Cronaca

La fatica d’essere dei pedoni a Bari

In più di una circostanza ci siamo soffermati sulla fatica d’essere pedoni a Bari, qualche volta a proposito dello sconcio di vedere passaggi zebrati e scivoli occupati da auto in sosta, qualche altra volta a proposito di un piano di calpestio inadeguato. E’ dura spostarsi lungo marciapiedi che, già stretti e lerci, sono affollati da una selva di transenne, cabine, edicole, fioriere e bancarelle abusive. C’è poi il rischio di farsi male: Mattonelle sconnesse o pali mal rimossi (cioè con un moncone di alcuni centimetri che fuoriesce) non attendono che un passante sfortunato. Si può inciampare anche nel rottame di un telaio di bicicletta ancora assicurato ad un lampione, dopo che sciacalli abbiano fatto man bassa di ruote, sellino, faretto, manubrio e campanello. E si può inciampare persino nella sola catena di sicurezza rimasta ancorata da qualche parte. C’è chi spostandosi su due ruote per andare al lavoro preferisce affrancarsi dell’incomodo di catena e catenaccio (che nel caso di una bicicletta possono rappresentare un peso superiore a quello dello stesso mezzo). In altre parole, scooteristi e ciclisti che evidentemente dispongono di rimesse private, una volta giunti a destinazione non hanno da tirar fuori dal bauletto il proprio rudimentale antifurto : lo trovano già sul posto. E quell’antifurto per almeno dodici ore al giorno staziona lì, esposto ai bisogni delle bestie (bel focolaio infettivo) e alle intemperie. Alla lunga quest’ultime non perdonano. Sicché un giorno una chiave non ce la fa più ad avere ragione di una serratura. Occorre allora ricomprare tutto. E la vecchia catena con relativo catenaccio resta lì per sempre, a coprirsi di ruggine e microbi, e soprattutto ad ‘aspettare’ che un piede vi incappi. Questi non dichiarati ordigni urbani possiedono la capacità di colpire anche a lungo, lunghissimo termine. La rimozione di questi altri ‘rifiuti pericolosi’, spetterebbe – e con ragionevole sollecitudine – agli stessi proprietari. Ma chiediamo troppo, ce ne rendiamo conto. Alla bisogna, allora, dovrebbero provvedere le squadre specializzate dell’Amiu. Ma se una carcassa di bicicletta, dando nell’occhio, richiama prima o poi l’attenzione degli addetti ai lavori, così non è per le catene abbandonate. Per cui, a meno che un cittadino denunciandone la pericolosità non solleciti l’intervento della Municipalizzata, esse possono restare lì anche dieci, quindici, vent’anni… Rottami che finiscono con l’assumere una natura malefica. La stessa natura paziente e malefica della tela del ragno o di una mina antiuomo dell’ultima guerra scampata a tutte le bonifiche e ancora lì, in ‘attesa’…

Italo Interesse


Pubblicato il 6 Giugno 2015

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