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La poesia cancella il buio

Dove finisce il teatro per bambini, dove comincia quello per ragazzi, quando quest’ultimo cede il testimone all’arte scenica per adulti? Fissare questi limiti assumendo a punti di riferimento l’ingresso nella scuola primaria, nella fase puberale o nella maggiore età può rivelarsi fuorviante. ‘Dallae story’, spettacolo presentato come lavoro pensato “dai sei anni in su”, esemplifica tale difficoltà. E’ la storia, questa, di una famiglia che la guerra strappa alla felicità. Ma l’unica figlia della coppia, Dallae (uno splendido pupazzo animato a vista con stupefacente maestria), riuscirà chiudendosi in un mondo di fantasia a ritrovare l’incanto delle stagioni, delle farfalle, dei pesci, dei pupazzi di neve, dei cagnolini… Questa produzione Art Stage San, che martedì scorso è andato in scena al Kismet, oltre a ribadire il solco profondo che separa la cultura occidentale da quella orientale, solleva pure interrogativi di non poco momento. Esiste, almeno in teatro, un’espressione artistica di cifra universale, ovvero ad ampio spettro, che metta tutti d’accordo? Sembrerebbe di sì, sembrerebbe di no. Questo gran lavoro di Hyusan Jo, che con rara e struggente delicatezza alterna l’arte di animare pupazzi, all’arte del mimo, a giochi d’ombra e accenni di danza tradizionale coreana, mette in mostra una vocazione formativa a doppia direzione : da un lato avvicinare i piccoli a una visione del futuro che non smarrisca il senso della poesia e, di contro, sollecitare chi piccolo non è più alla riscoperta della “straziante, meravigliosa bellezza del creato” (grazie, Pasolini). In questo nobilissimo esercizio spirituale, però, Hyusan Jo pretende il massimo dall’una e dall’altra categoria di spettatori. Non sempre lo ottiene. ‘Dalle’s story’ vive allora di acuti potentissimi che si levano all’interno di un tessuto narrativo che un poco affatica per questa assenza di parole e fretta, per la leggerezza enfatica con cui il racconto si snoda, per l’attenzione al gesto spinta ai limiti della geometria (notevole il contributo musicale di Jaihwang Chung). Studiando il comportamento del pubblico era percepibile questo saliscendi dell’attenzione, questo alternarsi di attimi di rapimento ad altri di frustrante impotenza a cogliere le suggestioni più profonde. Ma nell’insieme ‘Dallae story resta lavoro di altissimo valore anche se illumina il fruitore, bimbo o adulto che sia, una sola volta, brevemente. Perché questi sono sprazzi di bellezza accecante che nell’animo depositano semi preziosi, destinati invariabilmente a germogliare. – Prossimo appuntamento per la stagione di Teatri di Bari al Kismet, domenica 9 dicembre con ‘Eloquio di un perdente’, di e con Giorgio Montanini (compagnia Altra Scena).

Italo Interesse

 

 

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