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La Gabbia dell’Elefante

Per una trentina d’anni ha rappresentato la più grossa (e inappagata) curiosità degli abitanti del brindisino. Quante fantasie sono fiorite intorno alla funzione di The Elephant’ Cage, la gabbia dell’elefante, questa misteriosa ed inquietante base USA sorta alla fine degli anni cinquanta tra Brindisi e San Vito dei Normanni (vedi immagine). Si parlò di arsenale, di armi segrete, di rifugio antiatomico. Si parlò soprattutto di base missilistica. La gente era convinta che ad ogni pilone esterno  corrispondesse, sottoterra, un missile. Alimentavano la diceria l’assoluto riserbo dei pochi militari cui era concesso di abbandonare la base e il fatto che la stessa fosse fisicamente inavvicinabile : Nessuno poteva fermarsi, nemmeno a piedi, lungo la strada provinciale che costeggiava il mastodontico complesso (proprio come accade oggi con l’Area 51, nel Nevada). Dal canto loro i militari nulla facevano per smentire tale diceria, che indirettamente tornava a beneficio della sicurezza della struttura, la quale in realtà era un’antenna radiogoniometrica con cui Washington intercettava qualsiasi tipo di comunicazione (radio/telefonica, telegrafica e video) intercorrente tra i paesi aderenti al Patto di Varsavia e, per colmo di sfiducia, anche tra quelli alleati, cioè facenti parte del Blocco Nato. Alimentare tale equivoco, poi, rientrava nella raffinate strategie depistanti suggerite dalla guerra fredda : Nello stesso anno (1960) in cui sorgeva la Gabbia dell’Elefante, a meno di centocinquanta chilometri a nord-ovest, tra Puglia e Lucania gli USA installavano sulle Murge ben dieci basi missilistiche, ognuna dotata di tre ordigni, tutti a testata nucleare. Ma i mezzi d’informazione tacquero in proposito e il fatto che queste installazioni trovassero posto lontano dai centri abitati e in zone a scarsa vocazione agricola fece il resto. Sicché, questi colossi alti dieci metri e vistosamente dipinti a scacchi bianchi e neri benché fossero in costante posizione di lancio, non furono mai oggetto di conversazione nelle piazze, nei circoli e nei bar di Altamura, Gravina, Mottola, Spinazzola e delle altre località interessate. A conservare la consegna del silenzio, poi, concorse il fatto che queste postazioni dopo neanche tre anni vennero smantellate in base agli accordi successivi alla crisi di Cuba del 1963. La Gabbia dell’Elefante, invece, rimase operativa fino all’ottobre del 1994, quando, dopo la caduta del muro di Berlino, la base venne considerata dagli Stati Uniti non più utile operativamente e disattivata, salvo una temporanea riattivazione durante la crisi dei Balcani. Nel 2000 la vistosa antenna fu smantellata. Nel 2003, la base venne restituita al governo italiano che successivamente ne donò una parte al Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP) che dal 2000 gestiva, nell’aeroporto militare di Brindisi, la Base di pronto intervento umanitario delle Nazioni Unite (UNHRD).

 

Italo Interesse

 

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