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La guerra dei dirigenti all’ombra del Pd, tra servizi vuoti, sgambetti e ricorsi

Sarà piuttosto lungo l’elenco dei nodi da sciogliere e dei problemi da risolvere, per il futuro assessore al Personale della Regione Puglia post-elezioni visto che, a parte una una settantina di caselle dirigenziali ancora vacanti tra servizi e uffici ancora da coprire, addirittura a partire da dicembre dell’anno scorso (e altre venti posizioni per i pensionamenti affidate tutte “a interim” da ben sei mesi…), restano insolute pure altre questioni ribollenti. Come per esempio quelle dei tanti dipendenti precari e degli idonei nelle graduatorie di concorso che attendono la stabilizzazione, ma anche dei dirigenti esterni e di alcuni dipendenti in aspettativa (…perfino Cat. B – ex V livello) che al Co.Re.Com svolgono come niente fosse funzioni dirigenziali. E in mezzo a questo ‘bailamme’ non c’è da meravigliarsi se, tra colleghi dirigenti, scoppino liti che sfociano dinanzi al Giudice del Lavoro, con tanto di ricorso ex art. 700 cpc  d’urgenza perché i procedimenti adottati da altri dirigenti e Capoarea risultano frettolosi, incerti e difettosi. Ma andiamo con ordine e vediamo di capire cosa sta accadendo alla Regione a suon di carte bollate. Con tanto di ricorso presentato al Giudice del Lavoro, infatti, una dirigente regionale assunta da quasi trent’anni, a un passo dalla pensione e coordinatrice del Contenzioso Amministrativo, il mese scorso s’è rivolta al Magistrato chiedendogli di ordinare alla Giunta Regionale e al dirigente dell’Area Organizzazione di conferirle quell’incarico sottrattole inopinatamente da un collega. Nel corso della sua lunga carriera, si legge nel ricorso lungo una quindicina di pagine, la ricorrente ha ricoperto incarichi dirigenziali ‘prestigiosi’ e comunque, attinenti a molti settori e servizi regionali che alla fine hanno permesso all’Ente di incamerare somme milionarie. In più, la stessa ha collezionato corsi, master e progetti nel settore ‘management pubblico’, ma non è bastato ad evitare che l’ultimo incarico le fosse sottratto da un collega che, pur togliendo parecchie castagne dal fuoco alla giunta Vendola in qualità commissariale, adesso è stato destinato al posto suo, “…in aperta violazione del principio di correttezza e buona fede nella esecuzione del contratto”, si legge ancora nel ricorso presentato dall’esperta e indomita dirigente foggiana. Ora sarà il Giudice a stabilire chi ha ragione nel procedimento aperto d’urgenza, anche se appaiono poco solide le motivazioni a supporto della nomina del nuovo dirigente, tanto che la sola anzianità di servizio (addirittura dal 1975) e dirigenziale (dal 1983) metterebbe la ricorrente al riparo da sorprese, avendo maturato titoli ed esperienze di cui non esiste traccia nel curriculum del rivale che vorrebbe soffiargli il posto. A proposito, come mai con circa settanta servizi e uffici vacanti nell’Ente, è stato addirittura lasciato vacante uno che era occupato (Enti Locali) per prendere di mira proprio il Contenzioso, costringendo una dipendente a rivolgersi al Magistrato del Lavoro? Perché arrivare a definire posizioni in contrasto con i principi di
trasparenza, buon andamento e imparzialità dell’operato della pubblica
amministrazione, come potrebbe stabilire la giustizia dando un altro brutto schiaffo all’Ente passato da nemmeno due settimane proprio nelle mani di un ex magistrato? Il sospetto di cui le carte bollate ovviamente non parlano e che però corre di bocca nei corridoi regionali, è la posizione del dirigente convenuto in giudizio, che ha lasciato scoperto il servizio Enti Locali. Insomma, per essere più chiari, il sospetto è che l’ex Alta Professionalità del Servizio Elettorale, componente della segreteria regionale del Partito Democratico nonché a suo tempo sindaco (sempre per il Pd), dopo essere stato gratificato con un bel contratto a tempo determinato da dirigente dell’Area Attività Elettorale (scadenza dicembre prossimo)  sia già pronto per incassare anche il posto da dirigente del Servizio Enti Locali, lasciato vacante apposta per lui. Certo, tutto da dimostrare, tutto appartenente al mondo impalpabile delle congetture, anzi, delle supposizioni tinteggiate all’ombra di sigle e partiti che hanno appena vinto le elezioni. E come sempre sarà il tempo (galantuomo) a stabilire se si tratta di malignità o di caselle lasciate vacanti per farle occupare da chi sa destreggiarsi tra stanze, segreterie e sagrestie…

 

Francesco De Martino


Pubblicato il 9 Giugno 2015

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