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“La bellicosa gente di Japigia”

Stando al Mito, più d’un reduce della guerra di Troia si affacciò in Puglia. E’ il caso di Enea che mise piede sulle coste affacciate sul Canale d’Otranto e di Diomede che approdò sul Gargano. Ma è pure il caso di Menelao, di cui parla Licòfrone di Calcide, un poeta greco vissuto tra il IV e il III secolo a.C., nel suo ‘Alessandra’. E’ questo un poema di 1474 trimetri giambici che narra eventi diversi – la guerra di Troia e ciò che ne conseguì – tutti legati dalla voce vaticinante di Alessandra, la figlia di Priamo meglio nota come Cassandra ; la donna aveva avuto da Apollo, che di lei si era invaghito, il dono della profezia, ma, per non avere voluto cedere alle voglie del Dio, ne era stata condannata a non essere creduta. A proposito di Menelao, Alessandra ‘vede’ quanto segue : “E il marito, cui è rapita l’infausta moglie (Elena, n.d.r.), ne va in cerca… Vedrà egli innanzitutto gli scogli di Tifone… e i lidi degli Erembi… e la tomba di Adone bagnata dalle lacrime di Area… Vedrà poi campi irrigati d’acqua anche d’estate e la corrente dell’Asbisto… sulla nuda terra costretto a dormire assieme a bestie dall’olezzo nauseante. Ma tutto egli sopporterà per quella sfacciata donna di Laconia… e vagando qua e là giungerà presso la bellicosa gente di Japigia…” Eccolo, dunque, nelle odierne Puglie, fra gente forse non ostile ma forte e fiera, che in ogni momento offre l’impressione di far presto a prendere le armi per difendere il territorio. Questo carattere risoluto delle genti pugliesi è confermato da Orazio nell’Ode XXII del Libro I dei Carmina. L’ode è dedicata ad Aristio Fusco, grammatico e grande amico di Orazio. A lui, forse amante della città, si rivolge il poeta per raccontargli il piacere di comporre versi (per la bella Lalage “che ride e parla dolcemente”) vivendo all’aperto, a contatto con la natura, incurante di ogni pericolo :  “Chi è integro di vita e puro di colpe non ha bisogno né dell’arco, né della faretra colma di frecce avvelenate, o Fusco, sia che stia per viaggiare tra le Sirti infuocate o attraverso l’inospitale Caucaso… E infatti un lupo nel bosco sabino, mentre canto la mia Lalage… fugge me, inerme. Un mostro quale né la marziale Daunia nutre nei suoi vasti querceti né la terra di Giuba genera, arida nutrice di leoni.” Marziale Daunia, dice Orazio… I Dauni, che occupavano il Gargano e il Tavoliere, costituivano una delle tre etnie cui gli Japigi, una volta approdati sulle nostre coste, diedero vita ibridandosi con gli indigeni. Come Peuceti e Messapi (i primi insediatisi sulla Murgia barese, i secondi nel Salento), evidentemente anche i Dauni confermarono il sangue combattivo dei padri venuti dalla lontana Illiria.

 

Italo Interesse

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