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La pratica del “voto di scambio” tiene banco a due settimane dalle amministrative

Ancora due settimane di campagna elettorale e poi si saprà come, domenica 26 maggio, gli elettori baresi avranno votato per il rinnovo del Consiglio comunale e per la scelta del prossimo Primo cittadino del capoluogo pugliese. Contrariamente a precedenti elezioni amministrative, finora la campagna elettorale per le amministrative baresi si è svolta in modo alquanto anomalo rispetto al passato, poiché numero di manifesti e quantità di materiale elettorale in circolazione sono stati piuttosto contenuti in confronto a quanto, nelle stesse settimane antecedenti il voto, ne erano circolati alle amministrative del 2014 ed in quelle prima ancora del 2009 e, a ritroso, fino a quelle svolte dal 1995 in poi. Ossia dalla prima campagna elettorale effettuata a Bari con l’attuale legge di elezione diretta del sindaco. Infatti, se c’è una particolarità che sta contraddistinguendo questa tornata barese di amministrative è, finora, la sobrietà di materiale elettorale (santini, fac-simile, ecc.) e di gigantografie stradali dei candidati, i famosi manifesti “3 x 6” ed i “2 x 1”. In passato, difficilmente a quindici giorni dal voto delle amministrativeavremmo visto gli appositi tabelloni riservati ai partiti, per la propaganda elettorale, ancora senza nessuna affissione o, al più, con quella di un solo partito. Questa volta, invece, è così. Allora, verrebbe da chiedersi: “Cosa sta accadendo di diverso rispetto alle passate amministrative?”. Probabilmente la propaganda cartacea, almeno in questa prima fase della campagna elettorale, è stata in gran parte soppiantata da quella sui social che, nello stesso periodo, ha preso il sopravvento anche su quella radiotelevisiva, passata anch’essa in secondo ordine rispetto ai blog ed ai post di Facebook e Twitter. Però, è assai probabile che nelle ultime due settimane, prima dell’apertura dei seggi, la campagna elettorale barese torni ad infiammarsi e ad essere come quelle che abbiamo conosciuto fino alle ultime amministrative del 2014. Quando, insieme alle guerre di manifesti per strada (molti dei quali affissi soprattutto fuori degli appositi spazi) ed ai martellanti spot radiotelevisivi, circolavano valanghe di biglietti elettorali dei singoli candidati al consiglio comunale e/o ad uno dei (prima 9 ed ora 5) consigli di decentramento amministrativi del Comune di Bari. Ciò che invece non sembra aver subito mutamenti nella campagna elettorale in corso sono le vecchie e malsane abitudini di alcuni candidati che puntano a realizzare la loro elezione col il “voto di scambio”. Dove il più delle volte lo “scambio” consiste in una dazione di denaro elargita sotto la falsa motivazione di rimborso spese o di compenso per il tempo impegnato a ricoprire il ruolo di “rappresentante” di lista o del candidato, durante le fasi di apertura delle schede in uno dei 351 seggi elettorali della città di Bari. Una pratica, questa, – come è noto – assai diffusa da tempo nella nostra città, ma che nelle ultime tornate amministrative ha verosimilmente assunto dimensioni tali da non essere forse più trascurabili ai fini dell’esito finale delle consultazioni, sia nel suo complesso che per i singoli eletti. Ancor più deplorevole, oltre che penalmente rilevante, è il fenomeno (anch’esso noto da tempo, ma forse difficile da perseguire, se non con un poderoso e determinato impegno da parte delle Autorità competenti) della “compra-vendita” dei voti di preferenza da parte di taluni candidati, che stipulano veri e propri “patti” criminali con coloro che, potendo “controllare” un consistente numero di elettori, assicurano pacchetti di voti in determinate zone o seggi della città, in cambio di precise contropartite, che vanno dalla semplice assunzione o promessa di posto di lavoro a quella di eventuali incarichi di sottogoverno o, in maniera ancor più sbrigativa, alla corresponsione di cifre in denaro, in funzione dei voti di preferenze ricevuti. E le modalità e garanzie con cui tali “patti” illeciti vengono perseguito sono varie e non sempre preventivamente intuibili. Sta di fatto che già in passato alcuni candidati al consiglio comunale di Bari, risultati poi eletti, hanno conseguito in determinati seggi elettorali un numero elevatissimo di consensi e che da solo rappresentava circa il 10%  dell’intero corpo elettorale di ciascuno di questi seggi. Se a questo si aggiunge che il fenomeno era pressoché analogo per tutti i seggi presenti in uno stesso plesso o, peggio ancora, per i plessi elettorali di un intero quartiere cittadino, allora qualcosa di anomalo ed inconsueto nella formazione del consenso di questi candidati verosimilmente c’è stato. Cosa? E’ facilmente ipotizzabile, ma ad appurarlo – sia pure a posteriori – dovrebbero essere le Autorità investigative e quella giudiziaria, qualora riuscissero a saperne di più. Sta di fatto che la pratica (ormai forse molto diffusa a Bari) del “voto di scambio” è una realtà che rischia mi condizionare pesantemente anche le prossime elezioni amministrative ed europee. Infatti, recentemente il sindaco uscente di Bari, Antonio Decaro (Pd), egli stesso ricandidato in questa tornata elettorale per la poltrona della poltrona di Primo cittadino, commentando la segnalazione su Facebook di un cittadino che ha scritto di aver ricevuto la proposta“di votare il signor Decaro in cambio di 50 euro” e “se porto più di venti persone – ha precisato lo stesso cittadino – mi danno 5

euro per ognuna”, ha dichiarato: “Amici e amiche il voto di scambio é una piaga seria, é la rovina della buona politica”. “Non abbiate paura – ha concluso il suo commento lo stesso Decaro – a denunciare, lo si può fare anche in forma anonima”. Ma, a seguito di tale esplicito invito di Decaro, quale cittadino barese ha rilevato: “Perché il Primo cittadino barese non si fa promotore egli stesso di un patto con gli altri cinque candidati sindaci, per segnalare alle Autorità competenti tutte le zone della città in cui il fenomeno del ‘ voto di scambio ’ potrebbe verificarsi più facilmente che altrove?”. “Anzi, – ha esclamato lo stesso cittadino –  se gli stessi sei aspiranti sindaci, a cominciare da quelli delle due coalizioni (ndr – cioè Decaro per il centrosinistra e Pasquale Di Rella per il centrodestra) segnalassero alla Digos anche alcuni possibili loro sospetti su chi potrebbe essere avvezzo a procacciare voti in maniera illegale, sarebbe un ottimo esempio per gli elettori baresi a cui lo stesso Primo cittadino uscente ha rivolto l’invito a denunciare!” O, forse, Decaro non lo immagina nemmeno chi sono i candidati che a Bari in passato potrebbero aver in larga parte usufruito di “voti di scambio” e, quindi, il prossimo 26 maggio potrebbero essere a rischio?  Ma il vero problema è probabilmente l’attuale legge elettorale maggioritaria che, anziché restringere le magie per questo tipo di consenso, le ha verosimilmente allargate a dismisura rispetto alla vecchia legge proporzionale.

 

 

Giuseppe Palella

 

 

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