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La Cgil ci riprova: no alla reintroduzione del Tfm per i consiglieri regionali

Il nuovo ddl, pronto per essere approvato con qualche modifica, sarà all'attenzione dell'Aula barese di via Gentile

Ennesimo appello della Cgil Puglia contro la reintroduzione del Tfm (Trattamento di fine mandato) alla Regione. Infatti, fra i primi punti all’ordine del giorno del Consiglio regionale pugliese di oggi, 28 novembre, ci sarà nuovamente il ddl che vede come primo firmatario il capogruppo del Pd, Filippo Caracciolo, congiuntamente ad altri consiglieri, per la reintroduzione dell’indennità di fine mandato per i consiglieri, a dieci anni di distanza da quando, ai tempi del governatore Nichi Vendola, era stata abolita a seguito di una raccomandazione dell’ex governo Monti alle Regione a contenere i costi politici di detti enti. E, questa volta, dopo lo stop subito – come si ricorderà – nel 2021 a seguito dell’indignazione popolare e delle tante voci critiche sollevatesi, il ddl sarà portato nuovamente tra gli argomenti all’attenzione dell’Aula barese di via Gentile: E, dopo qualche modifica apportata in Commissione, il testo è nuovamente pronto per essere approvato. Ma la Cgil Puglia ed oltre una sessantina di organizzazioni sociali ed associative continuano a non vedere di buono occhio tale iniziativa legislativa e con una nota, diramata alla vigilia della discussione in Aula del provvedimento, hanno rinnovato l’appello a non varare una legge che in questo momento, a loro avviso, risulterebbe impopolare, oltre che dispendiosa per le “Cassa pubblica”, in un momento di particolare difficoltà economiche e sociali, per tanti semplici cittadini pugliesi. Infatti, nella nota della Cgil Puglia è stato evidenziato che trattasi di “una autentica vergogna che segna la definitiva frattura fra mondo della politica e società civile”, sottolineando che “da quando ad agosto (ndr – scorso) hanno provato a reintrodurre il Tfm la condizione sociale del Mezzogiorno e in particolare della Puglia è ulteriormente peggiorata”. Quindi, per il sindacato fondato da Giuseppe Di Vittorio, “pensare che il tfm sia la priorità politica del governo regionale per noi è inaccettabile”. Motivo per cui la Cgil Puglia ha rilanciato l’appello già sottoscritto ad agosto scorso ed a cui hanno aderito oltre 60 tra associazioni e movimenti pugliesi. “La politica metta come prioritaria la condizione sociale dei cittadini pugliesi piuttosto che i propri interessi” è il monito conclusivo della recente nota della Cgil Puglia, che ha anche ricordato che tra i moltissimi firmatari dell’appello figurano, fra gli altri, Confindustria Puglia, l’associazione barese “La giusta causa” fondata dal noto penalista di sinistra Michele Laforgia, Legacoop, Confcooperative, Confesercenti Puglia, le sezioni pugliesi dell’Anpi (Associazione nazionale partigiani d’Italia) e della nota associazione contro le mafie e per la tutela ed il rispetto della legalità, “Libera”, fondata da don Ciotti. Come finirà tale iniziativa legislativa che gran parte della “casta” politica regionale della Puglia vorrebbe reintrodursi in maniera pressocché trasversale?  Difficile prevederlo, poiché anche questa volta con il ricorso al voto segreto (interessante sarà vedere chi saranno i cinque consiglieri che in Aula chiederanno di votare con modalità segreta un ddl che (è bene ricordare!) non riguarda i singoli, ma una rilevate questione di natura finanziaria e collettiva. Quindi, sul tfm l’ultima parola spetterà ora al Consiglio. Per la cronaca ricordiamo che due anni dopo il primo tentativo, i consiglieri regionali pugliesi stanno provando a darsi nuovamente il bonus di fine mandato, poiché ad avviso dei consiglieri che, insieme a Caracciolo, hanno sottoscritto la nuova proposta di legge, il tfm è equiparabile al trattamento di fine rapporto incassato da tutti i lavoratori pubblici e privati a conclusione dell’attività lavorativa. Ricordiamo anche che il primo tentativo di reintroduzione del tfm, avvenuto con un “blitz” a fine luglio del 2021, durante una seduta pre-ferie, con il verosimile intento che tale provvedimento passasse inosservato. Non andò così. Infatti, le polemiche che scoppiarono successivamente a livello mediatico, quindi di opinion pubblica, portano il Consiglio a fare retromarcia e ad abrogare a settembre dello stesso anno il nuovo tfm. Ora, però, i consiglieri ci riprovano nuovamente e l’ulteriore tentativo di reintroduzione è stato discusso in VII e I Commissione. Nella proposta del 2021 era previsto l’accantonamento di circa 7mila euro lordi, pari a una mensilità, per ogni anno di presenza in Consiglio di ognuno dei 50 consiglieri, oltre che al Presidente della Giunta. Totale 35 mila euro a consigliere per ogni quinquennio. L’attuale proposta, quanto a contenuti, sembra essere stata concepita nel solco della prima. Nel testo inizialmente era prevista anche la retroattività della norma, a partire da quando era stato abolito il tfm, ossia dal dal 1° gennaio del 2013. Ora, pare, che la retroattività sia stata eliminata dal ddl ed il tfm potrebbe essere approvato ad invarianza di costi per la politica, in quanto le somme necessarie al rispristino del tfm possano essere recuperate riducendo le risorse a disposizione dei singoli consiglieri, per collaboratori e consulenti. E, quindi, del “budget” attualmente a disposizione di ciascun Gruppo consigliare. Se in Consiglio tale proposta fosse approvata, il costo complessivo per le casse regionali, fino alla scadenza della legislatura nel 2025, sarebbe di circa 4milioni e trecentomila Euro. Pertanto, salvo sorprese, anche questa volta la legge di reintroduzione del tfm sembra essere destinata ad essere approvata verosimilmente con voto segreto e bipartisan. Ma sicuramente non senza polemiche e verosimilmente anche con una spaccatura in Aula (come è giù avvenuto in Commissione) della maggioranza di governo giallo-rossa e, forse, anche dell’opposizione di centrodestra. Peccato, però, che a fronte di quanto già accaduto in passato e di ciò che potrebbe accadere anche ora, il Capo della maggioranza, ossia il governatore Michele Emiliano, taccia girando sul tema la testa dall’altra parte. E, quindi, non assumendosi alcuna responsabilità morale o, quantomeno, politica sulla reintroduzione del tfm. Ma può un governatore all’altezza del ruolo, qual è – per l’appunto – Emiliano, sottrarsi davvero da tali responsabilità? Vedremo.

 

Giuseppe Palella


Pubblicato il 28 Novembre 2023

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