Cronaca

La Città metropolitana di Bari comincia a perdere pezzi

E’ appena iniziata l’era della Città metropolitana di Bari, ma c’è già chi in uno dei 41 Comuni che la compongono, Molfetta, pensa che sarebbe meglio uscire dal nuovo Ente, aderendo alla Bat, la Provincia a tre teste (Barletta-Andria-Trani) del nord barese, sorta nel 2009. Infatti, l’idea che per Molfetta sarebbe forse meglio abbandonare la neonata Città metropolitana di Bari ed entrare a far parte dell’Ente limitrofo di secondo grado in cui è compreso il contiguo Comune di Bisceglie è del senatore molfettese Antonio Azzollini (Ncd), che fino a qualche anno fa è stato pure sindaco della sua città. “Molfetta rischia di diventare una mera periferia degradata di Bari, per questo è urgente lasciare la Città metropolitana di Bari e aderire alla provincia Bat” ha dichiarato Azzollini in un’apposita nota con cui ha pure spiegato il motivo di tale proposta: “C’è poca democrazia nel fatto che i rappresentanti istituzionali della Città metropolitana, pur non essendo eletti dal popolo, esercitino poteri e competenze invasive sui sindaci eletti invece democraticamente”. “Inoltre – continua nella nota Azzollini – sul piano amministrativo non ha alcun senso una città metropolitana che comprenda territori compresi tra Molfetta, Monopoli e Altamura con caratteristiche ed esigenze così distanti e differenti tra loro. Meglio, dunque, aderire alla provincia della Bat: su questo faremo scegliere ai cittadini, nessuno si metta di traverso tra noi e la democrazia”. Ed è proprio su queste sue considerazioni che qualcuno, evidentemente ben addentro alle vicende politico parlamentari, obietta: “Peccato che il senatore molfettese di Ncd si accorga solo ora di alcune incongruenze presenti nella legge Delrio, istitutiva delle città metropolitane”, rilevando che il gruppo senatoriale di cui fa parte Azzollini a Palazzo Madama, ossia quello del partito di Angelino Alfano, sostiene in maniera determinante il governo Renzi, che è quello che ha varato la riforma delle Province ed istituito le città metropolitane. E, proseguendo, si domanda: “Come mai Azzollini non è intervenuto a tempo debito in Senato, per rilevare ciò che ora contesta ed evitare, quindi, che la legge Delrio fosse approvata così com’è?” In effetti c’è qualcosa che non quadra nel comportamento di chi oggi propone l’uscita di Molfetta dalla Città metropolitana barese, mentre in precedenza non si è adeguatamente attivato per impedire che la legge Delrio fosse approvata o, quantomeno, che fosse approvata senza i rischi che ora vengono denunciati. Ma la presa di posizione di Azzollini è probabilmente finalizzata solo a salvaguardare il suo Comune, Molfetta per l’appunto, che nell’elezione di secondo grado del Consiglio metropolitano di Bari, dello scorso 12 ottobre, non è riuscito a piazzare alcun rappresentante locale, visto che anche l’unico consigliere comunale di Molfetta che ha avuto la possibilità concreta di riuscita è stato Nicola Piergiovanni (Sel), che però alla fine non ce l’ha fatta a causa di qualche importante defezione tra i grandi elettori del suo partito. Infatti, che l’appartenenza alla Città metropolitana di Bari vada un po’ stretta al Comune costiero del nord barese, limitrofo alla Bat, lo si deduce anche dalle ulteriori dichiarazioni del senatore Azzollini, che puntano a stimolare soprattutto lo spirito campanilistico dei suoi concittadini, con un evidente intento politico elettorale per le prossime regionali. “Esiste un patto che punta a svendere ad altri la nostra città” ha anche commentato il senatore molfettese, con chiaro riferimento alla decisione dell’Amministrazione di centrosinistra che guida la città con il sindaco Paola Natalicchio e che ha assentito a cedere la gestione del porto all’Autorità Portuale di Bari. “Una scelta scellerata – sottolinea Azzollini – perché basta andare sul sito internet dell’Autorità del Levante per accorgersi che i bilanci di questo ente sono ogni anno in perdita e che al presidente dell’Autorità,Mariani, hanno già revocato 86 milioni di Euro per l’incapacità di realizzare investimenti”. Il dubbio, quindi, è che i fondi per costruire il porto di Molfetta possano prendere strade diverse da quelle per cui sono stati stanziati. Azzollini, in fine, non risparmia critiche anche al candidato governatore del centrosinistra, Michele Emiliano (Pd), che nei giorni scorsi è intervenuto a gamba tesa proprio sulla questione del porto di Molfetta. “Dopo la storia delle cozze pelose e degli ‘allievi’ molfettesi – ha concluso Azzollini  – è noto come Emiliano non sia molto bravo con le questioni di mare”, avvertendo pure che: “Da ora in poi (ndr – Emiliano) farebbe meglio a occuparsi solo di funghi e sivoni”. E quest’ultima stoccata dimostrerebbe come l’iniziativa di Azzollini di sostenere il referendum per l’uscita di Molfetta dalla neo nata Città metropolitana di Bari sia essenzialmente una proposta campanilista e non anche una tematica di portata più generale, legata al grave deficit di democrazia territoriale, introdotto con i complicati meccanismi di gestione indiretta del territorio metropolitano previsti dalla legge Delrio. Una legge che, pur prevedendo (e quindi auspicando) la possibilità di scissione del Comune capofila della metropoli in più centri comunali al fine di far funzionare meglio le diverse aggregazioni territoriali, in realtà demanda ai rispettivi statuti la facoltà di procedere all’istituzione di nuovi Comuni. Infatti, nelle ex frazioni di Bari (Palese-Santo Spiritio, oltre 30mila abitanti, e Carbonara-Ceglie Loseto, circa 40mila) che nel 2009, con un referendum, chiesero il distacco dal capoluogo per assumere un’autonoma identità amministrativa, molti ironicamente si chiedono: “E quando mai a favorire la costituzione di un nuovo Comune saranno gli stessi politici che hanno un interesse contrario?”. E questa è sicuramente un’altra delle contraddizioni della legge 56/2014 (ossia la Delrio) che il senatore molfettese Azzollini avrebbe potuto (e forse dovuto) denunciare nel suo intervento critico sulle competenze della ‘Città metropolitana’ della Delrio, se la sua iniziativa non fosse stata così troppo campanilistica.              

 

Peppino Palella


Pubblicato il 18 Febbraio 2015

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