La ricandidata presidente del M5S, Antonella Laricchia, pronta a guidare la Regione
25 Gennaio 2020
Irrigui e Forestali: a braccia conserte per le stabilizzazioni
25 Gennaio 2020

La Puglia ha perso l’occasione di crescere dell’8% negli ultimi dieci anni

Nelle province italiane economicamente più sviluppate dotate di stazioni dell’Alta velocità il PIL è cresciuto in dieci anni del 10% ma anche in quelle meno ricche la TAV ha portato una crescita dell’8%.  Questa stima, elaborata dall’Università di Napoli “Federico II”, ci dà l’idea di quanto in termini di crescita abbiano perso Bari e la Puglia nell’ultimo decennio, perché escluse dall’alta velocità ferroviaria.  Degli effetti prodotti in Italia dall’Alta velocità a oltre dieci anni dalla sua introduzione si è discusso nel corso di un confronto fra imprenditori e studiosi che si è svolto a Bari e che ha avuto come protagonisti, il presidente di Confindustria Bari BAT Sergio Fontana, il presidente della Sezione Trasporti e Logistica Lamberto Perulli, Ennio Cascetta, docente dell’Università “Federico II” e coautore del volume “Perché Tav”, e il docente dell’Università di Bari “Aldo Moro” Gianfranco Viesti. “L’Alta Velocità ferroviaria rappresenta l’unico grande progetto di modernizzazione del Paese realizzato in questo secolo. A dieci anni dalla sua realizzazione abbiamo pubblicato uno studio che propone una riflessione sugli impatti economici e ambientali nei territori interessati dalla TAV e sulle possibilità che anche l’Italia rimasta esclusa dall’Alta Velocità riesca a riagganciare questo vettore di crescita”, ha detto Ennio Cascetta, illustrando i risultati delle analisi pubblicate da autori vari nel volume “Perché Tav” (Edizioni Il Sole 24 ore).

Dal volume emerge un altro dato significativo: dal 2010 al 2017 ben 10 milioni di passeggeri sono stati sottratti ai viaggi aerei, 7 milioni alla ferrovia tradizionale e 9 milioni al traffico su gomma, ma, soprattutto sono stati generati circa 17 milioni di viaggi in più oltre quelli usuali. A partire da questo dato, il presidente di Confindustria Bari BAT Sergio Fontana ha fatto notare come questo significhi che sono stati generati nei territori interessati dall’Alta velocità milioni di nuovi – e prima inesistenti – contatti e scambi di informazioni fra persone, aziende, comunità e imprese: “Sappiamo che queste relazioni rappresentano un presupposto fondamentale per la crescita economica di un territorio, il che ci dà l’idea di cosa abbia perso la Puglia in termini di occasioni di sviluppo nell’ultimo decennio, essendo rimasta esclusa dalle tratte ad Alta Velocità.”

“Il problema non è stato fare la TAV– ha sottolineato Gianfranco Viesti – ma non aver fatto nulla nel resto del Paese, il che ha portato un forte miglioramento fra Salerno e Torino e un peggioramento sulla linea adriatica e in Liguria, lasciando in condizioni da medioevo la rete ferroviaria della Sicilia.”

Per il presidente della Sezione Trasporti e Logistica di Confindustria Bari BAT Lamberto Perulli “l’Alta Velocità è sviluppo di servizi come l’Alta Velocità di Rete (AVR) ma anche maggiore connettività per le merci, in connessione con la rete TEN-T, e servizi più competitivi grazie alle caratteristiche del Treno Merci Europeo.”

“La crescita economica non è tuttavia l’unico effetto della TAV – ha aggiunto Fontana – perché che la dotazione infrastrutturale è  anche un forte elemento di inclusione e benessere sociale, collegando i territori, le periferie ai centri, le città tra di loro, l’Italia al mondo, essa assicura infatti un maggiore senso di coesione al Paese.  Noi crediamo che questo obiettivo sia prioritario e che si possa raggiungere solo attraverso un’azione coordinata tra settore privato, istituzioni europee, governo nazionale, regioni ed enti locali. “Molto si può ancora fare, prendendo spunto dalle esperienze di altri Paese europei come ad esempio la Germania, che ha rimodernato le linee ferroviarie preesistenti collegandole con la TAV. Una prima e ottima occasione di recupero a portata di mano per il territorio pugliese, e per il Sud in genere, è sicuramente l’entrata in funzione dell’Alta capacità Bari-Napoli: nello studio curato da Cascetta  si stima che essa potrebbe infatti sviluppare  ben 17 miliardi di PIL nel Mezzogiorno  e 18mila nuovi posti di lavoro in 7 anni, con un notevole aumento della competitività territoriale.

 

409 Visite totali, 1 visite odierne

Condividi sui Social!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

shares