività oggi evidentemente sottovalutata da qualcuno, anche se ampiamente certificata dalle autorità nazionali e ritenuta utile alla collettività per accelerare i processi di digitalizzazione – delle imprese e della pubblica amministrazione – che permettono alla regione Puglia di competere ai livelli qualitativi più alti. Insomma, molto probabilmente insistere a fare di InnovaPuglia l’unico “capro espiatorio” dei molti mali della sanità pugliese è il comodo espediente per mascherare diffuse incapacità o, peggio, utile a favorire ben altri interessi. Chissà, rimarcano i rappresentanti dei lavoratori, forse è ascrivibile alle incaute e improponibili affermazioni di quanti avevano dichiarato di essere in grado, dopo decenni di sperperi, di produrre diverse centinaia di milioni di euro di risparmio sull’acquisto dei farmaci a partire già dal 2017: il motivo di addossare ad InnovaPuglia le responsabilità di non essere stati in grado di onorare queste fantasiose promesse? (fdm)

 

 

 

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