Cultura e Spettacoli

La musica salverà il mondo?

Si può raccontare il dramma dei migranti attraverso un romanzo, un film, uno scatto fotografico e, con qualche difficoltà in più, anche per mezzo della scultura e della danza. Ma con la musica?… Con la musica serve una sensibilità superiore. Per tale motivo gli omaggi di questo tipo sono molto rari. E ancora più raro è il caso di un compositore che si consacri a questo tema. E’ dunque motivo d’orgoglio per la nostra terra, che sulla  pelle vive pesantemente il dramma di gente in fuga dall’Africa e dall’Oriente, aver dato i natali al Maestro Luigi Morleo. Nato a Mesagne nel 1970 e docente di strumenti a percussione presso il nostro Conservatorio, Morleo ha dedicato cinque lavori al dolore degli schiavi dell’era globale. Un centinaio i fortunati che venerdì scorso all’Anchecinema hanno potuto emozionarsi con ‘Migranti 2.4’, ultimo segmento di questo particolare percorso compositivo. ‘Migranti 2.4’ è opera per vibrafono, marimba, fisarmonica e orchestra. I primi tre strumenti nell’esecuzione di quattro sere fa all’Anchecinema erano suonati, nell’ordine, da Luigi Morleo. Ivan Mancinelli e Ivan Shkurtarj, mentre l’orchestra Sinfonica Metropolitana di Bari era diretta da Walter Attanasi. Percussioni e orchestra ‘conversano’ fittamente con l’orchestra ; nel dialogo s’inserisce la fisarmonica, il cui impiego è spesso affidato all’improvvisazione. L’esito intriga. Il suono cristallino e fresco  di marimba e vibrafono evoca le stille d’acqua che grondano dagli stracci di disgraziati sfuggiti alla morte e approdati su un tratto di costa o a bordo di un’imbarcazione di soccorso. L’orchestra richiama l’idea d’una opinione pubblica preoccupata e ondivaga sul da farsi. E la fisarmonica, questa specie di intruso, questa specie di corpo estraneo, sembra rappresentare l’imponderabile, quel nonnulla che in questi viaggia della speranza fa la differenza, decretando capricciosamente chi nell’opulento Occidente è destinato a trovare la fortuna e chi no. Una partitura bellissima, un’esecuzione appassionata. Lungo e tra le righe commosso il plauso della platea. In precedenza il pubblico dell’Anchecinema aveva avuto modo di apprezzare la delicatissima Petite Suite di Claude Debussy. Chiusura di serata con ‘Le tombeau de Couperin’, che di nuovo ha visto la Metropolitana in grande spolvero. Attanasi non ha voluto concedere bis. Una scelta mal digerita dagli spettatori, vuoi perché in contrasto con una tradizione radicata, vuoi perché di Ravel e Debussy è stato inciso tutto, mentre lo stesso non può dirsi degli autori di casa nostra. Un movimento di ‘Migranti 2.4’ si poteva concedere.

Italo Interesse

 


Pubblicato il 3 Luglio 2018

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio