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La ‘battaglia’ contro la “Newo” per l’inceneritore si è spostata provvisoriamente nell’Asi

 

Dopo il “No”, a giugno scorso, del Cda del consorzio Asi (Area di Sviluppo industriale) di Bari alla cessione definitiva del suolo per la costruzione dell’inceneritore ad ossi combustione che la società foggiana “Newo Spa” della famiglia Chirò vuole realizzare nella zona industriale di Bari, a ridosso di popolosi quartieri di Modugno e Bari, oltre che a pochi chilometri da altri Comuni con già notevoli problemi di inquinamento ambientale (vedi Palo del Colle e Bitonto), ora è stata anche l’Assemblea dei soci dell’Asi a rifiutare la stipula di vendita dell’area per tale uso. E nonostante il preliminare del 2016, con cui la “Newo” si era assicurata l’acquisto con il versamento di una caparra di 800mila Euro all’Asi, da scomputare dal prezzo pattuito quando avrebbe conseguito tutte le autorizzazioni amministrative per la costruzione dell’impianto e la sua messa in esercizio, il consorzio Asi non intende procedere alla cessione di quel suolo senza aver prima conosciuto l’esito dei ricorsi al Tar Puglia dei Comuni di Modugno e Bari, dell’Aro Ba 2 e del ricorso gerarchico al Presidente della Repubblica del Comune di Bitonto contro la determina dirigenziale con cui la Regione Puglia, lo scorso 26 gennaio, ha concesso alla “Newo” l’Aia, ossia l’Autorizzazione integrata ambientale con cui la società della famiglia Chirò può procedere alla realizzazione dell’impianto sperimentale di smaltimento di rifiuti solidi, pericolosi e non, nella zona industriale di Bari, per l’esattezza in via Corigliano. Un impianto, quello proposto dalla “Newo”, che nel 2016 dalla Regione Puglia ha anche ottenuto l’approvazione ad un contributo finanziario a fondo perduto di circa 11 milioni di Euro, a fronte di un investimento complessivo da parte della società realizzatrice di circa 20 milioni di Euro. La “battaglia” contro l’inceneritore della “Newo” – come si ricorderà – è stata iniziata da principio dal Comune di Modugno, ossia da quando sono giunte sul tavolo del sindaco Nicola Magrone le prime richieste di pare all’impianto, a cui si sono poi uniti, successivamente alla concessione dell’Aia da parte della Regione ed alle proteste di numerose associazioni ambientaliste locali, altri Comuni del nord barese, che potrebbero essere danneggiati dalla potenziale pericolosità di quell’impianto, e l’Aro Bari 2. Ed è stato così che la “questione” si è evoluta in contenzioso tra le Amministrazioni comunali che contestano alla Regione il rilascio dell’Aia alla “Newo” per quell’impianto e la stessa società che, forte dell’autorizzazione regionale e del contratto preliminare per l’acquisizione dell’area su cui è stato progettato quell’impianto, intende procedere con l’avvio di tutte le attività programmate, per realizzare il progettato e finanziato inceneritore ad ossi combustone nella zona industriale di Bari. Però, nelle more del giudizio pendete dinanzi al Tar Puglia, oltre che del ricorso al Capo dello Stato del Comune di Bitonto, la “battaglia” dei Comuni protestatari contro l’inceneritore barese della “Newo” si è spostata all’interno dell’Asi di Bari, per bloccare la cessione del suolo su cui è prevista la costruzione dell’impianto. Ed il cda dell’Asi, dopo un primo ed alquanto controverso rifiuto di aderire all’invito-diffida della “Newo” a stipulare la vendita definitiva del suolo impegnato nel 2016, ha spostato la questione all’Assemblea dei soci del Consorzio dell’area industriale barese, per mettersi evidentemente al riparo da possibili e, forse, probabili azioni di danno che la società della famiglia Chirò tenterà nei confronti dell’ente a seguito dell’inadempimento contrattuale o dei ritardi causati alla realizzazione dell’opera, qualora gli esiti dei contenziosi amministrativi dovessero essere ad essa favorevoli. Intanto, si legge, tra l’altro, nel verbale dell’Assemblea dei soci Asi: “all’unanimità dei presenti si  invita il CdA a non procedere alla stipula del contratto di cessione definitiva del suolo con la Newo SpA, rinviando ogni ulteriore decisione agli esiti delle pronunce sia giudiziarie – visti i ricorsi al Tar e al Capo dello Stato – che amministrative”.E ciò, per il sindaco di Modugno, “è il giusto risultato  che ci attendevamo oggi dall’Asi, considerata la grande preoccupazione della società civile e della popolazione dei Comuni interessati dal progetto dell’inceneritore”. “Una preoccupazione – ha commentato inoltre Magrone -che ci ha indotti a chiedere con ricorsi al Tar l’annullamento delle autorizzazioni regionali date all’insediamento Newo”, sottolineando che l’Asi ha condiviso la nostra posizione con la quale abbiamo sempre sostenuto che fosse necessario aspettare i pronunciamenti del Tar prima di ogni altra valutazione sulla cessione del suolo alla Newo”. Sulla contrarietà alla cessione del suolo, insieme al Comune di Modugno hanno votato nell’assemblea dell’Asi anche i Comuni di Bari e Bitonto, e la Città Metropolitana di Bari.Modugno era rappresentato oggi in assemblea dall’assessore alle attività produttive, Danilo Sciannimanico, delegato dal sindaco Magrone.Ma sarà sufficiente l’ostruzionismo dell’Asi a bloccare la realizzazione di un progetto che forse non avrebbe dovuto neppure essere preso in considerazione o fermato prima, visto che a contestarlo ora è lo stesso Comune di Bari, che in precedenza ne ha favorito l’iter burocratico sia per la Via (Valutazione d’impatto ambientale)  che per la definitiva Autorizzazione amministrativa presso i competenti Uffici regionali, con un pare favorevole in Conferenza dei servizi? Un enigma difficile da spiegare per l’Amministrazione barese, ma non certo incomprensibile alla luce di ciò che è accaduto finora sulla vicenda inceneritore di via Corigliano che sul frontespizio dei progetti – a detta di qualche bene informato – riportava come soggetto attuatore la “Newo” dei Chirò, ma in collaborazione con “Amiu Spa”. Ossia la partecipata del Comune di Bari, che secondo il piano industriale sull’iniziativa avrebbe dovuto essere il principale, se non forse l’unico potenzialmente già acquisito cliente del proposto impianto speciale di incenerimento rifiuti. Ma questo è tutto un altro discorso.

 

Giuseppe Palella

 


Pubblicato il 29 Settembre 2018

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