Cultura e Spettacoli

La Natività esalta il patrimonio carsico

Il successo della seconda edizione del Presepe vivente allestito dall’Associazione teatrale Fili D’Argento, per la direzione artistica di Maria Antonietta Fava, ha riacceso l’attenzione sulla grotta di Curtomartino. Il sito in questione costituisce una ricchezza del territorio di Acquaviva delle Fonti che la maggior parte ignora. E siamo alle solite: Dici ‘grotte’ e qui in Puglia la mente corre a Castellana e si ferma lì, dimenticando che il nostro patrimonio carsico vuol dire pure Villa Castelli, Ceglie Messapica, Putignano e Turi, solo per fare qualche esempio. Collocata 3 km a ovest dal centro abitato, la grotta di Curtomartino, la cui formazione risale a circa due milioni di anni fa, prende nome dall’omonima, bellissima contrada; bellezza però che non può reggere il confronto con lo spettacolo offerto sino alla fine dell’Ottocento per effetto di un esuberante manto forestale, poi disboscato e del quale sopravvivono isolati esemplari di querce. La parte visitabile della spelonca si allarga per un venti metri e si estende per circa cinquanta. Questo pur vasto e suggestivo ambiente rappresenta però solo una parte dell’estensione totale, dal momento che le acque sotterranee che hanno scavato la grotta hanno anche ostruito con la terra e il pietrisco trasportati i budelli d’accesso ad altri ambienti (per visite guidate contattare il 3398213332).  Oltre che un mirabile esempio di fenomeno carsico, la grotta di Curtomartino rappresenta altresì un importante sito faunistico per la presenza d’insetti e lepidotteri e soprattutto rappresenta un ancora più importante sito d’interesse archeologico. L’uomo cominciò ad abitarla ventimila anni fa, smettendo di farlo in epoca protostorica e storica. Del periodo più lontano i nostri progenitori hanno lasciato il segno sotto forma di arte parietale (grafemi lineari, disegni zoomorfi) e di artigianato litico: bulini, lame, punte di frecce, raschiatoi, grattatoi e schegge di lavorazione della selce; ireperti ritrovati si trovano presso il Museo Archeologico Nazionale di Bari. Del periodo a noi più vicino sono sopravvissuti resti di focolari e di ceramica acroma. A Curtomartino sono stati anche rivenuti numerosi resti di fauna: Equus  caballus, Bos primigenius, Cervus capreolus, Vulpes vulpes, Lepus europaeus, Equus asinus hydruntinus e una singola traccia di Hyaena. Tanta abbondanza fa credere che gli ambienti di Curtomartino abbiano fatto anche da stalle, da stanze di macellazione e magazzino di conservazione delle riserve alimentari, a conferma dell’elevato livello di vita raggiunto dalle comunità preistoriche che lì si avvicendarono. – Nell’immagine, l’incamminamento d’ingresso a Curtomartino ; il percorso artificiale prosegue lungo le pareti di tutto l’antro.

Italo Interesse

 


Pubblicato il 11 Gennaio 2022

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