La donna echeggia nella voce di Lucio
Avrebbe potuto diventare una rock star e in Italia detronizzare un Vasco Rossi. Non gliene mancarono né il tempo, né l’occasioni. Semplicemente, non volle. E ciò per una lunga serie di ragioni, non escluso un cattivo carattere. Morì quando poteva essere ancora nel pieno della carriera (aveva appena 55 anni), benché socialmente fosse già scomparso da un pezzo. In qualche modo la stessa storia di Mina. Forse l’intricato e nebuloso lato umano di quest’uomo è altrettanto intrigante che quello musicale, del quale invece si sa tutto. A gettare un po’ di luce sul primo contribuisce Tiziana Manfredi, autrice di ‘E penso a te’, spettacolo che omaggia Lucio Battisti. Prodotto da Scene APS, lo spettacolo è stato in cartellone al Piccolo Teatro Eugenio D’Attoma sabato scorso. La Manfredi adotta quella ben collaudata formula mista in cui racconto esistenziale e racconto musicale procedono in parallelo, intersecandosi periodicamente. Con la differenza che invece di vestire i panni di anonima conduttrice, veste quelli di una delle donne conosciute da Battisti : Christine Leroux, la cacciatrice di talenti che per conto della Ricordi fu la prima a fiutare il talento di Lucio. E per dare spessore al personaggio accentua la cadenza francese. Palaudata di nero con eleganza sobria, Tiziana Manfredi dà così il ‘la’ ad un lungo e appassionato affresco sospeso tra storia e ipotesi, aperto anche a rivelazioni e aneddoti. A intervallare la narrazione sono i grandi successi di Battisti, affidati alla chitarra di Massimo Abrescia, alle percussioni di Stefano del Sole e alla voce di Vanni Variato. Apprezzabili queste cover, soprattutto per il non facile lavoro di ri-arrangiamento. Il risultato (interessante) è un possibile Battisti ‘da strada’, qualcosa di molto vicino ai concerti tenuti sui marciapiedi delle vie centrali delle grandi città da band povere-ma-belle, quelle realtà struggenti che vivono ‘a cappello’ e che non sarebbero spiaciute al Nostro. Il generoso Variato fa quel che può, tenuto conto che, ogni qual volta si ascoltano cose di Battisti, qualunque sia la voce maschile impegnata, ad essa prima o poi nel pensiero dell’ascoltatore si sovrappone quella di Lucio e il senso della perdita, allora, si fa devastante, compromettendo alquanto al piacere dell’ascolto. Ciò invece non accade – e per paradosso proprio per l’improponibilità del confronto vocale – se la voce è femminile. Mina ne diede ampia dimostrazione. E proprio la ricostruzione di un famoso duetto di Mina e Battisti trasmesso dalla RAI nei primi anni settanta, diventa nel finale il momento più alto dello spettacolo. Soprattutto perché la Manfredi tira fuori la sua (notevole) voce e così, come per magia, Lucio sguscia tra le maglie dei ricordi e riacquisisce consistenza materica. Sì, nella voce di Lucio, con o senza lo zampino di Mogol, ha sempre echeggiato la voce di una donna.
Italo Interesse
Pubblicato il 26 Marzo 2019



