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La nave dalle sette vite

Il 2 dicembre di settantatre anni fa un’imponente formazione della Luftwaffe si scagliava sul porto di Bari seminando distruzione e morte. Una quarantina le navi colate a picco. Tra queste c’era la nave Barletta, un incrociatore ausiliario già malconcio dopo tre anni di intenso servizio di guerra.  Incredibilmente, nonostante gli enormi danni riportati, la Barletta fu una delle pochissime unità vittime di quel tremendo bombardamento a scansare la demolizione e tornare a navigare. Ma andiamo con ordine. Nel 1931 i Cantieri Riuniti dell’Adriatico di Monfalcone consegnavano ai committenti questa piccola motonave mista della stazza di poco meno di duemila tonnellate : poteva trasportare fino a 1240 t. di merce e 82 passeggeri. Inquadrata nella Adriatica Società Anonima di Navigazione, la Barletta svolse servizio sulla linea n° 42 tra i nostri porti adriatici e quelli di Dalmazia ed Albania. Requisita dalla Regia Marina nel 1936, fu trasformata in incrociatore ausiliario, un escamotage cui la regia Marina dovette ricorrere ripetutamente in quegli anni per colmare il divario che la separava dalle marine francesi e britanniche (di fatto questi  mercantili e piroscafi armati con qualche pezzo di artiglieria e poche mitragliatrici antiaeree si rivelarono poco offensivi e assai vulnerabili, tant’è che la maggior parte di esse venne mandata a fondo da bombe, siluri e mine). Nel 1937 la Barletta svolse servizio di pattugliamento lungo le coste iberiche nell’ambito della guerra civile spagnola. A maggio del 1937, mentre era all’ormeggio a Maiorca, l’incrociatore fu centrato da una bomba d’aereo : lo scoppio uccise fra le quattro e le sette persone, ma non mise in pericolo l’unità, che presto tornò operativa. Dopo un breve periodo in cui tornò al servizio civile, questa volta sulle rotte egee, la Barletta fu di nuovo requisita all’ingresso dell’Italia nella guerra mondiale. Utilizzato come trasporto, posamine e nave di scorta, l’incrociatore rischiò ripetutamente d’essere silurato, ma ogni volta riuscì a scansare l’insidia. A gennaio 1941 uscendo dal porto di Brindisi entrò in collisione col piroscafo Merano. Sopravvisse anche a questo. A dicembre dello stesso anno si incagliò nelle acque di Salonicco. Nessun sommergibile nemico si trovava in agguato e la Barletta potette essere disincagliata. Venne infine la rovinosa notte di Bari. Colpita pesantemente, l’unità si abbatté su un fianco e affondò ; nella tragedia i morti furono 40, i feriti 44. Sembrava la fine per la gloriosa Barletta, ma quella nave aveva sette vite. Riportata a galla, venne trainata sino a Trieste per essere ricostruita. Il 1° novembre 1949 l’ex incrociatore ausiliario, tornato definitivamente piroscafo, si rimise su rotte di pace (la Trieste-Venezia-Bari-Pireo-Istanbul-Ibriz). Rimase in servizio altri tredici anni. Posta in disarmo a Trieste a settembre del ’62, l’anziana motonave venne demolita l’anno dopo.

Italo Interesse

 

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