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La politica dovrebbe restare fuori dalla gestione della Popolare di Bari

Se le banche dovrebbero restare fuori da giochi politici, anche i politici dovrebbero restare fuori dalla gestione delle banche. Ma questa è forse solo una enunciazione di principio che verosimilmente non trova applicazione nella pratica. Infatti, il parlamentare pugliese Marcello Gemmato di “Fratelli d’Italia”, insieme al collega di gruppo Davide Galantino, ha inoltrato al Governo un’interrogazione circa le nomine nel primo consiglio di amministrazione della Banca Popolare di Bari che dovrebbero avvenire a breve da parte del Governo, essendo l’istituto bancario barese, lo scorso giugno, trasformatosi da società cooperativa in spa e divenendo, però, praticamente un istituto di proprietà pubblica grazie al salvataggio dello Stato, che – come è noto – è intervenuto a ricapitalizzare attraverso il Medio credito centrale la vecchia Bpb, che era stata ridotta in default dalla gestione familistica degli Jacobini. “Tra le banche andate maggiormente in crisi negli scorsi anni, con difficoltà dovute spesso alla commistione tra politica ed istituti di credito – si legge nell’interrogazione parlamentare di Gemmato e Galantino – c’è la Banca Popolare di Bari che è stata protagonista di inchieste relative a malversazioni e malagestio”. Difatti “lo Stato – hanno ricordato nell’interrogazione al Governo i due parlamentari del partito di Giorgia Meloni – ha contribuito con uno stanziamento fino a 900 milioni (ndr – di Euro), tramite Mediocredito centrale, per il rilancio dell’istituto stesso e per trasformarlo in una banca di investimento per lo sviluppo del Sud”. Tra i nomi che circolano in poll position  per la nomina nel primo cda della nuova Bpb figurano le candidature di due avvocati, la barese Cinzia Capano ed il biscegliese Berardino Cozzoli, dove la prima è – come si ricorderà – una ex parlamentare (2008-2013) del Pd e ex assessore (2004-2008) nella prima Giunta comunale di Bari a guida Michele Emiliano; mentre il secondo, secondo alcune indiscrezioni, è considerato “professionista vicino al ministro pugliese degli Affari regionali, l’onorevole Francesco Boccia (Pd)”, anch’egli originario di Bisceglie. Per questo Gemmato e Galantino, nell’eventualità fossero confermate le voci dei corridoi romani del ministero dell’Economia che danno Capano e Cozzoli come prossimi amministratori di Bpb Spa unitamente ad un ex capo della Polizia di Stato, Giovanni Di Gennaro, in veste di presidente, nell’interrogazione hanno scritto: “Riteniamo incresciosa questa spartizione di potere tipica della Prima Repubblica”. Scopo dell’interrogazione, come hanno dichiarato gli stessi due parlamentari interroganti, è quello di “censurare la prassi delle nomine di esponenti politici, o rifermenti di essi, negli organi apicali delle Banche, in particolar modo territoriali, e valutare la possibilità di selezionare una classe dirigente – segnatamente per la Banca Popolare di Bari- meno legata alle dinamiche politiche della maggioranza di governo nazionale e regionale”. Sempre con riferimento alle notizie che da qualche giorno stanno circolando sulla possibile composizione del cda della Bpb si registra di una nota associazione di tutela degli utenti bancari, l’Adusbef, che nello stigmatizzare le ipotesi sulle nomine ha dichiarato che “per quanto di prestigio appaiono” sono però “lontane dalle esigenze dei piccoli risparmiatori”. Infatti, si legge nel comunicato dell’Adusbef: “Senza entrare nel merito delle persone, sicuramente tutti stimati professionisti, un passaggio di tale natura e portata, oltre a richiedere una condivisione allargata anche ai rappresentanti degli azionisti, pone alcune domande sostanziali: coloro i quali sono stati designati dal Mef a rappresentare il Cda della neonata Spa sono soggetti dotati di quei requisiti previsti dagli artt.108 e 109 TUB? Sono rispettati gli obblighi di incompatibilità di cui al D.Lgs 39 dell’8 aprile 2013 e soprattutto sono soggetti in grado di rilanciare la banca ed il valore delle sue azioni? Sapranno restituire liquidabilità alle azioni Bpb?” Un altro interrogativo che l’Associazione pone sempre con riferimento a prossimi vertici della Bpb è: “quali prospettive ci sono per il ristoro dei vecchi soci retail? Quali azioni risarcitorie / restitutorie / transattive verranno poste in essere dalla nuova banca per i vecchi azionisti ed obbligazionisti?” Infatti, secondo l’Adusbef, “dal panorama politico/istituzionale è completamente svanito ogni riferimento al ristoro dei vecchi soci”. Quindi, a colpire l’attenzione dell’Associazione è soprattutto il fatto che “da parte dei soggetti in campo, in questa fase, non vi sia stato alcun riferimento o alcun contatto con le associazioni di consumatori del Cncu lasciate fuori da ogni dialogo con la nascente banca”. Perciò in presenza di una così vistosa dimenticanza l’Adusbef conclude la sua nota sulla probabile composizione del cda di Bpb affermando: “non possiamo tacere sul disinteresse ed il silenzio calato sulle migliaia di piccoli azionisti che le associazioni rappresentano ed assistono già dal 2015. Ricordiamo, infatti, che decine sono state le vittorie conseguite dalle associazioni anche dinanzi all’Acf (ndr – Autorità per i contenziosi finanziari), mentre migliaia sono i risparmiatori assistiti dalle associazioni nel nascente processo penale che meritano risposte certe e celeri”. Ma degli azionisti ed obbligazionisti truffati dalla Banca popolare di Bari il Governo nazionale forse si è già dimenticato il giorno dopo l’ok dei vecchi soci alla trasformazione in spa dell’istituto cooperativo. Un atto di fiducia incondizionato, quest’ultimo, che speriamo però non venga tradito, come dalle notizie finora circolate appare.

 

Giuseppe Palella

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