Cultura e Spettacoli

La ‘mordacchia’ non piegò Giordano Bruno

Il 17 febbraio di 422 anni fa a Campo de’ Fiori, a Roma, Giordano Bruno veniva denudato e legato a un palo prima d’essere arso vivo. Il coraggioso e irremovibile pensatore era giunto sul luogo del supplizio in condizioni penose: Già segnato da torture reiterate oltre che improduttive (non abiurò nemmeno in punto di morte; anzi, respinse sia il crocifisso che i conforti religiosi), era stato messo in condizioni di non parlare. Temendo che l’ex domenicano – il quale una settimana prima aveva dovuto ascoltare in ginocchio la sentenza che lo scacciava dal foro ecclesiastico – potesse lanciare storiche invettive contro la Chiesa e l’Inquisizione, i suoi perfidi persecutori avevano disposto che gli fosse applicata la ‘mordacchia’.

Tutti erano rimasti colpiti dalle parole pronunciate dal frate ‘dissidente’ dopo che i giudici l’avevano consegnato al braccio secolare della Legge : «Maiori forsan cum timore sententiam in me fertis quam ego accipiam» («Forse tremate più voi nel pronunciare contro di me questa sentenza che io nell’ascoltarla») ; la testimonianza è contenuta nella ‘Lettera a Conrad Rittershausen’ da Kaspar Schoppe, un luterano convertito al cattolicesimo che fu presente sia al momento della lettura di condanna, sia a quello dell’esecuzione ; nella stessa missiva si legge anche : “ Egli volse il viso pieno di disprezzo quando ormai morente, gli venne posta innanzi l’immagine di Cristo crocefisso.

Così morì bruciato miseramente, credo per annunciare negli altri mondi che si è immaginato in che modo i Romani sono soliti trattare gli empi e i blasfemi. Ecco qui, caro Rittershausen, il modo in cui procediamo contro gli uomini, o meglio contro i mostri di tal specie.» Nota pure come bavaglio di ferro, briglia dei muti o briglia della comare, la mordacchia consisteva in un aggeggio in ferro il quale dal ‘morso’ che si applica ai cavalli si distingueva per la presenza di un uncino pensato per conficcarsi nella lingua della vittima. Una volta serrata da un lucchetto, la mordacchia obbligava il condannato a ingoiare il proprio sangue sgorgato dalla ferita provocata dall’uncino. L’impiego di questo delirante marchingegno non si spense con la fine dell’Inquisizione.

Stando a una testimonianza di Olaudah Equiano, un ex schiavo nigeriano vissuto tra il 1745 e il 1797, il bavaglio di ferro veniva ancora utilizzato nel XVIII secolo nelle piantagioni di cotone dell’America settentrionale come strumento di punizione contro gli schiavi di colore. La mordacchia era solo uno dei tanti strumenti di tormento impiegati dall’Inquisizione. Alcuni di questi avevano nomi curiosi: La Fanciulla di ferro o Vergine di Norimberga, la Culla della strega, la Culla di Giuda… –  Nell’immagine, Gian Maria Volontè nei panni di Giordano Bruno nell’omonimo film diretto da Giuliano Montaldo nel 1973.

Italo Interesse

 

 


Pubblicato il 17 Febbraio 2022

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