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La città universitaria chiude la porta ai fuori sede: addio case per studenti

Un altro duro colpo al diritto allo studio a Bari, dopo che è calato il sipario su quella “casa dello studente” in costruzione a Mungivacca che Università di Bari e Politecnico dovevano acquistare coi fondi stanziati dal CIPE e che invece stanno già finendo nel molto più remunerativo mercato immobiliare privato e residenziale. E per non essere da meno l’Edisu, ovvero l’agenzia regionale che dovrebbe tutelare il diritto allo studio in Puglia, da parte sua ha comunicato all’ex Istituto Case Popolari di Bari di non essere più interessato all’acquisto di un altro stabile a poca distanza dal Campus universitario, da destinare anch’esso a residenza per studente fuori sede, essendo interessati alla ristrutturazione dell’ex Nautico del rione Libertà, ridotto a rudere. E così la Bari-universitaria affoga nelle spire degli affitti a nero di piccoli/medi proprietari immobiliari che ‘strozzano’ fuori sede e loro famiglie (provenienti perlopiù da Calabria e Basilicata) con affitti a peso d’oro, anche in periferia. E invece, tornando alle occasioni perse a Mungivacca? “Uno studentato di quelle dimensioni avrebbe potuto non solo risolvere una grave falla nel sistema di welfare, ma avrebbe anche contribuito a fare un importante passo verso la trasformazione di Bari in una vera città universitaria”, ripetono i rappresentanti degli studenti del ‘Link’. In effetti l’insufficienza di alloggi per gli studenti fuori sede in Ca città è un problema che ogni anno si aggrava e coinvolge sempre più studenti, nonostante la possibilità di alleviarlo grazie a fondi statali e comunitari. Sistematicamente persi o ignorati, guarda caso. E così studentesse e studenti universitari ieri si sono incontrati in presidio dinanzi al Consiglio regionale, proprio per denunciare l’alto numero di esclusi dai collegi e studentati baresi, per un totale di ben ottocentoquarantrè studenti, solo quest’anno accademico. A lanciare il presidio è stato sempre “Link/Bari: “Dobbiamo evidenziare l’inadeguatezza delle attuali case dello studente baresi ad accogliere il numero sempre crescente di richiedenti alloggi. A fronte delle graduatorie provvisorie, su 2121 domande sono disponibili, solo 1334 posti negli studentati baresi. Insomma, due studenti su cinque non hanno un posto letto per questo anno accademico: ci chiediamo se per la Regione Puglia questo sia ancora “diritto” allo studio”, taglia corto Piercarlo Melchiorre, coordinatore Link. E non basta. “Pensiamo indispensabile che le istituzioni s’attivino per risolvere questo problema, anche attraverso una mappatura delle strutture pubbliche che potrebbero essere eventualmente convertite e utilizzate come residenza”, fa eco Savino Ingannamorte, rappresentante del Comitato Universitario Regionale di Coordinamento. Certamente importante sarebbe agire sul mercato privato, visto che negli ultimi anni gli affitti sono aumentati tanto (a Bari una stanza costa in media 233 euro) da rendere sempre più difficile riuscire a sostenere le spese dell’affitto e delle utenze per gli studenti fuori sede. Almeno per quelli con reddito famigliare insufficiente a garantire il minimo indispensabile per mantenersi agli studi lontano da casa, rendendo nuovamente lo studio universitario appannaggio di elite e caste, come accadeva più di sessanta anni fa. Ed è per questo che i rappresentanti studenteschi pensano di poter intervenire chiedendo aiuto alla mano pubblica, tornando sul canone concordato col Comune di Bari. Fatto sta che il diritto allo studio a Bari, come in tutta la Puglia, è assolutamente ignorato da enti e istituzioni, pur se l’abitare rientra nell’ambito del diritto allo studio, così come l’accesso a cultura e mobilità. Per questo si potrebbe discutere anche d’una “carta di cittadinanza studentesca” per i soggetti in formazione e per tutti quelli che studiano nella nostra regione. <<Una carta utile a garantire forme di welfare strutturali per i soggetti in formazione che vadano dalla scontistica sui trasporti, all’accesso gratuito ai cinema e ai teatri>>, concludono i coordinatori Link/Bari.

 

Francesco De Martino


Pubblicato il 11 Ottobre 2018

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