La nostra memoria: in aula le fabbriche e i palazzi da tutelare
Comune di Bari. Dopo il rinvio del mese scorso, torna in aula l'elenco dell'assessorato alla Rigenerazione Urbana

Palazzi, palazzine e immobili d’arte da salvare a Bari, con un elenco di oltre duecento immobili che il Comune ha deciso di tutelare che verrà discusso e approvato in aula consigliare lunedì prossimo 9 marzo, in una seduta che comincerà alle quattordici in punto e che gli ambientalisti locali -guidati dall’ex consigliere Donato Cippone – promettono di seguire minuto per minuto. Eggià, dopo il repentino e improvviso rinvio della discussione sullo stesso argomento richiesto dal capogruppo piddì Michelangelo Cavone il mese scorso, s’è deciso di stare con gli occhi bene aperti.
Specie dopo che l’ultima villa di pregio stile ‘Liberty’ abbattuta pochi giorni fa con giardini e alberi annessi in via Giulio Petroni, speriamo l’ultima. Infatti l’autunno scorso la Giunta comunale ha approvato la delibera per l’adozione della “Variante normativa al PRG per le opere di architettura moderna e contemporanea”, ai sensi dell’articolo 12 della Legge regionale 14/2008. Il provvedimento – proposto dalla vicesindaca e assessora alla Rigenerazione urbana Iacovone – punta a tutelare e valorizzare manufatti e complessi architettonici di interesse storico/culturale.
La delibera, che ha già ricevuto il parere favorevole dei cinque Municipi, dovrà – come detto – passare dopodomani al vaglio del Consiglio, per l’approvazione definitiva. Tutto aspettando la redazione del nuovo Pug, con i fari accesi su complessi ed edifici del XIX-XX secolo di rilevante interesse architettonico, aree di insediamenti industriali storici, testimonianza delle origini produttive di Bari, complessi di edilizia residenziale pubblica di interesse storico, tra cui quelli nei quartieri Libertà, Madonnella, San Paolo e San Pio.
Un censimento condotto attraverso fonti bibliografiche e piattaforma del Ministero della Cultura, con una schedatura dettagliata di ogni opera, comprendente dati catastali, progettisti, epoca di costruzione e riferimenti di tutela, giusto per tutelare immobili che costituiscono testimonianza da preservare dell’architettura moderna e contemporanea. Insomma, il Comune ha individuato da tempo quest’elenco di duecento e passa edifici, bloccandone la demolizione, almeno per il tempo a venire.
Questa lista include simboli cittadini, architettura industriale (come l’ex Stanic, Enel, Fucine Meridionali) e immobili nel quartiere Murat e Madonnella, ma anche San Pasquale e Picone, partendo dalla normativa in vigore e in particolare ai sensi dell’art. 12 della Legge Regionale n. 14/2008. Nel documento che sarà discusso dopodomani nell’aula ‘E. Dalfino’ sono inclusi beni monumentali e opere di pregio e in ogni caso saranno consentiti interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, anche perché i palazzi storici da tutelare ne includono parecchi costruiti nei primi anni del secolo scorso.
Ad esempio Palazzo Mincuzzi, Palazzo Fizzarotti, la Stazione Centrale, ma anche l’Arco Angioino e il Palazzo dell’Ateneo e il Villaggio del Fanciullo al centro di piazza Giulio Cesare, proprio di fronte al Policlinico Consorziale. L’elenco ex art. 12 -pubblicato integralmente sul sito istituzionale dell’Ente – è stato redatto dopo un lavoro certosino eseguito dai tecnici, seguito da elaborazioni e approfondimenti condotti dallo stesso Comune a partire da una prima ricognizione formalizzata nel 2014 con lo scopo di promuovere valorizzazione, tutela e conoscenza del <<Patrimonio Identitario>> della Città.
E di ogni palazzo risultano, appunto, accatastamento, impresa costruttrice, anno dell’approvazione progetto e attuale proprietà, per arrivare anche ad una vasta lottizzazione approvata negli anni scorsi e in corso d’opera – ma che sarebbe ricompresa nell’elenco da mettere sotto tutela – alle ex acciaierie Scianatico, una volta area a rischio di degrado ambientale. E invece adesso nell’area dell’ex fabbrica Scianatico, tra Via Napoli e via Ammiraglio Caracciolo, un tempo industria siderurgica di fama nazionale, poi ridotta a struttura fatiscente con rischi per l’incolumità pubblica, sorgerà un grande complesso edilizio.
Francesco De Martino
Pubblicato il 7 Marzo 2026



