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Istituto Oncologico nella bufera: troppe ombre sulla sua gestione

Chiarire immediatamente le varie problematiche che affliggono l’Istituto di ricerca e cure “Giovanni Paolo II”, ospedale oncologico di Bari. Prima di tutto perché si tratta di un centro specialistico per la cura di malattie sovente molto gravi e perché è assurdo sottoporre ad ulteriori disagi chi già soffre di tali patologie. E’ quanto è tornato a denunciare Gianni Stea, consigliere alla Regione Puglia per il gruppo Ap-Ncd-Lista Schittulli che ha chiesto con orza l’immediato intervento del presidente Michele Emiliano. “A maggior ragione dopo alcune dichiarazioni in risposta alle denunce mie, di alcune sigle sindacali, e delle associazioni dei parenti degli ammalati. Risposte, quelle pervenute dal ‘management’ dell’ospedale che sarebbero ridicole, ma diventano obbligatoriamente drammatiche dal momento che siamo in presenza di prestazioni che dovrebbero essere erogate ad ammalati di cancro, pazienti spesso alle prese con enormi sofferenze, costrette a fare i conti con la totale disorganizzazione che regna nell’ospedale. Per questo chiedo nuovamente, sperando in una risposta soddisfacente, al presidente della Regione, con delega alla sanità, Michele Emiliano, un intervento immediato per quanto di sua competenza a tutela dei livelli assistenziali e di quelli, altrettanto fondamentali, della dignità umana di chi soffre di tali gravi patologie”. Conclude Stea: “Resta la totale delusione e la grande preoccupazione dal momento che tanto il direttore scientifico dell’Oncologico di Bari, quanto il direttore generale, nelle dichiarazioni a mezzo stampa – tralasciano le inutili e dannose prese di posizione lesive degli ammalati, dei loro parenti e, in generale del personale dell’ospedale – di fatto ammettono punto per punto tutte le drammatiche mancanze finora denunciate, nascondendosi però dietro il tipico gioco italico dello scaricabarile. A questo punto una curiosità sorge spontanea: in un Irccs Oncologico che di fatto funziona a metà, dove mancano apparecchiature essenziali per la diagnostica e la fase terapeutica, quali sono questi misteriosi obiettivi raggiunti, per i quali – con determina 387 del 23/07/2015 adottata dall’Area gestione risorse umane – è stata liquidata a favore del direttore generale, una quota integrativa al trattamento economico pari a 17.948,47, oltre ad altri oneri a carico dell’Ente?”. Negli ultimi tre anni, le scelte della direzione generale dell’Oncologico di Bari, forse finalizzate alla fusione del ‘Giovanni Paolo II’ col Policlinico di Bari, voce sempre più insistente nell’ambiente dell’Oncologico stesso, hanno sfigurato l’organizzazione dell’Istituto allocato nell’ex sanatorio ‘Cotugno’ di Poggiofranco. Andando a ledere, come hanno ripetuto in molti nei mesi scorsi, i suoi connotati scientifici che rappresentano un’eccellenza, da più parti riconosciuta.
L’Istituto svolge sia attività di ricerca, finanziata con fondi ministeriali, che attività di ricovero, appannaggio della Regione. I fondi stanziati per ognuna delle due sfere non possono interferire tra di essi. A rafforzare l’ipotesi di un tentativo di fondere le due realtà, vi è anche il fatto che il direttore Generale, Antonio Quaranta, è stato in passato direttore dell’istituto universitario ORL del Policlinico di Bari e Preside emerito della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Bari.
E invece l’Oncologico deve restare polo di riferimento essenziale, non solo per i pugliesi ma per tutto il Sud Italia, essendo “…l’unico oltre a quello di Napoli ad essere specializzato in Oncologia”, come hanno ripetuto con forza anche i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle. Pronti a ricordare come dal 2012 con la nuova direzione generale, si è proceduto prima ad una riorganizzazione delle strutture che ha penalizzato le colonne portanti di tutto l’impianto diagnostico e terapeutico dell’Oncologia clinica e poi ad un utilizzo di fondi ministeriali per la ricerca per finanziare l’assistenza. Spicca tra le altre cose, vale la pena di ricordarlo, il tentativo di acquistare un robot chirurgico con quei fondi, senza prima aver provveduto a fornire, come invece si dovrebbe fare, un progetto di ricerca.La penalizzazione del settore scientifico è proseguita con la decisione di cambiare ben 5 direttori scientifici in soli tre anni. Al quinto Direttore Scientifico addirittura è toccato, poco prima del suo insediamento vedersi disporre, come denunciato da una nota sindacale, una precipitosa rimodulazione strutturale degli uffici amministrativi (sono tuttora visibili nel giardino dell’Istituto ammassi di calcinacci e detriti di risulta da demolizione muraria giacenti da giorni) affinché tutti gli ambienti storicamente dedicati alla direzione scientifica fossero trasferiti in altra sede, senza delibera o gara o autorizzazioni Asl.
Il tutto nel silenzio quasi unanime del Comitato di Ispezione e Verifica che dovrebbe (come denunciato anche sulle colonne di questo giornale) effettuare attività di controllo sul Direttore Generale.Ma anche nella nuova Regione su gestione e, soprattutto, futuro dell’Istituto Oncologico di Bari regnano silenzi, ombre e disegni poco chiari…

Francesco De Martino


Pubblicato il 5 Settembre 2015

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