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La Fiera del Levante e l’ambiente, la storia si ripete

Sarà all’insegna della sostenibilità ambientale, economica e sociale l’83esima edizione della Fiera del Levante “Dove pulsano le idee” organizzata a Bari dal 14 al 22 settembre. Domani, per il secondo anno consecutivo, il Presidente del Consiglio dei Ministri – Giuseppe Conte- inaugurerà la Campionaria Generale Internazionale, alle 10,30  nel Nuovo Centro Congressi. Grande soddisfazione è stata espressa dalla Nuova Fiera del Levante dedicata quest’anno ad un argomento di grande attualità che rappresenta una sfida importante di oggi e di domani. “Nuova Fiera del Levante -si legge sul sito della campionaria- lavora su una campagna di educazione ambientale per rispettare il territorio. Pensare al futuro del Pianeta. Guardare un mare pulito e plastic free che abbraccia la sua città: Bari. Con l’hashtag #nonabbiamounPianetaB: il tema dell’edizione 2019 sarà quindi incentrato su cambiamento climatico e transizione energetica, innovazione tecnologica e futuro del lavoro, lotta alla povertà e alle disuguaglianze, salute e sicurezza alimentare, educazione e formazione continua, cooperazione internazionale, infrastrutture e mobilità sostenibile, dialogo interreligioso, protezione dell’ambiente e sviluppo economico. Per nove giorni dunque, la Campionaria si occuperà di tematiche di grande attualità che impongono una gestione più responsabile del nostro Pianeta e darà voce a personalità internazionali che attraverso le loro azioni possono aiutarci ad affrontare le sfide di oggi e di domani”. Un tema, quello ambientale, che a quasi un secolo di distanza, viene riproposto proprio nel luogo simbolo dell’esposizione di un’Italia avanguardista in tantissimi settori: dal commercio alla tecnologia, dalla lotta allo spreco al riciclo dei rifiuti, dalle scoperte scientifiche alle nuove sfide industriali. Infatti a partire dalla quarta edizione svolta dal 6 al 21 settembre del 1933 il leitmotiv ambientale trovò, ogni anno, spazio in numerosi padiglioni dedicati: dalla mostra Forestale e Montana a quella del Mare, passando per il Salone della Chimica, Elettrochimica e della Tecnica all’interno dei quali venivano esposte le ultime novità in termini di “Green economy”. Un settore che ebbe un’ulteriore spinta subito dopo le sanzioni imposte dalla Società delle Nazioni all’Italia nel 1935, e che dettero impulso all’autarchia economica con un compito molto arduo:mantenere la società e l’economia italiana nel solco della modernità tecnologica facendo leva solo sulle proprie risorse; compito reso particolarmente difficile, perché il nostro Paese, a differenza delle altre “autarchie” internazionali, era (ed è) pressoché privo di combustibili fossili e povero di materie prime. Così le migliori intelligenze della scienza e della tecnologia italiana si impegnarono nel tentativo di delineare una sorta di obbligata e involontaria “riconversione verde” dell’economia e della società italiane, tema di grande attualità nell’odierna crisi ecologica segnata dai limiti dello sviluppo e dall’impossibilità di una crescita infinita dell’economia in un mondo finito. Il rischio che l’Italia scivolasse in una recessione rovinosa, con conseguenze sociali devastanti, era indubbiamente elevato. Dunque gli scienziati e i ricercatori si sentirono investiti di una grande responsabilità su di un terreno in larga parte inesplorato: non stupisce allora la loro mobilitazione e l’adesione convinta ed in certi casi entusiastica ad un’impresa che ne metteva alla prova le capacità inventive e l’originalità innovativa.La priorità fu innanzitutto la lotta agli sprechied ai recuperi nel campo della combustione e dell’impiego delle varie forme di energia. Diverse le esperienze virtuose di raccolta differenziata e riciclaggio presentate e successivamente raccolte in un volume “La lotta gli sprechi ed il recupero dei rifiuti solidi urbani” tratto dai riassunti dell’omonimo convegno, organizzato a Torino dal 23 al 25 giugno 1939, con 621 partecipanti ufficiali e ben 195 relatori. La più significativa fu probabilmente quella realizzata dall’Azienda dei servizi municipalizzati di Milano, con il cosiddetto obiettivo “rifiuti zero”, oggi agitato dai settori più avanzati dell’ambientalismo.Innumerevoli furono le scoperte e le invenzioni degli scienziati italiani nel campo della biochimica e dell’energia. Di particolare rilievo furono i progressi nella produzione e trattazione di fibre, di combustibili, e di energia generata da fonti rinnovabili che fecero dell’autarchia verde, appunto, una “Green economy” ante litteram. Queste ed altre scoperte furono d’attrazione per molti visitatori della Fiera italiani e stranieri. Tra i cavalli di battaglia che il nostro Paese poteva vantare nel settore verde non dimentichiamo di citare la trasformazione di legna o di zuccheri in biocombustibili, cellulosa e fibre tessili; lo sfruttamento del metano e dei biocombustibili per sopperire alla carenza di petrolio fossile; le fonti rinnovabili: energia idroelettrica, solare ed eolica a cura del neonato Istituto Nazionale di Geofisica (1936). Come si nota da questo breve excursus, l’esperienza storica dell’autarchia ci dimostra come la ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica possano essere esaltate dal senso del limite e dalla necessità di ridisegnare un’economia verde. La disponibilità immediata di grandi stock di energia concentrata, nel secondo dopoguerra, molto spesso ha impigrito la scienza e la tecnologia, inducendole a sottrarsi al compito ben più arduo di riuscire a mettere in valore un’energia, abbondante ed inesauribile, ma spazialmente dispersa e quasi inafferrabile come, ad esempio, quella solare. Quell’esperienza, tra l’altro, ha anche il grande pregio di essere stata tentata, e in parte realizzata, su larga scala, coinvolgendo un’intera nazione, dimostrando che vi può essere un percorso praticabile in cui tenere insieme la modernità con i limiti naturali dello sviluppo. Il valore di quella esperienza sta proprio nell’indicare come realistica e praticabile una conversione all’economia verde all’interno della complessità di una società moderna, senza che si producano sconvolgimenti violenti per l’ambiente e socialmente insostenibili. Curioso sarà constatare se il network dedicato, della Nuova Fiera del Levante, cent’anni dopo, saprà offrire altrettante e maggiori soluzioni in tema di sostenibilità e tutela ambientale.

Maria Giovanna Depalma

 

 

 

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