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“Intervenga il Ministero”: Ente Sviluppo irrigazione a corto d’acqua e liquidi

Ecco un altro di quegli enti a totale carico della pubblica amministrazione che producono solo perdite, problemi, vertenze e sforamenti di bilancio a carico dei contribuenti. E’ il caso dell’Eipli, enti irrigui rimasti ancora una volta senza liquidità, per colpa dei mancati pagamenti di Acciaierie Italia, ma intanto ci sarebbe da chiedersi cosa c’entrino le solite ‘consulenze faraoniche’. Ma andiamo per ordine. Il Segretario generale <<Flai/Cgil>>, Antonio Gagliardi, non le manda a dire sull’ultima grana scoppiata in casa Eipli: “E’ giunto il momento che il MIPAF, Ministero col ruolo di vigilanza intervenga. Facciamo fatica a credere alle difficoltà rappresentate in ragione della mancanza di liquidità dell’ente irriguo di Puglia, Campania e Lucania se pensiamo che vi sono altri clienti importanti a cui è assicurata la fornitura idrica di acqua per usi industriali>>. E così, nel turbine degli omessi pagamenti alle aziende di Acciaierie d’Italia (si parla dell’ex Ilva di Taranto) finisce anche l’Eipli, l’Ente per lo Sviluppo dell’irrigazione e la trasformazione fondiaria di Puglia, Lucania ed Irpinia con sede legale a Bari. Un ente già in liquidazione dal lontano 2011, che continua a versare nell’immobilismo più totale, aggravato da una debitoria che fa tremare i polsi. Intanto i 139 lavoratori rimasti in forza dell’ente irriguo pugliese per effetto di pensionamenti (71 in Puglia, 15 in Campania e 53 in Basilicata) e che solo pochi mesi fa erano 154, sono sempre più in difficoltà nel garantire le attività istituzionalizzate che, a causa di una gestione commissariale in prorogatio per la trentanovesima volta, non è in grado di programmare un turnover e subiscono la paradossale assenza di liquidità dell’Ente. Che ,a sua volta, addita responsabilità al principale cliente – Acciaierie d’Italia – cui assicura un servizio di fornitura di acqua non trattata dal valore economico che consentirebbe di recuperare quella liquidità che oggi manca. I sindacati calcano la mano. “Per quanto ci è dato sapere – spiega Gagliardi, l’Ente irrigazione assolve la gestione di otto dighe, quattro traverse, le sorgenti del Tara e centinaia di chilometri di grandi reti di adduzione, con una capacità potenziale di accumulo, regolazione e vettoriamento di circa un migliaio di metri cubi di acqua all’anno, ma i lavoratori vengono considerati solo come ruota di scorta. Da tempo abbiamo notato un accanimento nel voler ridurre unilateralmente diverse indennità previste dal contratto nazionale e oggi, per gli stipendi mancanti, facciamo fatica a credere alle difficoltà rappresentate in ragione della mancanza di liquidità se pensiamo che vi sono altri clienti importanti a cui è assicurata la fornitura idrica di acqua per usi industriali, per esempio l’AQP, i Consorzi di Bonifica, eccetera”. Insomma, dopo anni di proclami e promesse, alla Regione Puglia bisogna darsi una mossa per risolvere un problema che dura da quarant’anni, vale a dire dalla soppressione decisa nel 1979. Un record negativo da far drizzare i capelli, colpa di quella ‘”..politica assente per lo spreco di intelligenza delle risorse umane oltre che economiche, atteso che mancano gli stipendi ma si affidano incarichi per consulenze faraoniche ad esterni”, come rimarcano da Flai/Cgil. Cosa fare, allora? Di certo non si può restare inerti di fronte a una situazione insostenibile “…fatta di vuoti e inosservanze di carattere normativo”, conclude Gagliardi. Che intende passare a vie di fatto richiedendo ai vertici Eipli/Puglia/Campania/Basilicata l’assunzione di impegni certi, non solo per salvaguardare i livelli occupazionali, ma anche per assicurare al territorio e alle sue produzioni un livello minimo di programmazione  per la disponibilità della risorsa acqua.

Francesco De Martino

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