La Cia: “Le energie rinnovabili non sacrifichino i terreni agricoli”
Una seduta della IV Commissione regionale dedicata unicamente alla questione "tributo 630", con l'audizione di rappresentanti del mondo agricolo e dell'assessore Paolicelli

Il disegno di legge regionale che in Puglia modifica la normativa in vigore circa i criteri e parametri per individuare le superfici e le aree su cui autorizzare nuovi impianti di energia da fonti rinnovabili accontenta le Organizzazioni sindacali agricole e in particolare la Cia-Puglia che, con una nota a firma del presidente pugliese, nonché vice presidente nazionale di Cia-Agricoltori italiani, Gennaro Sicolo, ha espresso soddisfazione per i contenuti del disegno di legge che modifica la normativa in vigore rispetto a criteri e parametri per individuare le superfici e le aree della Puglia in cui autorizzare nuovi impianti di energia da fonti rinnovabili. Infatti, Sicolo ha dichiarato: “Ci sta particolarmente a cuore la questione inerente agli impianti agrivoltaici e fotovoltaici più invasivi”, ossia “quelli per i quali sono previsti gli espianti di migliaia di olivi sani e produttivi o l’espianto di altre colture”. Per poi precisare: “Siamo favorevoli alle energie rinnovabili, purché sull’altare dei nuovi impianti non siano sacrificati ettari di terreni agricoli produttivi. È una questione”, ha ricordato Sicolo, “sulla quale stiamo conducendo anche una battaglia legale in difesa del territorio, della sua vocazione produttiva, per la salvaguardia delle colture agricole che rappresentano un patrimonio irrinunciabile non solo per lo sviluppo del comparto primario, ma anche per la tutela dell’ambiente, del paesaggio e del futuro di tutta la Puglia”. Particolarmente apprezzato da Cia-Puglia è l’articolo 5 del ddl regionale, poiché detta disposizioni specifiche per le aree agricole, prevedendo che, nel rilascio del provvedimento autorizzativo, sia considerato di interesse pubblico prevalente preservare la presenza di ulivi, delle produzioni agroalimentari di qualità, con riferimento alle produzioni Dop, Igp, Stg, Doc, Docg, Deco e delle produzioni agroalimentari tradizionali. Difatti, ha concluso il presidente di Cia-Puglia: “Riteniamo fondamentale che l’articolo 5, così come strutturato nel disegno di legge, sia poi confermato in sede di approvazione definitiva” da parte del Consiglio regionale. Invece, non altrettanta soddisfazione si registra nel mondo agricolo sul problema del “tributo 630”, ossia sulla questione ancora irrisolta delle cartelle relative ai servizi degli ex Consorzi e ora Consorzio unico di bonifica della Puglia, per le quali gli agricoltori interessati chiedono da tempo l’annullamento, a causa dell’effettiva assenza di servizi da parte dell’ente impositore. Ieri, la IV Commissione consigliare permanente della Regione, presieduta da Antonio Tutolo (civica “Per la Puglia”), ha dedicato un’itera seduta a tale questione. A sollecitare la seduta sul tema e la contestuale audizione sia di alcuni rappresentanti del mondo agricolo che dell’assessore all’Agricoltura, Francesco Paolicelli (Pd), è stato il consigliere Antonio Paolo Scalera (Lega) e l’associazione “Tavolo Verde” rappresentata da Paolo Rubino e Cosimo Antonicelli. Sono stati ascoltati anche i rappresentanti pugliesi delle associazioni di categoria “Coldiretti” e “Confagricoltura”. Scalera ha subito chiarito che l’audizione non avrebbe dovuto avere un approccio tecnico, ma politico, per “fare piena chiarezza sulle intenzioni della Regione in una situazione che vede gli agricoltori vessati dalle cartelle, afflitti dalla mancanza di acqua e dall’aumento dei costi”. Per i rappresentanti di “Tavolo verde” la soluzione è quella di azzerare tutte le cartelle riguardanti il passato, fino all’insediamento del nuovo consorzio unico. Invocando anche su una possibile verifica, da parte degli uffici, di quello che è stato fatto in quegli anni, in modo da far pagare solo chi abbia effettivamente ottenuto un servizio, se mai lo abbia ottenuto”. Per Coldiretti e Confagricoltura la sospensione di queste cartelle (relative al “tributo 630”) è necessaria, ma è anche importante sottolineare che “il servizio del Consorzio di bonifica non è un servizio reso solo agli agricoltori, ma è un servizio che interessa una platea molto più ampia, poiché interessa l’intero territorio regionale che si avvantaggia delle attività di manutenzione e bonifica, per cui il peso del tributo dovrebbe essere ripartito non solo tra gli agricoltori”. L’assessore Paolicelli ha, invece, ricostruito la situazione storica dei Consorzi di bonifica e del tributo, dichiarando di voler affrontare e risolvere una vicenda che, ha voluto sottolineare, affonda le radici nel 2003, con la prima sospensione delle cartelle e il conseguente blocco dei Consorzi di bonifica. Il neo assessore pugliese all’Agricoltura ha dichiarato anche di voler giungere a una soluzione, ripartendo dal lavoro avviato dal suo predecessore Donato Pentassuglia (Pd), spiegando che è necessario, però, individuare una soluzione strutturale, perché la semplice sospensione del tributo non risolverebbe il problema. Infatti, l’obiettivo di Paolicelli è quello di arrivare a un intervento normativo che consenta di cancellare dieci anni di arretrati, in coerenza con quanto già discusso ai tavoli nazionali e che si sta cercando di inserire nel Piano olivicolo attualmente in discussione. Sotto il profilo delle attività Paolicelli ha spiegato che si sta lavorando sui piani di classifica, indispensabili per garantire equità ai contribuenti e definire chi debba pagare e per quali servizi. L’assessore ha evidenziato, inoltre, la necessità di un risanamento economico, già avviato, del Consorzio unico, annunciando anche la predisposizione del piano delle performance, che collegherà le risorse ai risultati ottenuti. A conclusione dell’audizione, Paolicelli ha assicurato il massimo impegno istituzionale e politico per arrivare a una soluzione condivisa, ribadendo che la Regione intende restituire certezza, equità e servizi, ma occorre trovare le formule giuridiche idonee e fare i conti con le risorse disponibili. Ed anche per questo, ha affermato l’assessore, è stato avviata una interlocuzione sul tema con il Governo centrale. Sui Consorzi di bonifica il capogruppo del Pd alla Regione, Stefano Minerva, ha ribadito che “il tributo deve essere strettamente legato all’effettiva erogazione dei servizi”, poiché “riteniamo non sia giusto che paghi il tributo chi ha il terreno a chilometri di distanza dalle aree di bonifica”. Mentre per il capogruppo di Fdi alla Regione, Paolo Pagliaro, le cartelle degli ultimi dieci anni dei Consorzi di bonifica dovrebbero essere annullate ed ha chiesto che il “tributo 630” venga richiesto solo dopo aver garantito gli interventi di bonifica affidati al Consorzio centro sud Puglia, ora invece fermi da anni. “La sospensione – ha affermato Pagliaro in IV Commissione – è una scelta politica in capo alla Regione, e noi chiediamo che il governo Decaro dia seguito alla promessa di azzerarlo, scritta a pagina 43 del Manifesto elettorale del Pd”. “Invece, – ha rilevato il Capogruppo di Fdi – sugli agricoltori e sui proprietari dei terreni non solo continuano a piovere ingiunzioni di pagamento, ma chi non paga si vede colpire da sequestri e pignoramenti a raffica”. Pertanto, per Pagliaro, “finché il Consorzio unico, in funzione da oltre due anni, resterà inefficace, la richiesta del 630 resterà un sopruso”.
Giuseppe Palella
Pubblicato il 13 Marzo 2026



