Cultura e Spettacoli

La danza, le radici irrinunciabili

Giorno migliore per siglare la chiusura di DAB’18 non si poteva scegliere : domenica scorsa ricorreva la XXXVI Giornata Mondiale della Danza ; la data commemora la nascita di Jean-Georges Noverre (1727-1910), che fu il più grande coreografo del suo tempo e il creatore del balletto moderno. Per l’occasione al Nuovo Abeliano era in cartellone ‘Come back to Italy’, un trittico a firma di Ana Presta, Domenico Iannone e Orazio Caiti. Questo ‘tornare all’Italia’ ha un po’ il sapore della scommessa. Ha un senso ‘tornare all’Italia’ dopo tanto guardarsi attorno e cercare strade nuove sino all’antipodo? Sì, ha un senso, se, tornando grondante delle suggestioni raccolte strada facendo, il creativo fa di tale patrimonio motivo di nuova ispirazione e di arricchimento a beneficio di radici irrinunciabili. ‘Come back to Italy’ si compone di  ‘Resonance’, ‘Octet’ e ‘D’. Ad avvicinare i rispettivi lavori di Presta, Iannone e Caiti sono l’impiego dello stesso corpo di ballo e il rifiuto del tema, a vantaggio della celebrazione della bellezza del gesto puro. In ‘Resonance’ Ana Presta ispira l’idea delle ripercussioni che il movimento corporeo può innescare a livello vibrazionale ; qualcosa di vicino alla possibile eco del gesto. A tale scopo adotta cadenze energiche, anche dure, ben sottolineate dalle martellanti (escludendo qualche ridondante svolta epica) composizioni di Francesco Tristano e di Daniel Craig. Con ‘Octet’ Domenico Iannone elogia il kaos come fonte primigenia d’ogni cosa, danza inclusa. Perciò immerge tutto in un contesto diafano e lascia che in questa liquida precarietà il movimento si scomponga e si ricomponga, ogni volta dando vita a forme nuove e irripetibili, quasi un gioco del caleidoscopio. Le partiture elettroniche di Grazia Bonasia tingono il kaos di Iannone d’inquietudine e sofferenza, talora anche di rabbia. Infine ‘D’, il lavoro di Caiti. Nell’algida opalescenza costruita da Roberto De Bellis (suo il disegno luci) prende forma il personale omaggio di Caiti al patrimonio culturale del Belpaese. Un omaggio inafferrabile, ma che seduce, divertendosi ad eludere ogni perché. Qui il contributo elettronico della Bonasia entra in simbiosi – e qualche volta in faticosa competizione – con partiture di Niccolò Piccinni (molto bella la voce di Vittoria Didonna, accompagnata dall’Ensemble ‘ Il mondo della  Luna’). Grandi applausi in chiusura per Milena Di Nardo (maître de ballet) e per il corpo di ballo, composto dai bravi Fabrizio Delle Grazie, Vera Sticchi, Claudia Gesmundo, Enrica Mongelli, Michele Colaizzo, Giovanna Pagone, Mariana Monteleone e Federica Resta. Degno di lode anche il lavoro come sempre ‘oscuro’ dello staff  tecnico composto da Danilo Milillo, Luca Ippolito e Gianni Pantaleo. – Nell’immagine, ‘La lezione di danza’, olio su tela di Edgar Degas (1873-1875) ; ubicazione : Musée d’Orsay di Parigi.

 

 

Italo Interesse

 

 


Pubblicato il 3 Maggio 2018

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