Cultura e Spettacoli

La fatale stoccata di Caravaggio

Artista inarrivabile, Michelangelo Merisi detto Caravaggio fu anche un personaggio turbolento. Già donnaiolo, beone, giocatore e forse baro, fu ripetutamente incarcerato per risse, violenze, bravate e schiamazzi. Parecchie volte, impunito, dovette fuggire. Il che spiega almeno in parte il colore errabondo della sua tormentata esistenza. Il 28 maggio 1606, però, la fece grossa uccidendo un uomo in duello, dallo stesso duello uscendo malconcio. Il fattaccio ebbe luogo a Roma, a Campo Marzio – si disse – a causa di un diverbio originato da un’accesa interpretazione delle regole della pallacorda (l’antenato del tennis), a cui Merisi e il suo rivale, Ranuccio Tomassoni, stavano giocando. Esistono però grossi dubbi in proposito. Fra i due dovevano esistere ben più gravi e antiche ruggini, che potevano essere risolte soltanto con un duello. Ma siccome queste sfide erano severamente vietate, si ritiene che i due rivali abbiano inscenato l’alterco per poter invocare l’assenza di intenzione e non incorrere nei rigori della legge. Quanto alle vere ragioni del sanguinoso confronto, molte sono le strade : un adulterio consumato dalla moglie del Tomassoni col Merisi oppure altra donna contesa, tale Filide Melandroni. Il Tomassoni era un tipaccio, faceva infatti il prosseneta e ad alto livello. E la Melandroni, che era la cortigiana più ricercata dell’Urbe, costituiva il ‘pezzo’ migliore della sua scuderia. Ora, il Merisi, dopo che nel 1597 aveva ritratto la donna in una tela conservata al Kaiser Friedrich Museum di Berlino (vedi immagine), ne aveva fatto la sua modella preferita e probabilmente anche la sua amante. Tanto non poteva non dispiacere al Tomassoni, il quale temeva che tra pose e amplessi Filide sottraesse troppo tempo al suo ‘lavoro’. Il tempo è denaro, e così… Ma chissà che di mezzo non ci fosse altra (venale) ragione : un debito di gioco non pagato. Altri studiosi considerano pure la strada politica : la famiglia Tommasoni era notoriamente filo-spagnola, mentre Michelangelo Merisi era un protetto dell’ambasciatore di Francia… Forse Caravaggio neanche voleva uccidere. Il Tomassoni morì, rapidamente, per una stoccata alla coscia, (appare plausibile pensare ad una rescissione dell’arteria femorale con conseguente emorragia). Ugualmente Caravaggio si ritrovò condannato a morte in contumacia. Sulla condanna avevano inciso sia i suoi pessimi precedenti sia il peso della vittima : Tommasoni apparteneva al più temuto clan di Roma, una famiglia legata ai Farnese e nelle grazie della non meno potente casata degli Aldobrandini. Ad aiutarle Caravaggio a fuggire fu il principe Filippo I Colonna, il qualegli offrì asilo all’interno di uno dei suoi feudi laziali. Il grande pittore non rimise più piede a  Roma.

Italo Interesse

 


Pubblicato il 28 Maggio 2022

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