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La bicicletta nera di Maria Addamiano

Un’opera interessante, questa Bicicletta nera, dalla narrazione fluida e avvolgente, permeata da una visione del mondo che, pur consapevole dell’incidenza del male e delle difficoltà di esistere, è pacificata dalla consapevolezza di una presenza superiore, nel cosmo. Presenza che riscatta le sofferenze e offre significato al cammino di ogni uomo. Uno scritto che è innamorata riappropriazione della figura paterna, della madre interiorizzata nella dimensione dell’arte, della nonna Chichella, con i suoi silenzi e le sue malinconie, ma anche gli abbandoni fiduciosi a ogni nuova alba. L’intrecciarsi di più anime in un percorso storico di una famiglia del Sud, che il ricordo della scrittrice Maria Addante, dipana nella sua scrittura come un gomitolo memoriale storico, dei giorni vissuti dalla famiglia e della sua antenata, con sincera ed estrema serenità. Il fluire degli eventi e il vivere quotidiano con una guerra mondiale in atto, le molteplici situazioni, tra le quali la costante presenza della madre Rina, ma chi ruba la scena a tutti, è la nonna Chicchella, che nei numerosi eventi cerca di rabbonire gli animi di tutti i personaggi. La figura di nonna Chicchella emerge e sovrasta al disopra di tutta quest’amara realtà della vita. Come una regista emerge tra i tanti protagonisti sapiente e vivida, dai ricordi della scrittrice Maria Addamiano, la figura della nonna, donna attiva, che non perde mai la fiducia negli uomini di buona volontà, per lei non cerca e non esige niente, il personale pensiero, è per il marito e i figli, cerca solo la serenità e accordo della e nella sua famiglia.  Emergono in questo libro, le corde del cuore tese a una sola musica che sboccia dal pentagramma delle note. Cerca con la sua lungimiranza di creare un idilliaco dialogo tra tutti dimenticando spesso un retaggio di grandi dolori che ha chiuso in una personale cassaforte per timore che possano spargersi per l’intero paese. Allontana da sé il dolore, che un piede straniero abbia preso possesso della sua terra, anzi della sua Patria, spera e confida nella pace, quale ultimo regalo alla propria vita, vissuta di sacrifici e intessuta di pianti silenziosi nel cuore della notte, dopo una cena composta, solo di pane acqua e sale, pensando con trepidazione ai figli lontani. Nonna Chicchella aveva saputo nascondere la vera miseria in cui vivevano, impastando pane e focacce fatte di molte patate e un pugno di farina, per soddisfare la fame dei figli e dei nipoti.  La struggeva la lontananza del piccolo Pierino appena diciottenne. Sperando sempre in un miracolo, rivolgendo sempre una preghiera alla Madonna, madre di tutti e a Cristo morto.  Il miracolo avvenne, il figlio Pierino partecipa ad un concorso  e lo vince, gli danno in affido una bicicletta nera, con la quale macinare chilometri di strada e nel contempo sorvegliare il nemico. Da semplice militare era diventato un carabiniere, l’amico di tutti ma era lontano da casa. L’arrivo dei tedeschi nella città di Bitetto, sconvolge nonna Chicchella che ripensa con apprensione a quel figlio appuntato dei carabinieri quindi immediato bersaglio da parte del nemico, la cui protezione ella affiderà alla forza superiore evocata nelle forme del beato Giacomo Illirico da Bitetto, patrono della città in cui, anni dopo, morirà e sarà sepolto Pietro. Un romanzo storico, la bicicletta nera, per innamorarsi dell’animo di un uomo tanto buono e, nel contempo, armato di coraggio insolito, di fermezza, di fedeltà ai principi, di rispetto dei valori, per custodire le testimonianze che ancora continuano a dare alla luce una persona speciale, rispettosa del ruolo di carabiniere, di padre, di marito devoto al più alto senso del dovere.

Maria Giovanna Depalma

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