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La corsa a cinque per Palazzo di Città potrebbe riservare sorprese

Il centrosinistra dopo 20 anni si presenta diviso, perché a dettare la linea del Pd è stato il sindaco uscente che vorrebbe il suo capo di Gabinetto a suo successore

Una corsa a cinque, tra Michele Laforgia, Vito Leccese, Sabino Mangano, Fabio Romito e Nicola Sciacovelli, per la poltrona a sindaco di Bari e che il Primo cittadino uscente, Antonio Decaro (Pd), sta per liberare dal prossimo 10 giugno. Poltrona per la quale lo stesso Decaro – come si ricorderà – ha sperato e tentato fino all’ultimo di potersi ricandidare una terza volta, facendo pressioni, da presidente dell’Anci, sul Parlamento per abolire il limite dei due mandati consecutivi, previsto – come è noto – per i sindaci dei Comuni con popolazione superiore a 15mila abitanti. Poltrona che il Primo cittadino barese uscente ora spera di poter “lasciare in eredità” al suo capo di Gabinetto, Vito Leccese. In realtà, la corsa a sindaco di Bari, nella tornata elettorale di sabato e domenica prossimi, sarà soprattutto tra Laforgia (sostenuto da sei liste), Leccese (sostenuto da sette liste) e Romito (sostenuto da dieci liste), poiché gli altri due, Mangano e Sciacovelli, sono appoggiati rispettivamente solo da una e da due liste a testa.  Quindi, la partita per succedere a Decaro sarà quasi sicuramente tra il candidato sindaco del centrodestra, Romito, ed i due candidati entrambi di centrosinistra, Laforgia e Leccese, con buone probabilità che questa volta, a differenza delle ultime amministrative del 2019, finisca ai tempi supplementari del 22 e 23 giugno prossimi. Infatti, dopo 20 anni consecutivi di governo cittadino di centrosinistra, la coalizione dei progressisti baresi si presenta divisa, offrendo così un formidabile assist al centrodestra barese per tornare a vincere e, quindi, ritornare a governare Palazzo di Città. Pertanto le possibilità che il nuovo sindaco venga deciso al ballottaggio sono, quindi, elevate. Come è noto, i progressisti baresi, con Laforgia sostenuto da M5S, Pci, Si, +Europa e Socialisti, da un lato, e con Leccese sostenuto da Pd, Azione e Verdi, dall’altro, non sono riusciti a trovare un accordo unitario, dopo che sono saltate anche le primarie a 48 ora dal voto nei gazebo, a seguito del recente terremoto giudiziario iniziato a Bari il 26 febbraio scorso e che poi ha visto finora il susseguirsi di ben tre inchieste penali anche per voto di scambio politico-mafioso e che hanno spinto, lo scorso 4 aprile, il leader del M5S, Giuseppe Conte, e lo stesso candidato sindaco Michele Laforgia ad annullare la sfida ai gazebo con il candidato dei Dem, Leccese. Così il fronte progressista barese si è frantumato in due tronconi, a differenza del centrodestra che invece ha trovato l’unità nel sostegno a sindaco di un giovane consigliere regionale barese, Romito per l’appunto. Quindi, dopo 20 anni di opposizione il centrodestra cittadino cercherà di riconquistare la maggioranza in Consiglio comunale puntando sul giovane Romito, ma già con molta esperienza politica alle spalle. Il partito barese di Matteo Salvini, la Lega, nella coalizione di centrodestra che sostiene Romito, come è avvenuto in altre elezioni locali, non ha presentato il proprio simbolo alle comunali, lasciando spazio a livello cittadino sia alle civiche che alle sigle nazionali di Fratelli d’Italia, Forza Italia, Udc e Noi Moderati. Il centrodestra barese, quindi, cercherà di sfruttare la spaccatura determinatasi nel fronte progressista locale, dove ha determinare la rottura soprattutto tra M5S e Pd è stata la volontà di quest’ultimo partito che, verosimilmente su spinta del sindaco uscente, Decaro, ha preferito puntare sul verde Leccese piuttosto sull’indipendente di sinistra Laforgia. Scelta poi avallata dalla segretaria del Pd, Elly Schlein, che si è accollata la responsabilità di una candidatura non identitaria in quota, qual è quella di Leccese per l’appunto, per accontentare verosimilmente Decaro, ma mettendo sicuramente a repentaglio sia l’unità barese del suo partito (da non dimenticare che la presidente cittadina dei Dem e qualche altro esponente locali sono candidati a sostegno di Laforgia!) che il cosiddetto “campo largo” dei progressisti presente – come è noto – a livello nazionale. Insomma, in Puglia e, in particolare, a Bari il sindaco uscente del Pd, Decaro, si gioca il suo futuro politico non soltanto con la candidatura al Parlamento europeo, ma anche con “l’imposizione” del suo capo di Gabinetto, Leccese, a candidato sindaco. Come finirà? Lo vedremo lunedì prossimo, dopo l’apertura delle urne per le elezioni europee prima e subito dopo di quelle per il Comune. Per ora di certo si può solo rilevare che a Bari la segretaria del Pd, Schlein, la linea politica per le comunali l’ha fatta dettare verosimilmente da Decaro, mettendo a repentaglio l’intesa con Conte. Non tenendo conto, però, che il “rischio” maggiore sarà a carico suo e del partito, poiché il sindaco uscente corre questa volta per una diversa e personale partita politica.

Giuseppe Palella


Pubblicato il 6 Giugno 2024

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