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“La pandemia ha creato un danno enorme all’arte e al suo mercato”

La pandemia ha creato un danno enorme all’ arte e al suo mercato. Ne è sicuro il professor Bruno Corà, uno dei critici italiani e internazionali maggiormente qualificati, curatore di mostre di assoluto prestigio, Presidente della Fondazione Burri. Insomma, non ha bisogno di presentazioni.

Professor Corà, che effetti ha prodotto la pandemia sul mondo dell’arte?

“Disastrosi. Come è facile ricordate vi è stato un fermo a tutte le manifestazioni e mostre, idem per gli scambi, inclusi quelli mercantili. Insomma, questa pandemia ha scombussolato tutti e i risvolti sono stati negativi. Però, paradossalmente, c’è qualche cosa di positivo o almeno di non negativo”.

Cioè?

“Nella fase della normalità abbiamo tenuto una pletora di manifestazioni e mostre, troppe e non sempre di buon livello qualitativo. La pandemia ci ha portati a riflettere su questo aspetto e appunto, come dicevo, su questo eccesso. Sicuramente sono segno di vitalità, ma con altrettanta schiettezza bisogna riconoscere non sempre di qualità. Ecco, bisogna filtrare. Ognuno ha diritto ad esprimersi, sicuro. Però assieme alla espressione, occorre un livello qualitativo elevato. In questa ottica, lo stop forzato ci farà bene”.

Come ci riprenderemo?

“Individuando iniziative verso autori di prestigio, comunicando alla gente cultura e qualità”.

Qual è oggi lo stato dell’arte contemporanea in Italia?

“Direi fluido, la ricerca va avanti e talvolta ripiega su sè stessa. Però le istituzioni pubbliche a volte non hanno scommesso adeguatamente sull’ arte contemporanea. Penso al futurismo. Tante opere sono andate a finire all’ estero e succede che quando dobbiamo organizzare mostre sul tema, bisogna chiederle in prestito ai musei. Insomma, l’arte contemporanea ha fatto fatica ad essere recepita dalle istituzioni”.

Le gallerie private?

“Hanno un peso fondamentale e servono come vetrina per molti artisti”.

La Puglia…

“Lavoro ed ho lavorato con tutte le regioni di Italia. Amo la Puglia che è terra di tradizione e di sensibilità, con buone gallerie di arte. Penso alla Pascali ad esempio. Bisogna avere il coraggio di investire sull’arte, sempre nella qualità”.

Bruno Volpe

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