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“La Puglia? Una terra di fermento culturale”

<< Un essere umano è una creatura estetica, prima ancora che etica>> : Joseph Brodsky sulla   bellezza. Con il professor Stefano Zecchi, filosofo, accademico, grande studioso di Estetica, scrittore di successo, ex assessore alla cultura a Milano, capace di regalarci in poche battute grandi emozioni e insegnamenti di vita, con il suo ultimo bellissimo romanzo ‘Anime Nascoste’. parliamo di bellezza e naturalmente di Puglia, con due candidate, Bari e Taranto a Capitale della cultura 2022. Zecchi confessa di amare la nostra regione terra di “Fermento culturale”. Detto da lui è un eccellente viatico

 

Che rapporto ha con Bari e la Puglia?

 

“Non c’è libro che io abbia scritto che non mi abbiano invitato a presentare in Puglia, che ho girato in lungo e in largo incontrando persone calorose, affabili e simpatiche, si mangia bene e si beve meglio. Percepisco un fermento culturale e una vitalità non comuni in Puglia, e la presenza di istanze culturali molto variegate, Bari per esempio ha un centro storico molto ben curato ed accogliente, naturalmente la conosco principalmente come turista, ma noto una dinamicità non indifferente, me ne accorgo dal fatto che ci torno sempre volentieri, in altri posti molto meno. Avverto un senso di accoglienza unico, ricordo quanto sono stato bene a Taranto, ho soggiornato in un hotel sul mare di cui conservo ancora un ricordo indelebile. A Lecce poi, in collaborazione con l’Accademia di belle arti sono stato interpellato per ragionare su come edificare diversi edifici di culto. Amo il romanico pugliese. Dal romanico pugliese al barocco è tutto un racconto di storia dell’arte davvero affascinante.”
Qual è il ruolo della bellezza in un periodo come quello che stiamo vivendo?

“La bellezza è sempre stata pensata concepita e vissuta come una grande forza propulsiva, propositiva, progettuale, utopica, mai negativa, nel senso filosofico del termine, vissuta in un certo periodo storico anche come un tabù, vista come qualche cosa di ostile…Oggi se ne parla tanto ma prevale l’aspetto edulcorato, effimero. Secondo me non bisogna mai demonizzare ciò che appare, perché l’apparenza è percezione dell’esistenza, ciò che appare ha un grande valore di conoscenza. La  bellezza può diventare tutto ed il contrario di tutto, in una sua funzione puramente strumentale ed edulcorata, e questo è sbagliato perchè la forza della bellezza è quella di creare differenza, la bellezza ci insegna a capire la differenza delle cose, ma purtroppo non è democratica.                  Spesso queste differenze non vengono colte da chi parla della bellezza in senso generico e superficiale”.

Quanto può aiutarci tutto questo?

“Qualunque riflessione che va alla profondità può essere d’aiuto. Della bellezza spesso ne viene travisato il valore concettuale, se si riflettesse un po’ di più sul suo significato più profondo si potrebbe riscoprire il senso della tradizione classica del ‘kalòs kai agathòs ‘, sarebbe un ottimo  esercizio per la comprensione della nostra realtà. Magari in questo disastro che ci è capitato ci potrebbe essere l’attenzione verso una bellezza non prepotente, non apollinea, ma più ermetica, più segreta. Riscoprire la bellezza delle relazioni, per esempio, le vere amicizie, la scoperta di gesti che possono essere davvero significativi”.

E la tecnologia?

“La tecnologia può essere un grande strumento che ci viene in aiuto nel momento in cui si ha la capacità intellettuale ed etica di sapere come utilizzarla al meglio, non sono un catastrofista pseudo heideggeriano, non penso che la tecnologia ci possa davvero dominare o ci distruggere, la tecnologia è una sfida all’intelligenza umana, diventa veicolo di bellezza nel momento in cui se ne fa uno strumento non superficiale senza travisare il senso della comunicazione.

Certamente non si può pensare che un messaggio sui social possa sostituire una riflessione, però diventa una forma di comunicazione che, seppur sintetica, costituisce un input all’approfondimento, per chi sa coglierlo.”

Nel suo ultimo romanzo ‘Anime Nascoste’, le due protagoniste femminili incarnano due tipologie diverse di bellezza, ma funzionali alla crescita del protagonista, ce ne vuol parlare?

“E’ una storia d’amore che si confronta anche con il tema della bellezza: ci sono due personaggi femminili che ne rappresentano due tipi differenti: Barbara, donna dal fascino sottile, segreto, che il Sullo sfondo la storia di un ’68 visto da una prospettiva culturale ‘altra’, non quella tradizionale della sinistra aggressiva e combattente, della psichiatria alternativa, ma di una cultura che allora era sbeffeggiata.”

 Quali sono dunque queste sue anime nascoste?

“Sono quelle che oggi riescono a ritrovare quella cultura che una volta era stata svilita, annullata. Quella per esempio di Nietzsche, di Heidegger, di Evola, una cultura reietta che oggi è stata rivalutata e trova grandi spazi in edizioni critiche di tutto rispetto”.

 

 Il futuro?

Per natura non sono pessimista, ho avuto un figlio a cinquantanove anni che per me è stata una vera rivoluzione antropologica, gli ho costruito un acronimo che possa guidarlo lungo il suo percorso esistenziale, Uoc: umiltà, ottimismo, coraggio. Nella vita ci vuole umiltà affinché l’orgoglio non ti faccia deragliare, ottimismo perché non bisogna mai pensare che la negatività ci porti a costruire, anche se è difficile, bisogna sforzarsi di cogliere sempre una pagliuzza di positività nel momento che si sta vivendo, e coraggio, perché è la vera spinta alla sfida della nostra esistenza, indispensabile per aprirsi al futuro”.                                                                                               Rossella Cea

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