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La produzione pugliese è a rischio anche per le importazioni di olio tunisino

La presentazione, ieri mattina, al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, di un Piano di ristrutturazione post Xylella, proposto dagli europarlamentari salentini Paolo De Castro (centrosinistra)  e Raffaele Fitto (centrodestra), ha chiuso il ciclo degli incontri istituzionali, iniziato qualche settimana fa con i due commissari europei interessati, Vytenis Andriukaitis alla Salute e Philp Hogan all’Agricoltura, e poi proseguiti sia con il ministro all’Agricoltura, GianMarco Centinaio, che con i rappresentanti delle associazioni agricole di categoria e rispettivi ordini professionali dei tecnici agricoli. La proposta formulata dai due europarlamentari pugliesi che quotidianamente vengono sollecitati e interrogati da agricoltori, operatori turistici ma anche normali cittadini che finora hanno assistito a un balletto di polemiche e scaricabarile, consiste in una misura del Psr (Piano di sviluppo rurale) nazionale che serve a dare risposte al mancato reddito ed una prospettiva futura per un intero territorio colpito dal batterio, quello del sud della Puglia per l’appunto, e che non è in alternativa a nessun’altra iniziativa sia di carattere legislativo, Legge Quadro o Speciale, né ad altre misure di carattere risarcitorio o assistenziale per i titolati di uliveti colpiti da Xylella.  L’incontro di De Castro e Fitto con il presidente Emiliano è stato all’insegna della cordialità e della volontà di lavorare in sinergia per tentare, in corso d’opera, di cambiare un Psr nazionale  e i  Psr locali già avviati e co-finanziati dalla Ue. Avere  l’assenso di tutti i protagonisti istituzionali per De Castro e Fitto era propedeutico a formulare una proposta nel dettaglio. Quindi, ora, i due esponenti pugliesi del Parlamento di Strasburgo sono nelle condizioni di farla in modo compiuto. Perciò, nei prossimi giorni, quella che finora poteva apparire come una semplice enunciazione di buoni propositi, prenderà forma in un documento finale che sarà sottoposto a tutti i soggetti istituzionali interpellati per un impegno formale. “Subito dopo la pausa di agosto – hanno dichiarato i due eurodeputati salentini –  contiamo di mettere intorno a un tavolo tutti i protagonisti per dare concretezza alle parole e alle buone intenzioni”. Il governatore Emiliano ha accolto con entusiasmo e gratitudine l’iniziativa di De Casto e Fitto, in quanto con essa, ha dichiarato – tra l’altro – il presidente della Regione, “la Puglia sta mettendo in campo una collaborazione istituzionale trasversale anche tra diverse forze politiche rispetto al problema Xylella, nella consapevolezza di quello che sta accadendo, con la volontà di collaborare in maniera sincera e senza specifici protagonismi”. “Questa unità di intenti – ha poi concluso Emiliano – è una delle cose delle quali essere orgogliosi come pugliesi. Perché un conto sono alcuni momenti di confronto politico e un conto sono le vicende che affliggono seriamente la nostra comunità”. Però, a “flagellare” il reddito dei produttori olivicoli pugliesi non c’è solo la calamità naturale della Xylella, ma anche fatti di altra natura che incidono pesantemente sul prezzo di vendita dell’olio pugliese, qual è per l’appunto l’incremento di importazione a dazio zero di olio d’oliva tunisino che nel 2018 in Italia è stato finora del 260% in più rispetto allo scorso anno. E, nell’ipotesi di rinnovo della concessione temporanea di contingenti d’esportazione di olio d’oliva a dazio zero verso l’Ue per 35mila tonnellate, oltre alle 56.700 tonnellate previste dall’accordo di associazione Ue-Tunisia (in vigore dal 1998), il presidente pugliese di Coldiretti, Gianni Cantele, con una nota ha dichiarato: “Ci mobiliteremo, coinvolgendo parlamentari e organismi di controllo, per mettere un freno all’invasione di olio tunisino con un aumento record del 260% delle importazioni nel 2018 rispetto allo scorso anno”. “Chiediamo – ha aggiunto, inoltre, Cantele – ai parlamentari pugliesi in Europa di coalizzarsi  (ndr -anche) per fermare l’operazione che mette a rischio la produzione pugliese in un’annata disastrosa per la produzione olivicola e olearia, a causa delle gelate che hanno provocato danni stimati per quasi un miliardo di Euro e gli effetti drammatici saranno tangibili tra un paio di mesi”. E’ evidente – ha anche denunciato   Coldiretti nella stessa nota – il rischio della destabilizzazione del mercato con gli arrivi di olio tunisino in Italia che sono quasi quadruplicati nel 2018, sulla base dei dati Istat relativi al primo quadrimestre e che attestano l’importazione di 26,6 milioni di chili. Si tratta – ha poi spiegato l’Associazione più rappresentativa del settore – di produzioni di basso qualità svendute a prezzi insostenibili, ma commercializzate dalle multinazionali sotto la copertura di marchi nazionali ceduti all’estero per dare una parvenza di italianità da sfruttare sui mercati nazionali ed esteri, a danno dei produttori e dei consumatori.Anche il direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti, ha fatto presente che “nel primo trimestre 2018 la Puglia ha importato 43,3 milioni di Euro di olio extravergine da Grecia e Tunisia e per questo serve una stretta sui controlli perché sia accertato il pieno rispetto della Legge Mongiello, ribattezzata Legge ‘Salva olio italiano’, la n. 9 del 2013 che impone la tracciabilità in etichetta dell’olio extravergine di oliva e di accelerare il percorso del disegno di legge sui reati agroalimentari, elaborato dalla Commissione presieduta da Gian Carlo Caselli, magistrato e presidente del Comitato scientifico dell’osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare”.L’importazione riguarderebbe, tra l’altro, tutti i tipi di olio di oliva tunisino – ha chiarito nella nota Coldiretti Puglia – per cui non viene richiesto il rispettato dei requisiti ambientali e fitosanitari imposti invece per gli prodotti di origine europea. In tal modo vengono immessi sul mercato italiano prodotti di discutibile qualità e sicurezza alimentare che, oltre a creare una evidente ed alquanto sleale  concorrenza, possono essere inconsapevolmente un rischio per alla salute dei consumatori. Quindi, “di fronte al moltiplicarsi di frodi e speculazioni, con olio di bassa qualità venduto come extravergine o olio straniero spacciato per italiano  – ha concluso Corsetti – bisogna stringere le maglie della legislazione per difendere un prodotto simbolo del ‘Made in Italy’ e della dieta mediterranea e togliere il segreto sulle importazioni di materie prime alimentari dall’estero, perché sapere chi sono gli importatori e quali alimenti importano rappresenta un elemento di trasparenza e indubbio vantaggio per i consumatori e per la tutela del ‘Made in Italy’ agroalimentare. Il flusso ininterrotto di prodotti agricoli che ogni giorno dall’estero attraversano le frontiere serve a riempiere barattoli, scatole e bottiglie da vendere sul mercato come Made in Italy”. Pertanto, secondo Coldiretti Puglia, il settore agricolo  non deve diventare merce di scambio degli accordi internazionali senza alcuna considerazione del pesante impatto sul piano economico, occupazionale ed ambientale sui territori. Occorre invece – sempre per Coldiretti – realizzare una filiera agricola italiana per difendere la produzione, garantire un utilizzo sostenibile del territorio, valorizzare la distintività, assicurare la giusta distribuzione del valore tra tutte le parti della filiera, ricostruire un’identità del sistema Paese e riconquistare quote di mercato. Ma – come è noto – tra i buoni propositi e le enunciazioni c’è, come tra il dire ed il fare, sempre di mezzo “un mare”.

 

Giuseppe Palella

 

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