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La rabbia dei sindacati di base: “Quell’accordo per un pugno di euro”

Sono appena un paio di giorni che i rappresentanti della “Natuzzi Spa” hanno incontrato le delegazioni di Cobas del Lavoro Privato e Usb-Lavoro Privato alla sede di Confindustria Bari-Bat e nessun segnale pacificatore è ancora in vista. Anzi. Un incontro, quello dell’altro ieri, mirato a discutere la gestione dell’organizzazione del lavoro dopo la contrazione esponenziale degli ordini che la stessa Natuzzi denuncia di aver subito negli ultimi mesi. Ed è per questo che i vertici aziendali hanno proposto la sospensione dell’invio di commesse da parte di Natuzzi Spa ad aziende contoterziste ubicate nel territorio murgiano, in particolare a Gravina in Puglia. Una misura, secondo le stime dei rappresentanti sindacali, che porterà alla perdita di non meno di un centinaio (diconsi cento…) posti di lavoro, a fronte non dell’internalizzazione della realizzazione di tali commesse nei siti di “Natuzzi Spa”, bensì dell’esternalizzazione delle stesse in Romania. In più la riduzione dell’orario giornaliero di lavoro da otto a sei ore, per cinque giorni alla settimana. A dirla tutta, la richiesta iniziale dell’azienda era di ridurre l’orario a 6h e lavorare solo quattro giorni a settimana. Tuttavia, hanno convenuto ancora i sindacati, non può essere considerato certamente passo in avanti la soluzione del quinto giorno lavorativo alla settimana, in quanto l’azienda, mentre ipotizzava solo quattro giorni settimanali, non prevedeva un’intera settimana di fermo produttivo. Come di fatto si sta verificando, coi fermi produttivi -autentici spauracchi – che non si escludono nell’immediato futuro. In cambio, la multinazionale del divano sarebbe pure disposta a offrire € 60,00 (diconsi sessanta) al mese a beneficio dei lavoratori. Spesa che non peserebbe nemmeno tanto a bilancio aziendale, ma su quello di Stato, considerato che poi si chiederebbe il dovuto ristoro, in virtù del Decreto <<Aiuti/bis>>. Insomma, proposta di accordo dai contenuti “irricevibili”, la definizione chiara dei Cobas/Lavoro, rigettata al mittente, precisando per di più che se ridurre l’orario di lavoro fosse davvero inevitabile, l’azienda non potrebbe metterci del suo per infierire sui lavoratori. Oltre quello che già costerà loro quest’ennesimo ricorso agli ammortizzatori sociali. Infatti, la nuova organizzazione produttiva farà sì che il costo di trasferimento casa-lavoro (andata-ritorno per cinque volte a settimana) resterà invariato, mentre la retribuzione decrescerà sensibilmente e il pugno di euro offerto da Natuzzi si palesa assolutamente “”…insufficiente anche per chi abita a pochi chilometri dal posto di lavoro, figuriamoci per quei tanti lavoratori residenti a 70-80 Km dagli opifici Natuzzi Spa. Inoltre, il nuovo orario lavorativo porterà un sicuro beneficio a Natuzzi, ossia: riducendo l’orario di lavoro in modo orizzontale, non pagherà i 30 minuti di pausa retribuita, previsti quando l’orario giornaliero raggiunge 8 ore di lavoro consecutive””. Per questo motivo Cobas-Lp e Usb-Lp hannochiesto di ricercare un compromesso a riguardo, declinando soluzioni in cui l’azienda abbia tutto e soltanto da guadagnare e i lavoratori tutto e soltanto da perdere. Le federazioni sindacali di base infine hanno preso atto a malincuore che, viceversa, altre organizzazioni sindacali hanno sottoscritto la stessa intesa, rifiutata dal medesimo sindacalismo di base. L’obiettivo comune per salvaguardare i livelli occupazionali sarebbe porre fine al conflitto che Natuzzi oramai da anni ha aperto con dipendenti e comunità territoriali, mentre quest’ultimo accordo sindacale non va assolutamente verso la pacificazione coi soggetti sociali interessati. E allora: come reagiranno dipendenti, in piena crisi, debbono percorrere centinaia di chilometri al giorno per raggiungere il posto di lavoro, ricevendo lo stesso pugno di euri offerto ai lavoratori non pendolari? Per queste ragioni e per sollecitare la stipula d’un Contratto Collettivo Integrativo Aziendale che ponga fine a ingiustizie e disparità all’interno della “Natuzzi Spa”, scontato l’invito rivolto ai lavoratori della multinazionale del divano di Santeramo in Colle dal Cobas-Lp e Usb-Lp a rialzare la testa. E a scioperare dinanzi allo stabilimento di via Iazzitiello dopodomani, 7 ottobre a partire dalle otto e mezzo del mattino.

Francesco De Martino

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