Cultura e Spettacoli

Irrazionale e impulsivo: Cleonimo il perdente

 

In precedenza assoldato per combattere al servizio dei tarantini contro lucani e romani, Cleonimo, principe spartano, sbarcò nel 302 a.C. sulla costa adriatica presumibilmente all’altezza del sito dove oggi sorge Polignano a Mare. Di lì raggiunse Thuriae (l’odierna Turi), che occupò. Roma reagì inviando forze al comando del console Emilio (o del dittatore Bruto) e Cleonimo dovette abbandonare Thuriae. Così Tito Livio nel secondo Libro del suo ‘Ab urbe condita’, senza specificare se la ritirata di Cleonimo fu conseguenza di uno scontro o scelta squisitamente tattica. Il condottiero spartano, allora, riprese il mare e si spinse a nord. Risalito il Medoaco (l’attuale Brenta) raggiunse Patavium (Padova), Dopo le prime razzie fu pesantemente sconfitto dalla ‘juventus patavina’ (l’espressione di Livio fa pensare a forze raccogliticce composte da giovani) e costretto a riprendere il mare con appena un quinto degli uomini con cui era partito. Dopo di che Cleonimo rientrò a Sparta, dove gli vennero affidati altri incarichi. Ma nel 275, lasciò la città e si mise al servizio di Pirro, che lo mandò ad invadere il Peloponneso, dietro la promessa del trono di Sparta. L’impresa fallì. Dopo la morte di Pirro, avvenuta nel 272, non si hanno più notizie di Cleonimo ; forse morì in esilio. L’Italia non era la terra destinata a portare fortuna al principe spartano. Cleonimo avrebbe dovuto capirlo già prima di sbarcare in Puglia. La storia di quest’uomo di sangue blu è emblematica di come la natura impulsiva e violenta rema regolarmente contro l’uomo di potere o di chi allo stesso ambisce. Per via del carattere rissoso Cleonimo fu escluso dalla successione al trono del padre e quando Taranto, minacciata da Lucani e Romani chiese aiuto a Sparta, ben volentieri gli spartani si liberarono di lui mettendolo a capo di un’armata. Sbarcato a Taranto con 5mila mercenari della Laconia, Cleonimo raccolse attorno a sé un esercito di ventimila fanti e duemila cavalli. Tanta minaccia bastò a tenere a freno i nemici. Il principe spartano ne approfittò allora per occupare Metaponto.  Poi, quando sembrava pronto ad attaccare la Sicilia, improvvisamente spostò le sue forze su Corcira (Corfù), che invase. La cosa non piacque a Taranto e ai suoi alleati italioti, che si staccarono da lui. Irrazionale e imprevedibile come sempre, Cleonimo si voltò allora contro gli ex alleati mettendo piede in Puglia, questa volta dalla parte Adriatica. Forse faceva affidamento sull’interessata inerzia di Roma, che invece – come abbiamo visto – inviò truppe. Fu così che il principe fece fagotto per andare altrove a rimediare ulteriori bastonate. Cleonimo passò in questo modo alla Storia come uomo senza disciplina, istintivo e inaffidabile. Un perdente. – Nell’immagine, un’illustrazione di Luca Tarlazzi.

Italo Interesse

 

 


Pubblicato il 8 Maggio 2018

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