Moro si allontana, Ciano e Moncini gli obiettivi
22 Giugno 2022
Siccità e crisi idrica iniziano a preoccupare anche l’agricoltura pugliese
22 Giugno 2022

Ionut Rada: “Il calcio è la mia vita. Bari è stata la mia Champions”

Calciatore a volte si nasce sin dai primi passi, uno nato nel 1982 qualche giorno prima della vittoria italiana al Mondiale, col mito di Gheorge Hagi, il Maradona dei Carpazi, sicuramente senza nulla togliere alle altre stelle della Romania, il più grande calciatore della storia rumena che ha vestito le maglie gloriose di Real Madrid e Barca, non puoi che essere una sorta di predestinato, ed è il caso di Ionut Rada, oggi ex calciatore ma che insegna calcio ai ragazzini più sfortunati e fa anche l’opinionista per tv nazionali, commentando sia la Nazionale e i club più quotati. Rada, dalla pandemia circa ha avviato una piattaforma molto seguita “The Rada Way” che l’ha soprannominata la strada della mia vita e lui ha sempre sostenuto a tal riguardo “voglio trasmettere le mie esperienze da atleta e far capire alla gente l’importanza di fare sport e i benefici che dona alla mente e corpo. Lo sport dona disciplina e benessere interiore e per il corpo. Voglio trasmetterlo a tutti facendo capire tutti i benefici dell’attività fisica. Ovviamente parlo e spiego l’importanza dello sport a tutte le fasce di età come ho fatto nel mio libro autobiografico. Vado nelle scuole e cerco di creare eventi per la comunità, in collaborazione con esperti, nutrizionisti e raccontando le mie esperienze ed offrendo qualche consiglio”. Il suo libro si intitola: “Vreau Sa Ioc Ionut Rada” che letteralmente significa “Voglio interpretare Rada”.

Come è nata l’idea di quest’opera su di te?

“Il libro è già acquistabile in rumeno, spero presto si potrà farlo anche con la versione in italiano perché ho tante richieste. E’ partito tutto da un mio ex compagno di squadra, nel 2010 ai tempi del Al – Nasr in Arabia Saudita, all’epoca ho giocato con un grande centravanti ecuadoregno che gioca ancora, Carlo Tenorio. Eravamo compagni di squadra e lo vedevo scrivere su un diario, e mi disse che i ricordi vanno segnati affinché possano restare. Di lì, mi son detto perché non farlo pure io, nel riportare le emozioni e tutto quello che ruotava attorno al mondo che ho avuto la fortuna di vivere. Sotto pandemia ho fatto vedere la mia proposto agli editori che hanno gradito e quelli che erano pensieri individuali, li ho messi a disposizione di tutti, di una comunità intera, per giovani calciatori che si avviano al professionismo e sognano come ha fatto il sottoscritto di arrivare a giocare in stadio storici e soprattutto piazze calde che amano il calcio come il sottoscritto. Il libro sarà in vendita dal primo luglio”.

Ci traduci il titolo del libro e cosa c’è dietro questo tuo progetto ed opera?

“La traduzione esatta del libro è “Voglio giocare” perché mi rappresenta. Amo il calcio da bambino ed è stato difficile appender le scarpe al chiodo. Ho lasciato tante volte la mia famiglia per esperienze fuori, persino con la mia compagna incinta accettai il sogno di una vita di venire a giocare a calcio in Italia. Ho fatto tanti sacrifici per il pallone ed il libro è una storia di vita ed io sono stato molto fortunato ad avere al mio fianco la persona giusta. E’ facile cadere nei vizi, perché capita a molti e la vita di un calciatore professionista a molti livelli ti dà molti agi, spetta a te non perderti”.

A un certo punto della tua carriera calcistica sei arrivato a Bari, ne parli nel tuo libro?

“Mi viene da ridere, perché amo Bari e la Puglia. Come non avrei potuto parlare di Bari e le sue bellezze. Sono innamorato di questa città e di un tifo da serie A. Ho detto e ribadisco, pur avendoci giocato in Champions in Romania, farlo a Bari è stato come essere stato in quella competizione. Abbiamo lottato per un grande obiettivo sfumato all’ultimo con il playoff perso col Novara, ma giocare con una carica di oltre 40 mila è da fiaba. Faccio riferimento anche ad una trasferta in quel di Cesena dove i baresi ci seguirono in 5 mila, in serie B. Al di là della promozione mancata resta un’esperienza fantastica, dall’inno cantato da Sabino Bartoli dal vivo a Bari –Novara, all’aver condiviso tale percorso con i miei compagni e tecnici avuti. Anzi di recente avevo messo un video che cantavo i cori della tifoseria biancorossa perché mi mancava”

Gol da Champions con il Clujj all’Olimpico contro la Roma, non capitano tutti giorni…

“Prima di quel gol passato alla storia, ero stato dieci anni prima ma senza giocarci ed assistendo ad uno stadio così pieno. Sarei ipocrita se dicessi, che non mi ero ripromesso per tornarci e giocarci. Quando ci sono tornato ho anche fatto gol, è stata una gioia unica. Ho sempre giocato per divertirmi, pur essendo un lavoro, ma lo dico anche ai giovani, che li vedo costantemente messi sotto pressione da tecnici, presidenti e genitori soprattutto. Loro devono poter sognare ma vanno lasciati più liberi di esprimersi. Sicuramente se vogliono arrivare in alto, devono essere perseveranti e non accontentarsi, ma i condizionamenti sono fatali”.

Il tuo calciatore preferito?

“Il nostro Maradona dei Carpazi, Hagi. Lo ho seguito dai suoi inizi, al Barcellona, Galatasaray, con la Nazionale rumena.  Un giocatore completo e leader che ha fatto la storia della nostra nazionale e calcio. Ho avuto la fortuna di essere allenato da lui, quando allenava lo Steaua Bucarest, è stato fonte di ispirazione e miglioramento per la mia carriera. Sentirlo parlare ed insegnare calcio è un piacere, è un maestro”.

The Rada way…

“Se si parla oggi di me, si riconduce al “The Rada way”, sono i miei tre accenti: educazione, disciplina ed importanza nello sport come nella vita quotidiana. Il mio brand viene dopo la forma di allenamento stesso e con il libro è una sorta di chiusura di questo cerchio. Ci tengo a sottolineare che ho aperto una scuola di calcio che vanta circa una trentina di bambini, orfani o che vengono da situazioni di recupero e noi cerchiamo di integrarli con il calcio. Da un po’ di tempo, poi sono opinionista e match analyst per le gare della Nazionale rumena e le partite di Champions”.

L’augurio che fai al tuo Bari che il 13 agosto torna a debuttare nel campionato cadetto

“L’augurio che in B sia solo di passaggio perché la A è la casa del Bari e della sua piazza. In ogni caso la prossima B sarà molto competitiva e dura. Però spinti dallo zoccolo dalla tifoseria e dalla società che ha progetti ambiziosi, step by step, torneranno dove compete alla città di Bari e mi piacerebbe rivedere il San Nicola pieno da spettatore”.

Ultima chiosa su un grande condottiero, poco apprezzato però a Bari, Davide Nicola

“Grazie di avermi fatto questa domanda, perché ne stavo per parlarne. Nel mio libro c’è un ringraziamento anche per lui, per gli insegnamenti che mi ha dato nel breve periodo che lo ha avuto. Quest’anno ha fatto qualcosa di straordinario, forse avrebbe meritato di potersi giocare le sue chance, ma il calcio è così non ti dà il tempo ed a pagare per primi sono gli allenatori. Io con lui non ho giocato molto, ma si è comportato da uomo e mi ha aiutato sotto tutti i punti di vista. Grazie Davide Nicola”.

M.I.

 

 334 total views,  1 views today

Condividi sui Social!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *