La Passione secondo Giovanni: l’identità di Bach, tra spiritualità e tensione teatrale
Al Petruzzelli l’ensemble Il Pomo d’Oro diretto da Maxim Emelyanychev per uno dei vertici della produzione sacra del compositore

La stagione concertistica 2026 del Petruzzelli prosegue con un appuntamento di grande rilievo dedicato al repertorio sacro barocco: questa sera alle 20:30 andrà in scena la Johannespassion BWV 245 di Johann Sebastian Bach, affidata all’ensemble Il Pomo d’Oro sotto la direzione di Maxim Emelyanychev. Composta nel 1724 per il Venerdì Santo a Lipsia, la Passione secondo Giovanni rappresenta uno dei vertici della produzione sacra bachiana, distinguendosi per una drammaturgia intensa e quasi teatrale, che sembra anticipare per forza espressiva e tensione narrativa alcune istanze del teatro musicale moderno.
A differenza della più contemplativa Passione secondo Matteo, la Johannespassion si caratterizza per una tensione narrativa serrata, affidata al ruolo centrale dell’Evangelista, qui interpretato dal tenore Sebastian Kohlhepp. Dal punto di vista tecnico, l’opera alterna recitativi secchi e accompagnati, corali luterani e arie di forte introspezione, costruendo un equilibrio sottile tra dimensione liturgica e teatralità musicale.
La scrittura corale, spesso configurata come turba drammatica, assume una funzione quasi “scenica”, contribuendo a delineare con incisività i momenti di maggiore conflitto, mentre l’orchestra (ridotta ma estremamente espressiva) dialoga costantemente con le voci, in un intreccio contrappuntistico di straordinaria raffinatezza e densità simbolica. Non è secondario osservare come Bach, proprio in questa partitura, spinga il linguaggio armonico verso soluzioni di sorprendente audacia per l’epoca, utilizzando dissonanze, cromatismi e sospensioni per amplificare il pathos del racconto evangelico.
Ne deriva una scrittura che, pur ancorata alla funzione liturgica, sembra travalicarne i confini per farsi esperienza emotiva diretta, quasi fisica, per l’ascoltatore. Sul podio, Emelyanychev si è imposto negli ultimi anni come uno degli interpreti più autorevoli del repertorio barocco, grazie a un approccio filologico unito a una spiccata propensione alla vitalità ritmica. La sua collaborazione con ensemble specializzati come Il Pomo d’Oro garantisce una lettura storicamente attenta alle prassi esecutive ma capace di restituire tutta la forza drammatica delle partiture, evitando ogni rigidità accademica e privilegiando invece una narrazione fluida, pulsante, teatralmente consapevole.
Il cast vocale riunisce interpreti di solida esperienza nel repertorio bachiano: accanto a Kohlhepp, spiccano la contralto Luciana Mancini e il tenore Nicholas Scott, chiamati a dar voce alle arie più liriche e meditate della partitura. In questo contesto, particolare rilievo assume proprio il rapporto tra solisti e coro, elemento centrale nella costruzione drammaturgica dell’opera, dove il confine tra individuo e collettività si fa volutamente ambiguo.
La scelta della Johannespassion si inserisce coerentemente nella visione di una stagione che alterna un grande repertorio sinfonico ad approfondimenti nel campo della musica sacra, offrendo al pubblico barese un’occasione rara di ascolto su strumenti storici e con interpreti specializzati. Grazie all’acustica del Petruzzelli, la trasparenza timbrica dell’ensemble e la precisione del coro promettono un’esperienza d’ascolto particolarmente coinvolgente, capace di restituire con nitidezza ogni dettaglio della trama musicale.
Quello di oggi si configura dunque come un viaggio nel cuore della poetica bachiana, dove fede, dramma e architettura musicale si fondono in una sintesi di straordinaria modernità. Un appuntamento che, al di là della sua collocazione nel calendario liturgico, invita anche a una riflessione più ampia sul rapporto tra musica e narrazione, tra spiritualità e rappresentazione, confermando ancora una volta l’inesauribile attualità del linguaggio di Bach.
Rossella Cea
Pubblicato il 1 Aprile 2026



