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La ‘politica’ sta uccidendo la cultura: “E’ un massacro per le piccole compagnie”

E’ deciso: saranno le Regioni a regolarsi ciascuna per conto proprio su modi e termini di contrasto alla seconda, terribile ondata di contagi da Cov/Sars 2. E la paura di un nuovo, lungo periodo di clausura che possa far chiudere i battenti a imprese e compagnie che producono cultura e spettacoli fa daccapo novanta, in Puglia. “Il blocco delle attività artistiche e di spettacolo dovute al Covid-19 ci ha obbligato a confrontarci coi limiti in cui la produzione culturale pugliese si muove da tempo, amplificando la distanza del settore dalle altre categorie economiche e professionali del paese e dell’Europa”, apre la lettera inviata dalla Slc/Cgil di Puglia al presidente regionale Emiliano. La categoria che difende le ragioni degli addetti ai pubblici spettacoli ritiene inaccettabile, detto in breve, che si continui a procedere, ormai da almeno cinque anni, ad avvisi pubblici e progetti nell’ambito della Sezione Economia, al di fuori delle regole legislative. La Regione, denuncia il segretario Slc/Cgil Nicola Di Ceglie, è priva d’una legge e d’una regolamentazione del settore, lasciando mano libera ai soliti noti, continuando a emanare con gravi ritardi di pubblicazione e di pagamento, bandi annuali, triennali o di ristoro del tutto “insoddisfacenti rispetto alle reali condizioni di vita e di lavoro di operatori e artisti pugliesi”. Il rischio per i rappresentanti dei lavoratori culturali è quello di disperdere un “patrimonio di competenze e talenti senza eguali”, senza mai pensare di compiere un “radicale cambio di rotta” –come auspicano invece i sindacalisti – che  coinvolga gli attori dell’arte e dello spettacolo. E che garantisca a ognuno opportunità di sviluppo con adeguati strumenti che “…consentano a ogni anello della catena di svolgere la propria funzione sociale ed economica”. A dirla tutta non sarebbe la prima volta che Di Ceglie attacca così duramente i metodi usati in Puglia, giudicando “fallimentare, oltre che dannosa, l’azione messa in atto dal dipartimento e dalla sezione economia della cultura”, di cui è stata chiesta una completa “ristrutturazione degli incarichi”. E per far capire che non si tratta delle solite avanzate francesi e ritirate spagnole di stampo sindacale, Di Ceglie aggiusta il mirino e chiede l’annullamento di quel ‘Bandone 2020/21’ che, “contrariamente a quanto discusso e promesso in sede di concertazione, contiene un impianto che lo rende del tutto inaccessibile alla stragrande maggioranza delle imprese, massacrate dalla crisi”. Un ‘bandone’ che presupporrebbe dimensioni di impresa ‘incompatibili’ con il mondo di cultura e spettacolo, fatte alcune eccezioni di “realtà storicamente finanziate dal Ministero o di quelle dedite a distribuzione di prodotti a facile fruibilità di mercato”. Conclusione? La Slc/Cgil Puglia chiede di ristabilire regole di accesso ai fondi maggiormente trasparenti, che poi vuol dire ristabilire quella legalità nel settore che attualmente s’intravede molto, ma molto da lontano. Con azioni trasparenti di regolamentazione, certo, ma anche con equità nella distribuzione di risorse, con fondi ordinari ed europei, magari cominciando a ripristinare con provvedimento immediato l’albo professionale delle imprese, già istituito dal precedente governo regionale. Tutto ciò, conclude  il segretario Slc/Cgil, per sostenere la produzione regionale di qualità, prestando più attenzione alla natura dell’occupazione e dell’organizzazione del lavoro nel settore in cui operano una molteplicità di figure professionali, che, per la natura stessa del loro lavoro discontinuo, necessitano di pianificazione e di più frequenti occasioni lavorative. Non certo di finanziamenti a pioggia indirizzati da anni ai soliti noti, in Puglia…

 

 

Francesco De Martino

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