Piazza Umberto: desideri, memoria e progetti per il cuore della città
4 Marzo 2021
L’ospedale in fiera servirà dopo l’emergenza? Emiliano e dirigente si contraddicono
4 Marzo 2021

La Corte di Giustizia della Ue dichiara illegittimo lo stop agli aiuti alla Popolare di Bari

La Corte di Giustizia europea ha sancito che il provvedimento con cui l’Antitrust Ue sette anni fa tentò di bloccare 295,14 milioni di Euro del Fondo interbancario di tutela dei depositi, da concedere alla Banca Popolare di Bari per il salvataggio della Tercas, era illegittimo. Infatti, l’Antitrust Ue motivò lo stop definendo quell’intervento una sorta di aiuto di Stato e, in quanto tale, non avrebbe dovuto essere concesso in base ad un trattato comunitario. Ora, però, che la Corte di Giustizia della Ue, accogliendo il ricorso a suo tempo presentato dalla stessa Bpb, ha stabilito in via definitiva che quell’intervento del Fitd non poteva considerarsi un aiuto di Stato, perché trattavasi di risorse interne alle banche stesse che costituivano il Fondo consortile, di fatto ha attestato che l’Istituto bancario barese fu lasciato solo nell’acquisto della Tercas, ossia della Cassa di risparmio di Teramo, e quindi per il suo salvataggio. “Un acquisto – ha rilevato in una nota l’eurodeputato pugliese Raffaele Fitto di “Fratelli d’Italia” – per altro sollecitato dalla Banca d’Italia”. Per cui lo stesso Fitto si chiede: “Quale sarebbe stato il destino della Banca Popolare di Bari se sette anni fa l’Antitrust Ue non avesse bloccato i 295,14 milioni di euro del Fondo interbancario?” E cioè “se al netto delle vicende giudiziarie, il crac (ndr – della BpB) sarebbe stato evitabile?”. Domande, queste, “che – per Fitto – pesano come un macigno non solo sull’istituto bancario barese, ma su tanti azionisti e piccoli risparmiatori che hanno perso tutto e sui lavoratori (ndr – di BpB) il cui futuro è a rischio”. “Ma – ha aggiunto l’eurodeputato di Fdi – in generale su un tessuto economico-produttivo che è stato travolto dalle vicende della BpB, ora che la Corte di Giustizia europea ha sancito che non erano aiuti di Stato”. Difatti, ha esclamato Fitto: “la giustizia europea ha sancito ciò che Fratelli d’Italia sostiene da tempo, ovvero che la gestione delle crisi bancarie da parte della Commissione europea è stata disastrosa e poco attenta a quello che erano le peculiarità territoriali!”, poiché “l’utilizzo del Fondo Interbancario – ovvero risorse delle banche stesse – per ricapitalizzare alcune banche in crisi e procedere alle successive fusioni non era un atto illegittimo e probabilmente avrebbe tutelato in modo decisivo i risparmiatori”. Quindi, a conclusione della nota, Fitto ha chiesto che “le responsabilità, politiche e non, emergano chiaramente e che i risarcimenti siano rapidi è soddisfacenti per tutte le banche coinvolte” dall’intervento illegittimo dell’Antitrust europea. Anche il presidente attuale del Fitd (Fondo interbancario di tutela dei depositi), Salvatore Maccarone, in un’intervista concessa ad un noto quotidiano romano, ha rilevato che il Tribunale europeo “ci dice che quello stop fu un provvedimento illegittimo”, però “i danni che esso ha prodotto non sono certo cancellati dalla consapevolezza definitiva che oggi abbiamo della sua illegittimità”. “Anzi, – ha sottolineato Maccarone – il disappunto, se posso usare questo termine addolcito, diventa ancora più forte”, perché “il provvedimento della Commissione, mentre era in corso il processo avanti al Tribunale europeo, ha impedito al Fondo di realizzare interventi che erano già stati istruiti, programmati, finanziati, deliberati e uno di essi in fase di attuazione, rendendo così inevitabile il provvedimento di risoluzione” per quattro banche (Cassa di Ferrara, Banca
Marche Popolare dell’Etruria e Cassa di Chieti). Un provvedimento – ha ricordato il presidente di Fitd – “dal quale, come sappiamo, sono derivati danni diretti e indiretti ingenti, agli azionisti delle banche, molti di essi piccoli risparmiatori, agli obbligazionisti e più in generale al contesto socio economico delle aree di pertinenza, anche se gli strumenti adottati per la gestione della procedura di risoluzione hanno in parte attenuato gli effetti dannosi a livello locale”. Quanto alla possibilità di azioni per danni, Maccarone ha spiegato che molti “rimborsati dal Fondo con risorse proprie e altre provvidenze sono state disposte con la creazione di fondi pubblici destinati. Ma le conseguenze di quel provvedimento della Commissione, che oggi sappiamo con certezza essere stato illegittimo, sono tuttora vive e fonte per molti di pregiudizio e di disagio”. Quindi, ha affermato inoltre il presidente del Fitd, “non mi stupirei se iniziative risarcitorie fossero avviate”, pur osservando che “il contesto normativo è oggi diverso” e che comunque “la decisione della Corte assume tuttora una rilevanza fondamentale, dando certezza interpretativa ad un profilo essenziale per la gestione delle crisi bancarie nel nostro Paese, come ha anche dimostrato l’intervento di salvataggio della Popolare di Bari, che peraltro ha anche dimostrato la immutata severità della Dg Comp nell’interpretazione massimamente

restrittiva delle norme del Trattato”. In una nota, il senatore barese Gianmauro Dell’Olio, capogruppo del M5s nella commissione Bilancio di Palazzo Madama, ha rilevato chela sentenza della Corte europea ha aperto una strada che dobbiamo percorrere
speditamente. Ossia, quella dei risarcimenti all’Italia e ai risparmiatori danneggiati dalle conseguenze del provvedimento illegittimo dell’Antitrust europea. Infatti, ha obiettato il sen. Dell’Olio: “Il Movimento 5 Stelle, che vede in questa sentenza il riconoscimento di una battaglia condotta per anni, spesso in solitudine, auspica che il presidente del consiglio, Mario Draghi, e il ministro dell’Economia, Daniele Franco, si attivino prontamente per rappresentare le istanze italiane in tal senso”. E, poi, ricordare “che tra i ricorrenti nella causa contro la decisione sbagliata della Commissione figurava proprio Bankitalia, di cui Draghi è stato Governatore e Franco direttore generale”. Quindi – ha sottolineato dell’Olio – “nessuno meglio di loro, quindi, sa quanto sia stato nefasto e doloroso per i risparmiatori italiani, e pugliesi in particolare, quel grave errore di Bruxelles, che ha prodotto a cascata effetti negativi in primis sulla Banca popolare di Bari, sulle quattro banche dell’Italia centrale, usate come cavie per l’applicazione del bail-in, e su tutte quelle venute dopo”. A proposito della sentenza della Corte di Giustizia della Ue sulla Banca Tercas si registra l’intervento anche di un altro esponente del M5S, il se. Mario Turco, già sottosegretario alla presidenza del Consiglio del governo “Conte bis”, che ha commentato: “all’interno di questo processo riformatore deve trovare spazio un ripensamento della direttiva sul bail-in, ovvero l’ormai famosa risoluzione delle crisi
bancarie che coinvolge direttamente ed esclusivamente azionisti, obbligazionisti e correntisti”. Inoltre, ha sostenuto Turco, serve un “percorso ancora più veloce per arrivare all’Edis, ovvero lo schema unico di assicurazione dei depositi bancari”, ma anche “un
ripensamento interno della disciplina delle Bcc (Banche di credito cooperativo), affinchè si possa favorire il loro inquadramento in uno schema Ips (Institutional protection scheme), che ne salvaguardi il loro ancoraggio al territorio senza eccessive rigidità e vincoli contabili
imposti da una vigilanza che finisce per considerarle come banche ‘significant’ ”. Turco ha inoltre affermato che “si tratta di un passaggio importante, reso ancor più attuale dalla citata sentenza, anche per scongiurare quelle asimmetrie di trattamento che in questi anni hanno consentito alle banche territoriali tedesche, Sparkassen, Landesbanken e Raiffeisenbanken, di mantenere la loro autonomia, di sottrarsi all’applicazione di alcune rigide regole Ue e di essere spesso salvate con ingenti fondi pubblici nazionali”. “L’opportunità di ripensare e riformare paradigmi economico-finanziari mai
come oggi va colta – ha concluso Turco – in ragione anche di sostenere con
più forza il Recovery plan che sarà prossimamente approvato”. In definitiva, di risvolti concreti, a seguito della sentenza Ue, per gli azionisti della vecchia Banca Popolare di Bari, trasformata lo scorso mese di luglio in spa, per ora è sicuramente troppo presto parlarne.

 

Giuseppe Palella

 

 407 total views,  1 views today

Condividi sui Social!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *