Cronaca

La cuccagna degli enti inutili: Emiliano se li terrà tutti, alla faccia del risparmio

Se qualcuno s’era illuso che la di Nichi Vendola si decidesse a usare il ‘machete’ e tagliasse per davvero agenzie, enti e comitati inutili, ha dovuto nuovamente fare i conti con la realtà. Per constatare che invece l’ente andato al voto meno dei sei mesi fa, ha eliminato soltanto sei enti sui centoventi in piedi alla regione Puglia da anni, sfidando le giunte di destra, sinistra e centro, e prima ancora tri-bi e monocolore. Ed anche Michele Emiliano, leggendo attentamente il suo Modello Ambidestro denominato ‘Maia’ sembra indirizzato a non intaccarli, per non spostare equilibri delicatissimi nello scacchiere politico e amministrativo, in attesa di nuovi e più fondati movimenti all’orizzonte. E così alla Regione Puglia, dove si producono alla fine delle leggi che sarebbero pure valide, se qualcuno si preoccupasse poi di applicarle e tradurle in realtà concreta, senza limitarsi al semplice effetto spot, con una tecnica particolarmente cara al presidente del Consiglio in carica, si potrebbe anche non fare a meno di enti e agenzie ritenute ora rami secchi. E’ il caso della Legge regionale n. 13/2013, che sulla carta prevedeva il ‘Riordino degli organismi collegiali operanti a livello tecnico-amministrativo’ e la ‘semplificazione dei procedimenti amministrativi’. Un apparente successo per la collettività e per l’ente, in clima di ‘spending review’ imperante, con la tanto sospirata eliminazione e soppressione di comitati, commissioni, consigli, organi collegiali ‘non indispensabili’, per recuperare efficienza nella macchina amministrativa e permettere alle casse regionali di rifiatare, magari destinando le risorse in modo più utile. Ma poi la Giunta retta da Vendola, seguendo le indicazioni dei direttori di Area, su centoventi enti ha ritenuto indispensabili praticamente tutti (ne sono stati tagliati solo sei): compresi la Commissione tecnica per la salvaguardia del patrimonio genetico dell’asino di Martina Franca o quella di approvazione degli stalloni di interesse locale, per fare solo due esempi. Nonostante la palese duplicazione di organismi e strutture già presenti, e i costi spropositati di altre magari utili ma sovradimensionate. Tutti quindi ancora al lavoro, con gettoni di presenza e indennità varie garantite, nonostante la legge prevedesse di indicare espressamente i motivi della mancata soppressione, al di là della valutazione di rito: ‘indispensabili per svolgere compiti fondamentali per i fini istituzionali dell’Amministrazione regionale’. Con risultati che anch’essi ben conosciamo. La conclusione? Tagliare equivale a perdere consensi, ovviamente: il risultato è che, ancora una volta, il costo di leggi non applicate e di scelte scriteriate ricadrà direttamente sui pugliesi. L’ennesima beffa, oltre al danno di una burocrazia pachidermica che il centrosinistra ha creato e foraggiato, e che quindi non può avere alcun interesse a snellire. (adl)


Pubblicato il 14 Ottobre 2015

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