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“Italia Olivicola” fa appello al governo Conte per la marginalizzazione dell’Italia nel Coi

Una delle più importati associazioni rappresentative degli olivicoltori nazionali, “Italia Olivicola”, ha sollecitato ilGoverno “giallo-verde”, guidato dal pugliese Giuseppe Conte, a protestare con forza contro le scandalose nomine al Coi (Comitato oleicolo internazionale), che è deflagrato dopo la protesta ufficiale di Israele per essere stata ingiustamente esclusa delle votazioni dei vertici dell’importante Organo di coordinamento internazionale tra le maggiori nazioni produttrici di olio di oliva nel mondo. “Lo scandalo internazionale – ha commentato in una nota il presidente bitontino di “Italia Olivicola”, Gennaro Sicolo, – ormai deflagrato delle nomine al Consiglio Oleicolo Internazionale rappresenta un grave schiaffo ad un Paese amico come Israele, ma anche agli interessi del nostro Paese, i cui diritti erano stati già calpestati dal mancato rispetto dell’accordo che prevedeva la presenza di un italiano come direttore esecutivo” del Comitato, spiegando che le manovre che hanno portato, a giugno scorso, all’esclusione di Israele dai lavori di Marrakesh per l’elezione dei vertici del Consiglio Oleicolo Internazionale sono state una sorta di ritorsione, “perché – ha rilevato inoltre Sicolo –  lo stesso Paese aveva annunciato l’intenzione di porre il veto alla riconferma dei vertici uscenti”. Con la conseguenza – per il presidente di “Italia Olivicola” – che, certificando la gravità di una simile condotta, dimostra “come l’asse Spagna – Tunisia sia disposto a tutto pur di mantenere il controllo ed il predominio”  sulle regole che disciplinano a livello internazionale il mercato mondiale degli oli d’oliva. “E, – ha aggiunto Sicolo – stando alle cronache della stampa italiana (Italia Oggi, ndr) ed internazionale, spiace constatare come, a quanto pare, anche qualche alto funzionario dell’Unione europea possa essersi prestato a questo giochetto”. Infatti, proseguendo, il presidente pugliese dell’importante unione di produttori italiani di olio d’oliva ha dichiarato: “Da mesi avevamo denunciato tutto questo e siamo stati l’unica sentinella in Italia, non perché avessimo pregiudizi verso le persone, ma perché ritenevamo e riteniamo che sia giunta l’ora di intraprendere a livello internazionale una politica olivicola legata alla qualità dell’olio extravergine d’oliva, senza mettere più in discussione conquiste – come il panel test – che tutelano produttori e consumatori”. Pertanto, il presidente di “Italia Olivicola” ha concluso le sue esternazioni di protesta con l’auspicio che“si faccia chiarezza su questa vicenda oscura e che l’Italia faccia sentire forte la sua voce in ogni sede, attraverso i massimi rappresentanti del nostro Governo, per ottenere quanto legittimamente ci spetta e per tutelare gli interessi dell’olivicoltura italiana, che fa della qualità la propria principale bandiera”.“Quella stessa qualità – ha sottolineato in fine Sicolo – riconosciuta ed apprezzata in tutto il mondo ed attorno alla quale poter costruire un’alleanza sana con tutti i Paesi produttori che ne riconoscono il grande ed inestimabile valore”. Però, ad essere chiamato in causa direttamente dalle affermazioni di Sicolo è il nostro ministro alle Politiche agro-alimentari e forestali, il leghista Gian Marco Centinaio, che dall’interno del Governo “giallo-verde” compete intervenire sia per quanto riguarda le rivendicazioni di rispetto degli accordi internazionali con altri Paesi aderenti al Coi, sia per protestare dell’esclusione di Israele dalla recente assemblea di Marrakesh che ha nominato i nuovi vertici del sodalizio internazionale per le “regole” sugli oli extravergini di oliva e sulle olive da tavola. Infatti l’Italia, è insieme a Spagna, Grecia e Portogallo, tra i Paesi di testa fra le 12 nazioni chenel 1959 hanno costituito a Madrid, sotto l’alto patrocinio dell’Onu (Organizzazione delle nazioni unite), l’unica Organizzazione intergovernativa mondiale nel settore dell’olio di oliva e delle olive da tavola.Ma, a quanto pare, attualmente la preminente posizione italiana all’interno del Coi sembrerebbe alquanto marinale e marginalizzata, a causa dei prevalenti accordi interni tra altri Paesi membri, quali Spagna, Marocco e Tunisia, che da tempo ormai hanno anche preponderante in detto Organo proprio in virtù delle rispettive accresciute produzioni di olive e, quindi, di olio. Infatti, alla luce di un recente comunicato di Coldiretti Puglia, a firma del presidente Savino Muraglia, intere linee di produzione di numerosi frantoi presenti provincia di Lecce sono state vendute
all’estero, più in particolare in Marocco e Tunisia, a causa del colpo durissimo inferto alla filiera olivicola pugliese, stretta tra le beghe dei reimpianti e il calo della produzione che ha praticamente azzerato l’attività degli impianti salentini di trasformazione olivicola. E per questo che, secondo quanto dichiara Muraglia, “serve un cambio di passo (ndr – in Puglia), serve determinazione e responsabilità per non distruggere definitivamente la fabbrica green italiana che produce oltre il 50% dell’olio ‘Made in Italy’ ”. “E’ un cane che si morde la coda, – ha inoltre evidenziato il presidente di Coldiretti Puglia – se gli agricoltori non reimpiantano, non producono olive e i frantoi muoiono”. Perché – ha chiarito Muraglia – “se i frantoi muoiono, quando e se ci saranno nuovamente olive non ci saranno più impianti di trasformazione”. Perciò – ha commentato ancora Muraglia – “è inaudito che le Istituzioni non riescano ancora a trovare la quadra, con misure precise e definitive, mentre il mondo olivicolo in Salento vive in uno stato di confusione, sconforto, disperazione e abbandono”. Intanto, nel 2019 sono aumentate di 13 volte le importazioni di olio d’oliva dal Marocco, con l’addio a ben 6 bottiglie di extravergine ‘Made in Italy’ su 10 presenti sugli scaffali della Gdo (Grande distribuzione organizzata), per effetto del crollo in Puglia del 65%, con punte fino anche all’80%, della produzione di olive. Però, nonostante ciò, la “musica non cambia” in Puglia, non soltanto da parte dei “musicisti” regionali, ma anche nelle “scene” con gli “attori” e le “comparse”.

 

Giuseppe Palella

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