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La fabbrica verso la chiusura, a rischio il futuro di 40 lavoratori

Di Sciascio: “Entro il 3 ottobre una rete di protezione per i dipendenti”. Si cercano soluzioni anche per rilancio, riconversione o reindustrializzazione del sito

La chiusura dello stabilimento è già stata decisa, ma per i circa 40 lavoratori della Brovedani di Modugno resta ancora da capire che cosa accadrà quando verrà meno l’attuale protezione degli ammortizzatori sociali e quale futuro potrà avere un sito destinato a perdere la produzione, che l’azienda intende concentrare a San Vito al Tagliamento, in provincia di Pordenone. È su questi due fronti che si è riaperto il confronto nella task force Occupazione della Regione Puglia, presieduta dall’assessore allo Sviluppo economico e Lavoro Eugenio Di Sciascio e dal presidente del Sepac Leo Caroli.

L’incontro, richiesto dalle organizzazioni sindacali e al quale ha partecipato anche l’azienda, segue il primo tavolo convocato all’inizio di agosto e prova ora a tenere insieme l’emergenza occupazionale e la prospettiva industriale. La Regione punta infatti a individuare gli strumenti necessari per tutelare nell’immediato i dipendenti, senza considerare già chiusa la partita sullo stabilimento di Modugno e lasciando aperta la ricerca di una soluzione che possa conservarne una funzione produttiva.

“Non condividiamo in nessun modo la scelta dell’azienda di chiudere lo stabilimento di Modugno, né le modalità adottate in queste settimane, pur consapevoli della complessità del quadro nel quale ci ritroviamo – dichiara l’assessore regionale allo Sviluppo economico e Lavoro, Eugenio Di Sciascio -. L’azienda ci ha rappresentato una decisione legata alla profonda crisi che attraversa il mercato dell’automotive e, secondo quanto riferito, alla mancanza di adeguati strumenti di sostegno nazionali ed europei al settore.

Siamo dentro una transizione industriale molto difficile, che sta mettendo sotto pressione la manifattura italiana ed europea, ma proprio per questo riteniamo necessario che le scelte sul futuro produttivo tengano conto anche delle ricadute sulle persone e sui territori. Come Regione abbiamo assicurato l’impegno su quello che possiamo fare concretamente – prosegue Di Sciascio – mettendo in sicurezza i lavoratori prima del 3 ottobre, data di scadenza del contratto di solidarietà di cui beneficiano i lavoratori come ammortizzatore sociale. Per questo abbiamo chiesto all’azienda di avviare immediatamente un confronto tecnico con i nostri uffici per individuare gli strumenti più efficaci”.

“Ma il nostro lavoro non può fermarsi agli ammortizzatori sociali. Il tavolo SEPAC resterà aperto per accompagnare questa fase difficile, perché mentre tuteliamo nell’immediato i lavoratori dobbiamo anche iniziare a costruire una prospettiva per il sito di Modugno. Non sappiamo oggi quale sarà la soluzione migliore, ma dobbiamo lavorare per mantenere aperta una possibilità di futuro. Difendere il lavoro significa anche non disperdere competenze, professionalità e patrimonio industriale, soprattutto in una fase nella quale l’Europa sta affrontando una trasformazione profonda del proprio sistema produttivo”.

“Abbiamo chiesto che il confronto tecnico – conclude Di Sciascio – parta immediatamente e che il tavolo resti aperto, perché non vogliamo arrivare al 3 ottobre senza aver costruito una rete di protezione per i lavoratori. Allo stesso tempo, intendiamo lavorare perché quella data non rappresenti la fine di ogni prospettiva per il sito di Modugno. Domani 1° settembre, insieme al presidente Leo Caroli, sarò ai cancelli dello stabilimento insieme ai lavoratori e il 2 settembre seguiremo il tavolo convocato presso il MIMIT per portare anche lì questa impostazione: la tutela delle persone, e un lavoro per costruire le condizioni di un rilancio, di una riconversione o di una reindustrializzazione del sito. È una vertenza che non possiamo considerare conclusa finché non avremo esplorato ogni possibilità concreta per dare un futuro ai lavoratori”.


Pubblicato il 1 Settembre 2026

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