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L’ importanza del passaggio generazionale

Oggi la Rubrica Economica ha il piacere di ospitare Prof. avv. Domenico Costantino, docente di Diritto di Famiglia e Diritto Privato, presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, autore di pubblicazioni – anche monografiche – e relatore a convegni, avvocato innanzi alle magistrature Superiori. Componente del direttivo della Camera Civile di Bari, coordinatore della clinica legale Famiglie e minori, componente della commissione per l’attività scolastica FIGC.
Cosa si intende per passaggio generazionale?
Il passaggio generazionale è quel processo che consente il trasferimento della titolarità di rapporti e diritti patrimoniali da una generazione all’altra. È importante inquadrare il passaggio generazionale piuttosto che come una singola fase, come un processo che esige una valutazione di opportunità e della capacità dei successori. Predisporre il passaggio generazionale aiuta ad affrontare le conseguenze di un evento imprevedibile ed improvviso. In questo contesto, pensare al futuro è un modo per conservare e sviluppare il passato. L’imprenditore, che si trova ad affrontare il primo passaggio generazionale, va incontro a difficoltà, sia di carattere patrimoniale, sia di carattere psicologico. Il passaggio delle consegne diviene pertanto difficoltoso da gestire proprio perché non esiste una figura alternativa che possieda le medesime capacità storiche e sia ritenuta in grado di assumere le responsabilità che, da sempre, sono spettate unicamente al fondatore. Il passaggio generazionale mira all’interesse della famiglia, per salvaguardarlo ed anteporlo a quello di terzi.
Quindi è una questione di impresa e di famiglia?
Sa cos’è. Famiglia ed impresa è un ossimoro. La prima, la famiglia, è l’unica formazione sociale dove ciascuno dei membri da ciò che ha e riceve dall’altro quanto quest’ultimo è in grado di dare. Nella seconda, l’impresa, si dà e riceve secondo regole ben precise che riflettono l’investimento ed il rischio assunti da ciascuna parte. L’una caratterizzata da gratuità, l’altra dallo scopo di lucro.
E quindi, prima di arrivare a discutere delle prospettive future, dobbiamo proprio partire dalla famiglia.
La Costituzione definisce la famiglia come una società naturale fondata sul matrimonio.
Ma sgombriamo il campo dai primi equivoci. L’amore non può essere la nostra chiave di lettura.
Semplicemente perché non si può costringere nessuno ad amare. Le disposizioni prescrittive che chiamiamo giuridiche non possono avere questi effetti, semplicemente perché l’amore non tollera manovre o manipolazioni; anzi le contraddice, e perciò è incoercibile.
In altre parole se ci liberiamo dall’idea che la disciplina giuridica dei rapporti familiari promana dagli dei, allora diventa chiaro che ogni norma che regola la condotta dei coniugi tra loro e nei riguardi dei figli è una creazione degli uomini. Da queste banali considerazioni derivano conseguenze sul piano interpretativo che non sarebbe giusto ignorare.
Ebbene, sappiamo e teniamo conto che la ratio di queste norme, ovvero funzione, scopo, può essere soltanto di indurre ad amare, non di costringere ad amare. Le norme possono soltanto, e dunque devono essere interpretate ed applicate nel senso di indicare un percorso, un sentiero, una modalità; ma non possono, e dunque non devono essere interpretate ed applicate nel senso di realizzare gli interessi che prendono in considerazione.
Dall’altro lato c’è l’impresa.  Secondo il codice civile è imprenditore chi esercita un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o servizi.
Ma l’attività d’impresa è cambiata. Un imprenditore oggi deve necessariamente avere direttamente o indirettamente competenze che possono sembrare ad un primo sguardo non strettamente necessarie. Invero il mutamento della società e delle persone, e dunque del mercato, impone di considerare che non è sufficiente la conoscenza della sola “attività” cosi come esercitata ed organizzata in passato.
Le sfide con le quali deve confrontarsi l’imprenditore sono rappresentate dall’internazionalizzazione, intesa pro­cesso attra­verso il quale le imprese si aprono a nuovi mer­cati esteri, instau­rando rap­porti con altre aziende, con­su­ma­tori e isti­tu­zioni ope­ranti in quei ter­ri­tori, allo scopo di ven­dere, pro­durre, acqui­stare mate­rie prime, o tro­vare nuove fonti di finan­zia­mento,  ma anche come protezione nei confronti dei prodotti importati e commercializzati,  dalla responsabilità sociale d’impresa, come autonoma e volontaria sottoposizione delle società ad un modello di comportamento più rigido delle imposizioni di fonte normativa attraverso l’adozione di codici etici e di vari standard di comportamento, dalla sostenibilità ambientale, le PMI ricoprono un ruolo centrale ai fini dell’effettivo raggiungimento dei Sustainable Development Goals delle Nazioni Unite per il 2030, in quanto driver principale dello sviluppo economico.
 
Quali sono gli strumenti o come affrontarlo?
Il diritto regola i rapporti tra le persone. Che siano di natura personale o patrimoniale.  Al tempo stesso fornisce una serie di strumenti diretti a tutelare interessi meritevoli.  E così in funzione delle esigenze e della struttura dell’impresa l’ordinamento giuridico consente l’utilizzo di una molteplicità di strumenti. Dal family buy out che attribuisce la facoltà di uscita dall’impresa di famiglia a quei soci/successori che, per qualunque ragione, non intendono più farne parte, senza che ciò modifichi la struttura proprietaria o di controllo preesistente. Si tratta di uno strumento che attraverso la costituzione di una società-veicolo, capitalizzata con mezzi propri e/o finanziamenti bancari, procede all’acquisto delle azioni/quote della società target. Successivamente all’acquisizione, si procede alla fusione per incorporazione della società target nella società-veicolo. I finanziamenti bancari ottenuti sono poi rimborsati dalla società risultante dalla fusione con il  cashflow generato dal business dell’originaria società-target. Al leasing finanziario che si realizza attraverso la scissione tra usufrutto e nuda proprietà. Tale scissione consente di scomporre i diritti amministrativi da quelli patrimoniali delle azioni, così da attribuire diritti diversi in funzione delle capacità e degli interessi dei discendenti. Nell’ambito della separazione tra titolarità e gestione ci sono una serie di strumenti quali il trust – in forza del quale determinati beni o diritti sono sottoposti al controllo del trustee affinché quest’ultimo li amministri-, le società in accomandita per azioni -con le quali è possibile distinguere la figura del socio accomandante e del socio accomandatario, il primo poco coinvolto e limitatamente responsabile, il secondo amministratore-, i patrimoni destinati ad uno specifico affare  -consentono all’imprenditore di vincolare determinati beni e rapporti patrimoniali.
Infine va citato anche il patto di famiglia con il quale l’imprenditore può trasferire in vita l’impresa ad uno solo dei discendenti e liquidare contestualmente gli altri una quota pari alla quota di legittima.
 
 
Per concludere?
La successione generazionale è certamente un problema di conservazione e adeguamento dell’impresa ma anche una questione di famiglia. Per garantire la competitività dell’impresa è necessario programmare per tempo ed in modo strategico il passaggio di consegne tra l’imprenditore ed il discendente o i discendenti, valutandone con attenzione i principali rischi e le potenziali opportunità.
Il passaggio generazionale è, infatti, un processo pluriennale in cui entrano in gioco numerosi fattori giuridici, senza poi trascurare i rapporti psicologici tra le persone coinvolte che vedranno sovrapporsi la realtà familiare con quella aziendale.
A tal proposito, è opportuna, affinché il passaggio generazionale sia vantaggioso, una gestione consapevole del proprio patrimonio e un’attenta analisi circa le capacità dei possibili successori.
Tutto ciò va portato avanti tenendo conto della cornice giuridica composta da regole familiari e successorie, civilistiche e societarie, nonché dell’impatto fiscale. In tale prospettiva la collaborazione con esperti delle rispettive discipline è opportuna, se non necessaria.
Alessandro Latorre

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