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La Corte europea condanna l’Italia per i ritardi nella lotta alla Xylella

Per il ministro pugliese alle Politiche agricole e forestali, Teresa Bellanova del Pd, neppure il tempo materiale di insediarsi alla guida del Ministero di via XX Settembre che già sulla sua scrivania è giunta una scottante sentenza di condanna dell’Italia, emessa dalla 5° Sezione della Corte di giustizia della Ue, per essere “venuta meno all’obbligo ad essa incombente di attuare misure per impedire la diffusione del batterio Xylella Fastidiosa, che può provocare la morte di numerose piante, in particolare degli olivi”. Insomma, al danno che sta interessando soprattutto la Puglia sia sotto l’aspetto paesaggistico che economico, ora per il nostro Paese si aggiunge anche la beffa. Infatti, la vicenda Xylella, oltre ad essere una vera sciagura per l’economia agricola della nostra regione, oraè diventata anche una “questione” nazionale ed istituzionale per l’Italia, che si vede interessata da un provvedimento (la sentenza della Corte promossa da un ricorso della Commissione della Ue di condanna che, benché non prevede sanzioni ma solo il pagamento delle spese processuali, se non appellata e riformata, potrà comunque avere delle conseguenze sul piano delle misure economiche dell’Unione previste a favore del nostro Paese. Per la cronaca, ricordiamo che il verdetto di primo grado della Corte di Giustizia della Ue è frutto di un ricorso della Commissione Ue contro ritardi e mancanze nelle ispezioni e nell’abbattimento delle piante di olivo infette da parte delle Autorità nazionali. Inadempienze che – come è noto – hanno determinato in Puglia danni per 1,2 miliardi di Euro, con effetti disastrosi sul piano ambientale, economico ed occupazionale. La notizia della condanna dell’Italia, per la non tempestiva osservanza delle indicazioni della Ue per fermare o, quantomeno, contenere l’epidemia fitosanitaria che dal 2013 ha colpito gli uliveti presenti nel sud della Puglia, ha subito scatenato OO.SS. di categoria che con appositi comunicati hanno ricordato il problema e le rispettive soluzioni e rivendicazioni che propongono da tempo per far fronte all’epidemia. Ma contemporaneamente anche vari esponenti dell’opposizione di centrodestra alla Regione Puglia, ed anche qualche frangia della maggioranza che sostiene il governatore Emiliano, si sono fatti sentire con appositi comunicati al riguardo. Tra questi l’ex governatore pugliese di centrodestra, Raffaele Fitto, ora eurodeputato di Fdi, che nella sua nota, tra l’altro, afferma: “Emiliano, insieme al Movimento 5stelle, sono colpevoli di essersi schierati nei primi anni di questa legislatura regionale al fianco dei negazionisti, di coloro che gridavano al complotto e hanno impedito che si realizzasse il Piano Silletti”. “Oggi – prosegue Fitto – la situazione è anche peggiore: manca un assessore all’Agricoltura e il commissario dell’Agenzia (Arif), che si sarebbe dovuto occupare dell’emergenza, se ne è andato sbattendo la porta!” Più o meno sulla stessa lunghezza d’onda di Fitto anche il neo-eurodeputato pugliese della Lega, Andrea Caroppo, che commentando la recente sentenza della Corte della Ue ha anch’egli dichiarato: “la responsabilità principale è, com’è noto, della Regione Puglia e di Emiliano. Ma ciò che più preoccupa è che la sua incapacità sta pregiudicando anche il futuro dell’agricoltura e del paesaggio pugliese”. Invece, per il capogruppo di Forzi Italia alla Regione Puglia, Nino Marmo, sulla Xylella “siano i cittadini a giudicare la condanna della Ue all’Italia e questo ennesimo danno di Emiliano alla Puglia, oltre che all’Italia”. “Quello che è accaduto – per l’esponente forzista ed assessore all’Agricoltura ai tempi di Fitto governatore – è un lungometraggio fatto di inadempienze, di ritardi, di un’inconcepibile inchiesta della magistratura e, nel frattempo, sia Emiliano sia il Movimento 5Stelle (con alcuni dei suoi parlamentari che hanno dato spettacoli al limite del ridicolo) hanno preferito accarezzare teorie fantasiose in netto contrasto con quanto proferito dal mondo scientifico”. Infatti, ha chiarito Marmo: “Hanno inseguito gli ambientalisti come anche chi parlava di ‘complotto internazionale’ per affossare l’olivicoltura nostrana o, peggio, per consentire di edificare sui nostri terreni. Nel mentre si dava fiato al nulla cosmico, la Xylella ha smantellato il nostro paesaggio”. Però, si chiede Marmo, “ora, cosa farà il governo nazionale, visto che è guidato da entrambi i partiti maggiormente responsabili di questo dramma senza precedenti?” Altrettanto immediata la reazione di Emiliano ai comunicati di accuse. Infatti, il governatore pugliese (in veste,  evidentemente, anche di assessore pro tempore al ramo) con una dichiarazione congiunta al dirigente  del Dipartimento pugliese all’Agricoltura, Gianluca Nardone, ha affermato di voler innanzitutto fare chiarezza  sulla sentenza europea che non condanna la Regione Puglia, ma l’Italia per le sue lentezze nella lotta alla xylella e prende a riferimento l’anno 2014 e tutto il periodo del commissariamento governativo affidato al generale Silletti. Infatti, hanno spiegato Emiliano e Nardone: “Prima e fondamentale questione: la condanna riguarda tutto il periodo in cui la lotta alla xylella era sotto la esclusiva responsabilità del Governo italiano e dei suoi commissari”. “Seconda questione: la sentenza non riguarda la Regione Puglia che anzi, da quando ha cominciato ad occuparsi della Xylella, gennaio 2016, ha finalmente realizzato un’organizzazione relativa ai monitoraggi e agli abbattimenti che ha soddisfatto i Commissari Europei che dal 2017 non hanno più mosso critiche formali al nostro sistema che anzi è stato indicato come un sistema di riferimento anche per gli altri Paesi europei”.

Inmerito alle contestazioni mosse nella sentenza della Cdg della Ue, Emiliano sostiene che “quelle riguardanti i ritardi degli abbattimenti degli alberi infetti da Xylella sono da ricercarsi nelle mancanze della legislazione nazionale e nei sequestri preventivi operati dalla Procura della Repubblica di Lecce che hanno impedito le estirpazioni”, per poi affermare che “da quando le norme nazionali sono state modificate su richiesta della Regione Puglia, sono stati effettuati oltre 5.000 abbattimenti”. Peccaro, però, che il governatore Emiliano abbia dimenticato le sue dichiarazioni a suo tempo di giubilo, a seguito dei provvedimenti di sequestro della Procura leccese di alcuni ulivi infetti che invece avrebbero dovuto essere tempestivamente eradicati. Nella nota a discolpa di Emiliano e Nardone, quest’ultimo ha reso noti alcuni dati  dei 3 monitoraggi effettuati dal 2016 dalla Regione Puglia sulla fascia di 30 chilometri che rappresenta la “trincea” a difesa dell’avanzata del batterio: Eccoli: oltre 490.000 celle ispezionate; 520.000 analisi di laboratorio; 5.731 piante trovate infette di cui 5.130 abbattute. Ne restano ancora da abbattere, quindi, circa 600 che, secondo il piano di intervento, saranno tagliate entro i prossimi 30 giorni. UN quarto monitoraggio è appena iniziato. Ciò che, però, non è stato spiegato, né dal governatore Emiliano, né dal direttore del dipartimento Agricoltura Nardone, è come mai non più tardi di qualche settimana fa, a fronte di tanta iper-attività da parte della Regione Puglia contro la Xylella, il direttore dell’Arif, ossia l’Agenzia regionale incaricata per i monitoraggi e gli abbattimenti degli ulivi infetti, Oronzo Milillo, abbia rassegnato le dimissioni in maniera irrevocabile dall’incarico?  Un “mistero” politico-amministrativo, questo, che andrebbe possibilmente chiarito quanto prima dal governatore Emiliano, se vuol dare un minimo di credibilità a quanto fin qui già affermato. Lo farà? Vedremo.

 

 

Giuseppe Palella

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