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La Puglia è in cima alle classifiche per mobilità sanitaria passiva

Il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) garantisce l’assistenza ai cittadini iscritti presso le Asl (Aziende sanitarie locali) della Regione di residenza. Il cittadino, tuttavia, può esercitare il diritto di essere assistito anche in strutture sanitarie di altre Regioni; fenomeno, questo, noto come mobilità sanitaria interregionale. La mobilità attiva esprime l’indice di attrazione di una regione, la mobilità passiva, l’indice di fuga. Il confronto tra l’indice di attrazione e quello di fuga fornisce un quadro sia dell’efficacia ed efficienza di ciascun Servizio sanitario regionale nel rispondere ai bisogni di salute della popolazione residente, sia indirettamente della qualità percepita dai cittadini rispetto ai servizi sanitari erogati. Secondo una indagine condotta dall’Agenas, ovvero l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali che svolge una funzione di supporto tecnico ed operativo alle politiche di governo dei servizi sanitari di Stato e Regioni attraverso attività di ricerca, monitoraggio, valutazione, formazione ed innovazione, la tendenza dei pazienti a cercare assistenza fuori dal territorio di residenza è in crescita ovunque e non riguarda solo interventi di alta complessità. Infatti, sempre secondo dati Agenas, nel nostro Paese le Regioni che hanno conservato un bilancio positivo fra la tendenza di fuga e quella di attrazione esercitata dal proprio Servizio sanitario Regionale sino al 2018, sono: Lombardia, Emilia Romagna, Toscana e Veneto. Invece, le Regioni con più spesa verso l’esterno, a causa della mobilità sanitaria, sono Campania con meno di 281 milioni, Lazio con meno di 216 milioni Sicilia con meno di 213 milioni, Puglia con circa 192 milioni di euro. Quelle con saldo positivo, continuano ad attirare sempre di più, quelle con saldo negativo perdono sempre più pazienti. Anche i dati dell’Agenas relativi al fenomeno della migrazione nell’anno 2019 conferma l’andamento messo in evidenza dai dati raccolti fino al 2018. Cioè il numero di ricoveri fuori Regione nel 2019 vede la Lombardia al primo posto con un numero di pazienti attratti pari a 164.947, segue l’Emilia Romagna con 112.031, Veneto con 62.432. Le Regioni che hanno registrato il maggior numero di pazienti in fuga, quindi il fenomeno che esprime l’indice di mobilità passiva, sono state: Lazio 116.712, Campania 76.976, Puglia 55.313, Calabria 51.617, Sicilia 47.261. Il rapporto fra indice di fuga e quello di attrazione è favorevole solo per la Lombardia, Emilia Romagna e Veneto che vantano un numero di attrazione superiore a quello di fuga; mentre è assolutamente negativo per le altre Regioni, in particolare per la Puglia che soffre un bilancio negativo di oltre trenta mila unità. Lo studio citato mette in evidenza anche che le strutture private accreditate con il Ssn che nel 2019 hanno acquisito la maggior parte dei ricoveri extraregionali. La Puglia ha registrato il 71% dei ricoveri in strutture convenzionate. Risulta, inoltre, che le Regioni che godono di piena autonomia nel soddisfare i fabbisogni di ricoveri per tutti gli interventi chirurgici sono: Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Toscana, Piemonte e Molise. Altre quattro sono in sofferenza: Calabria, Sardegna, Sicilia, Campania. Le altre Regioni, come la Puglia, dice l’indagine, sono costrette ad arrangiarsi.  Alla luce di queste valutazioni espresse in maniera oggettiva, vengono messe in risalto le gravi carenze di cui soffre la nostra Regione, nonostante la politica affermi altro!  Tenuto conto che tuttora siamo alle prese con la emergenza Covid e che le strutture ed il personale sanitario sono impegnati in gran parte ad affrontare la pandemia, le carenze messe in evidenza dallo studio della Agenas, relativo al 2019 dovrebbero destare non poche preoccupazioni e indurre i politici a veloci iniziative. Pertanto, l’evento pandemico ha colpito una Regione come la Puglia che è già in affanno nell’erogazione dei servizi sanitari ordinari e che ha dovuto impegnare, quindi, anche parte delle proprie risorse nel fronteggiare l’aggressione virale per contenere i decessi Covid, trascurando ulteriormente, però, la cura di altre patologie e le conseguenti morti da esse causate, tanto da costringere tuttora molti più pazienti pugliesi a rivolgersi ai Servizi sanitari di altre Regioni, per prestazioni anche ordinarie. Ed imponendo notevoli disagi, oltre ad ulteriori spese di spostamento e soggiorno, a cittadini pugliesi a cui, però, viene tuttora raccontato di un nostro Servizio sanitario regionale assai diverso e più efficiente di quello che realmente è in Puglia.

Ugo Lombardi

 

 

 

 

 

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