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La ‘diaspora’ dei penalisti: “Un commissario per la Giustizia”

Nemmeno il tempo di ottenere la fiducia dal Parlamento, che la Ministra della Giustizia Marta Cartabia è stata chiamata in causa dai componenti della Camera Penale per informarla sulla situazione indegna che attanaglia l’esercizio giudiziario nella Città di Bari. Infatti, mettendo tutto nero su bianco in una lunga missiva indirizzata alla neo-ministra, i penalisti baresi hanno spiegato le battaglie di tutti gli operatori della giustizia contro la “”…mancanza delle persone e dei mezzi e con l’inadeguatezza delle strutture che ospitano la giustizia penale””. La sede provvisoria del Tribunale penale di Bari, la cui gravissima inidoneità è evidente da anni, ha costretto l’attività giudiziaria a un cammino “”con il freno a mano perennemente innestato””, si legge ancora nella missiva indirizzata in via Arenula. E quindi adesso bisognerà “”restituire dignità alla Giustizia penale a Bari””. Rivediamo, allora, le tappe che hanno condotto addirittura l’esercizio della Giustizia a Bari nelle tende della Protezione Civile, una vera ‘via crucis’ nel deserto delle Istituzioni. A Bari nel 1998, per incapienza del Palazzo di Giustizia di P.zza De Nicola, gli uffici delle sezioni penali venivano trasferiti in un immobile di proprietà INAIL in via Nazariantz. Un immobile non realizzato per la funzione giudiziaria, si badi. Gli avvocati, però, hanno continuato a svolgere la loro attività col solito impegno e abnegazione e sin da allora fu promessa l’edificazione di una “Cittadella della Giustizia”. Trascorsero sei anni e nel 2004 l’immobile venne sottoposto a sequestro dalla stessa Procura (“inquilina” del palazzo), con facoltà d’uso, per evitare che la funzione giudiziaria fosse improvvisamente interrotta. <<E gli avvocati hanno continuato a svolgere la loro professione con lealtà e impegno in un immobile inadeguato e pure sottoposto a sequestro giudiziario>>, scrive oggi il presidente della Camera Penale Guglielmo Starace alla Cartabia. Passano altri sei anni e dal 2010 in poi in quell’immobile furono segnalate carenze igienico/strutturali, ragioni per cui nell’anno 2016 (altri sei anni…un caso?) vennero effettuate opere urgenti “a causa di consistenti infiltrazioni di acqua piovana e rischio imminente per l’incolumità dei fruitori dell’edificio”. E gli avvocati? Nonostante quelle condizioni, hanno continuato a svolgere la loro professione con impegno e lealtà. All’inizio del 2018 in quell’edificio fu scoperta una considerevole presenza di “ratti” che stavano distruggendo l’archivio della Procura e infestando altri uffici: l’archivio venne chiuso e disposta la derattizzazione dell’intero edificio, mentre gli avvocati di Bari continuavano a tener fede all’impegno solennemente assunto. Ma a maggio 2018 fu improvvisamente disposta la chiusura del Tribunale a seguito della revoca dell’agibilità per rischio di crollo: le udienze sospese e fu disposto il trasloco con urgenza, mentre il mese successivo la Protezione Civile allestiva “tende” da campo sul piazzale del Tribunale per celebrare le udienze già fissate, rinviandole a data fissa ed evitando migliaia di notifiche a carico degli uffici. Il Ministro della Giustizia dell’epoca venne visitare quelle tende baresi. E ovviamente anche i penalisti erano lì sotto le tende, al caldo torrido, per aiutare la Giustizia a superare le difficoltà, confidando nella nomina di un Commissario ‘ad acta’, mai arrivata e in una Cittadella della Giustizia mai realizzata. Da allora e fino a settembre 2019 le sedi della Giustizia a Bari si moltiplicarono: Piazza De Nicola, Via Brigata Regina, la sede dell’ex Tribunale di Modugno e di Bitonto, l’aula delle convalide della locale Casa circondariale, oltre alle vecchie sedi del Tribunale per i Minorenni e del Giudice di Pace. E pure gli avvocati hanno peregrinato in lungo e in largo, tra mille difficoltà. A settembre 2019 altro colpo di scena: tutti nel Palazzo ex Telecom di via Dioguardi e lì, da quel momento si sono celebrate con estremo disagio (in un immobile costruito ancora una volta per altre funzioni e “adattato” alle esigenze della Giustizia), le udienze. Nel frattempo arrivava il <<miraggio del “Parco della Giustizia”, per la realizzazione del quale non abbiamo mai ricevuto risposte concrete su progetti, costi e cronoprogramma>>, notificano per iscritto alla Cartabia i penalisti baresi. Un anno fa scoppiava la pandemia e gli avvocati baresi, peggio del popolo ebraico alla ricerca della Terra Promessa, sono andati in caserme, carcere, uffici giudiziari e studio per svolgere il loro compito al fianco dei loro assistiti, spesso detenuti, mentre a maggio 2020 si scopre pure che, in virtù d’uno studio del responsabile della prevenzione, la maggior parte degli ambienti adattati ad aule in via Dioguardi non potevano contenere più di sei persone, la più grande non più di diciotto: si può andare avanti così nell’esercizio della Giustizia a Bari? <<Egregia Ministra Cartabia, quando siederà in Via Arenula, troverà in qualche cassetto un fascicolo dedicato all’edilizia giudiziaria barese. La preghiamo fervidamente di dare priorità, anche (se lo riterrà opportuno) nominando un Commissario ‘ad acta’ per l’evidente stato di emergenza e di grave necessità alla risoluzione d’un problema che offusca la dignità dello Stato>>, l’ultima supplica degli avvocati baresi a un Ministro della Giustizia, dopo quasi trent’anni di pellegrinaggi.

Francesco De Martino

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