I Lions Bisceglie sprecano troppo al tiro, in gara 3 la spunta Senigallia
21 Maggio 2022
I predoni non lasciarono una pietra
21 Maggio 2022

Italiani brava gente?

Nel 2005 l’editore Pozza dava alle stampe un libro di Angelo Del Boca, ‘Italiani brava gente?’, un testo assai critico verso il mito dell’italiano bonaccione e innocuo, tutto pizza e mandolino (il titolo riprende – con sfumatura ironica – quello di un famoso film degli anni sessanta, ‘Italiani, brava gente’, diretto da Giuseppe Masellis). Nel suo libro Del Boca demolisce quel mito alla luce di documenti finalmente desecretati. ‘Italiani brava gente?’ ripercorre la storia nazionale in una sorta di libro ‘nero’ nel quale si denunciano gli episodi di guerra taciuti, rimossi o negati e che vanno dalle stragi della guerra di brigantaggio ai massacri compiuti in Cina nella campagna contro i boxer, dalle deportazione e agli eccidi in Libia a partire dal 1911 sino alle più recenti ‘prodezze’ in fatto di guerra preventiva in Somalia e nei Balcani. Non poteva mancare nel libro di Del Boca un capitolo dedicato alla carneficina di Debrà Libanòs del 21 maggio 1937. Quest’ultima ‘prodezza’ dell’Italia fascista ebbe luogo nel maggiore centro religioso copto dell’Etiopia (vedi immagine). Appena dopo la sua nomina a Viceré d’Etiopia, Rodolfo Graziani fu vittima di un attentato il 19 febbraio 1937. Sfuggito alla morte, il generale ordinò una durissima e brutale repressione. Essa toccò l’acme a Debrà Libanòs, dove l’innocente comunità religiosa fu massacrata, sotto l’accusa (fasulla) d’aver aizzato gli attentatori. I morti dichiarati dall’autorità fascista assommano a 449, ma studi recenti ritengono che sotto il fuoco delle mitragliatrici a Debrà Libanòs non caddero solo i  diaconi ma pure civili, insegnanti e studenti di teologia, per cui il numero degli uccisi salirebbe a 2033… Dopo la denuncia di Del Boca, quest’altra pagina nera della storia del Regno d’Italia è stata riaperta nel 2017 da Roberto Abbiati, autore e interprete di ‘Debra Libanos’, uno spettacolo teatrale prodotto da Teatro degli Incamminati. A ottobre dello stesso anno, il lavoro di Abbiati fu portato in scena alla Vallisa in apertura di ‘Il peso della farfalla’, la rassegna diretta da Clarissa Veronico per l’associazione Punti Cospicui. Basato sulle memorie di un telegrafista del Regio Esercito testimone dei fatti e per le cui mani passarono ordini di sterminio e succinti resoconti d’adempiuto dovere, il lavoro vedeva Abbiati nelle vesti di un cantastorie sfuggito alla strage e costretto a travestirsi da clown per poterne tramandare la memoria (nella primordiale Etiopia degli anni trenta la memoria storica era affidata più ai cantastorie che ai libri o ai media)… E’ il caso di aggiungere che di recente gli Etiopi hanno rimosso il monumento che ricordava la strage di Debrà Libanòs sulla base di una semplice considerazione : Se quel ‘gesto’ è stato perdonato, non ha più senso un monumento che grida vendetta.

Italo Interesse

 269 total views,  1 views today

Condividi sui Social!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *