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La ‘gloria’, l’abbandono, la demolizione

Quello del Vlora, la nave che l’8 agosto 1991 sbarcò nel porto di Bari ventimila profughi albanesi, è diventato motivo di commemorazione annuale. Anche ieri si è ricordato uno dei momenti più importanti della storia del capoluogo con la diffusione via etere e in linguaggio morse delle famose parole pronunciate dall’allora sindaco Enrico Dalfino : “Sono persone, persone disperate. Non possono essere rispedite indietro, noi siamo la loro unica speranza”. In questi 28 anni si è detto tutto a proposito dell’evento che ha segnato l’inizio dell’era delle moderne emigrazioni. Si è invece detto pochissimo, quasi nulla di quella nave malridotta. Da dove spuntava, che fine fece?… Tecnicamente era una ‘portarinfuse’, ovvero una nave studiata per il trasporto di carichi non liquidi e non unitarizzati in container e pallet (bancali in legno o plastica utilizzati per l’appoggio di vari tipi di materiale e pensati per essere movimentati con carrelli elevatori). Impostata il 10 agosto 1959 presso i Cantieri navali Riuniti di Ancona, e messa in mare il 4 maggio 1960, l’allora Motonave Ilice entrò in servizio per la Società Ligure di Armamento. La vita sotto bandiera italiana durò un anno. Nel 1961 l’unità venne venduta alla Societè actionnaire sino-albanaise de la navigation maritime Chalship di Durazzoe ribattezzata Vlora (Valona). Comincia così l’oscura vita di carico-trasporto-scarico di una nave che mai avrebbe conosciuto il suo momento di gloria se un giorno, mentre riposava malconcia nel porto di Durazzo, reduce da una traversata dell’Atlantico (aveva caricato zucchero a Cuba), non fosse stata sequestrata da una torma di disperati e costretta a tornare in navigazione in precarie condizioni meccaniche. Fu un miracolo l’aver portato a termine la traversata di quel pur breve braccio di mare. Quando arrivò a Bari, la Vlora non era più in condizioni di navigare. Tant’è che quando giunse il momento di abbandonare il nostro porto, dovette farlo per mezzo di rimorchiatori. E qui cominciano gli interrogativi. Che fine fece quella nave? Da quel momento la Vlora smette di fare notizia, tutta l’attenzione (giustamente) essendo concentrata sul dramma di ventimila persone prive di tutto rinchiuse dentro lo Stadio della Vittoria. Reclamata dalla Società proprietaria, la Vlora rientrò a Durazzo.Venne riparata, tornò al lavoro? Forse no. Più probabilmente rimase a languire in quel porto per cinque anni. Di sicuro compì un ultimo viaggio, quello sino ad Aliaga,in Turchia, dove arrivò il 17 agosto 1996 per essere demolita preso il Bereket Ithalat Ihracat. Curiosità : la Vlora aveva tre gemelle, Ninni Figary, Sunpalermo e Fineo, motonavi acquisite da compagnie diverse.

Italo Interesse

 

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