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La parola “fine” nell’assetto del nuovo Consiglio regionale non è dietro l’angolo

A circa otto mesi di distanza dalle elezioni del nuovo Consiglio regionale della Puglia le novità nell’elenco degli eletti non sono ancora terminate. Infatti, dopo l’esito dei ricorsi al Tar (Tribunale regionale amministrativo) discussi lo scorso 15 marzo che hanno visto assegnare, sia pur in via non ancora definitiva, due seggi in più alle opposizioni di centrodestra ed a discapito della coalizione di maggioranza (23 anziché 21 e 27 anziché 29) ed una diversa ridistribuzione di seggi e, quindi, anche degli eletti all’interno della coalizione che ha sostenuto il riconfermato presidente Michele Emiliano, il Tar della Puglia ha accolto un altro ricorso (per il momento anche questo non definitivamente) presentato dal candidato Sergio Blasi del Partito democratico, non eletto nella circoscrizione di Lecce secondo la Commissione elettorale della Corte d’Appello di Bari, che invece ha chiesto l’annullamento dell’atto di proclamazione degli eletti nel Consiglio regionale pugliese “nella parte in cui sono stati attribuiti esclusivamente due seggi alla lista del Pd nella circoscrizionale provinciale di Lecce” poichè i seggi spettanti al PD in detta provincia, “in applicazione della normativa vigente”, dovrebbero essere tre e non due. Infatti, i giudici amministrativi baresi con un dispositivo reso noto ieri (ndr – per chi legge martedì) hanno dato mandato alla Prefettura di Bari, “in sede di verificazione, di procedere alla rideterminazione della ripartizione dei seggi in base al principio espresso nella motivazione”, che sarà depositata entro dieci giorni. Però, come è noto, la Prefettura aveva ricevuto lo stesso incarico già lo scorso marzo, a seguito dei precedenti ricorsi presentati da altri candidati consiglieri non eletti, tra i quali il barese Domenico De Santis, anch’egli del PD, ed ha già provveduto a “ridisegnare” la composizione dell’Assemblea regionale e da tale calcolo il salentino Blasi, contrariamente a quanto stabilito nell’atto di proclamazione della Corte d’Appello di Bari dello scorso mese di novembre, rientra già tra gli eletti. Quindi la Prefettura di Bari, alla luce di questo ulteriore verdetto del Tar Puglia, dovrà comunque procedere ad una nuova verifica che trasmetterà nelle prossime settimane ai giudici baresi che hanno sede nel Palazzo di piazza Massari, in vista dell’udienza dell’8 luglio prossimo, quando il Tar-Puglia si pronunceranno definitivamente su tutti i ricorsi presentati. Infatti, i giudici amministrativi baresi devono ancora pronunciarsi su altri due ricorsi di due candidati non eletti della coalizione di maggioranza, quello di Teresa Cicolella del Pd e di Antonio Raone della lista civica “Con Emiliano”. Mentre un altro ricorso presentato da un candidato non eletto dell’opposizione di centrodestra, Marcello Lanotte di Forza Italia, è stato rigettato dal Tar.  Quindi, fermo restando che al momento non c’è ancora nulla di definitivo, perché i provvedimenti finora emessi dal Tar riguardano solo i principi interpretatiti della legge elettorale regionale a cui si deve attenere la Prefettura di Bari per il riparto su base provinciale dei seggi tra le varie liste che hanno superato la soglia di sbarramento del 4% e di conseguenza indicare, sulla base delle attribuzioni provinciali ad ogni singola lista, anche i nomi degli eletti. Salvo, poi, vedere cosa succederà con i quasi scontati ricorsi al Consiglio di Stato che presenteranno gli attuali eletti in Consiglio regionale e che saranno revocati dal Tar-Puglia con la decisione finale del prossimo luglio. Ma un vero e proprio “cataclisma” nella composizione della nuova Assemblea regionale pugliese potrebbe avvenire non tanto per l’ingresso di candidati non eletti che prenderebbero il posto di un altrettanto numero di colleghi di lista che perderebbero il seggio, come potrebbe essere nel caso di Blasi e De Santis che andrebbero a sostituire rispettivamente i colleghi di partito Michele Mazzarano e Ruggiero Mennea, quanto nella ridefinizione dei seggi attribuite alle liste di maggioranza che hanno superato la soglia del 4%. Al momento, infatti, le liste di maggioranza (e quindi della coalizione di Emiliano!) che hanno ottenuto posti in Consiglio sono – come è noto – tre. Ossia, il PD, la lista “Con” e la lista “Popolari con Emiliano”. Però, se fosse accolta in via definitiva la pronuncia del Tar dello scorso marzo che ha riconosciuto all’opposizione di centrodestra due seggi in più a discapito della coalizione di maggioranza, allora i due seggi in meno sarebbero tolti uno a testa alle liste civiche di Emiliano, che passerebbero una (“Con”) da sette a sei rappresentanti e l’altra (“Popolari”) da sei a cinque, mentre il gruppo consigliare del PD rimarrebbe invariato nel numero complessivo di seggi, ma solo con qualche variazione territoriale per gli eletti. Però, uno scombussolamento ancor maggiore per la coalizione di centrosinistra nella distribuzione dei seggi potrebbe avvenire se il Consiglio di Sato nell’udienza del 22 maggio prossimo dovesse accogliere il ricorso in Appello di alcuni candidati della lista “Senso Civico – nuovo Ulivo” che, secondo l’interpretazione della Commissione elettorale presso la Corte d’Appello di Bari, non avrebbe superato il 4% e quindi non è stata ammessa al riparto dei seggi. Infatti, se il Consiglio di Stato accogliesse detto ricorso, – come si ricorderà – già respinto dal Tar-Puglia lo scorso gennaio, allora lo scenario che si aprirebbe potrebbe essere ben diverso. Difatti, nel riconteggio distributivo dei seggi di maggioranza, che come detto innanzi potrebbe essere addirittura di 27 e non più di 29 (come è attualmente!), potrebbero essere ripescate anche altre liste minori della coalizione di centrosinistra che, secondo la Corte d’Appello di Bari, per pochi decimi di percentuale non hanno ottenuto il 4% dei consensi, ma che invece, secondo il criterio di calcolo rivendicato da “Senso Civico”, potrebbero aver raggiunto anch’esse. In tal caso, infatti, se il ricorso di “Senso Civico” fosse accolto in Appello, si tratterà anche di stabilire se eventuali altre liste, che però non hanno presentato ricorso ma in base allo stesso criterio di calcolo otterrebbero seggi, avrebbero diritto anch’esse. Quindi, ciò che per ora è certo e che nell’Assemblea pugliese almeno quattro o cinque posti nella fila della maggioranza sono in bilico non solo per i nomi, ma anche per la distribuzione tra le forze politiche che la compongono. Però, le contese a suon di carte bollate non sono ancora concluse e la parola “fine”, per l’assetto definitivo del Consiglio regionale, appare non di certo dietro l’angolo.

 

Giuseppe Palella

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