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La recente “variante” di Macchie è forse l’ennesima illusione per una comunità

Sono passati ben 46 anni da quando a Bari è operativo il Prg (Piano regolatore generale) redatto dall’ormai defunto professor Ludovico Quaroni e da circa un decennio è già partito l’iter per un nuovo Piano urbanistico generale (Pug), ma il quartiere “Macchie” di Palese è ancora  alle prese con una sorta di paralisi urbanistica che in un cinquantennio circa ha prodotto solo tanto abusivismo, oltre che determinare l’emarginazione di un’area cittadina di circa mezzo chilometro quadrato che ospita più di 1500 abitanti. Però, due settimane fa, il Consiglio comunale barese ha adottato per quest’area una variante urbanistica che, secondo la narrazione di chi contesta l’attuale tipizzazione a “Zona di tipo B” (ossia per attività produttive leggere), dovrebbe trasformare l’odierno triangolo di Macchie in una sorta di “Eden in Terra” palesino, poiché ad iter completato favorevolmente tale nucleo abitativo sarebbe valorizzato dalla nuova destinazione urbanistica che, per circa un 80% di superficie di detto rione, diverrebbe “Zona idonea alla residenza”, con un indice di edificabilità pari a 0,5 mc/mq e solo un restante 20% di essa sarebbe confermato a “Zona per attività artigianali”. Così stando atti e fatti, a Palese sono in molti a chiedersi: “Cui prodest?” Ossia, “A chi giova ciò?”. Infatti, passare da un coefficiente di edificabilità attuale di 2,5 mc/mq a 0,5 significa perdere i 4/5 della volumetria esprimibile con l’odierna tipizzazione prevista in Prg. Ma a parte tale dilemma (che non è certo da poco per chi ha effettiva consapevolezza dell’abbattimento di valore per le aree libere interessate da tale riduzione!), ciò che la recente variante di Prg per la maglia urbanistica di Macchie, qualora andasse a buon fine, non sbloccherebbe sicuramente – a detta di alcuni esperti in materia – è  lo sviluppo e riqualificazione di quell’area urbana che da circa cinquant’anni è praticamente in decadenza ambientale non solo a causa di quasi mezzo secolo di blocco urbanistico, ma soprattutto per la scarsa e rara attenzione che le diverse Amministrazioni baresi, succedutesi dal 1976 ad oggi, hanno sempre riservato per la rinascita ed integrazione di tale rione con la restante parte del territorio urbano di Palese. Infatti, chi a Palese ha memoria storica e conosce tale vicenda locale sa anche che la decadenza ambientale di Macchie è cominciata per il grave ritardo con cui il Comune avviò nel 1984 l’iter approvativo del Piano particolareggiato della zona. Un iter che – come si ricorderà – nel 1995 stava per arrivare in dirittura d’arrivo, ma che invece fu stoppato dalle proteste di alcuni residenti che, fomentati da emergenti politici locali, contestavano a distanza di quasi 20 anni la destinazione a “zona artigianale” di un’area per la quale, in sede di stesura del “Piano Quaroni”, altri politici locali si erano battuti per evitare il vincolo ad inedificabilità totale che l’eccessiva vicinanza a tale area della nuova pista aeroportuale imponeva. Infatti, la soluzione di compromesso fu trovata dal prof. Quaroni rendendo nel Prg l’area di Macchie inidonea alla residenza, ma idonea alle attività produttive leggere, che consentivano un mix di volumetrie con un 15% di queste ad uso residenziale. Soluzione, quest’ultima, pienamente legittima e che consentiva di rispettare anche il vincolo dettato dalla eccessiva vicinanza aeroportuale all’area di Macchie, ossia quello della non idoneità al 100% di residenziale. Che cosa è cambiato da allora ad oggi, considerato che l’aeroporto è sempre lì e Macchie non si è di certo più lontano di allora da tale struttura di atterraggio e decollo degli aerei? Infatti, il timore di molti a Palese è che la recente variante adottata dal Comune di Bari che cambierebbe la tipizzazione urbanistica di Macchie possa riservare altre spiacevoli sorprese, per i residenti e proprietari di suoli in quel quartiere. Ed il condizionale è d’obbligo, visto che una precedente analoga variante, adottata nel 2006 dall’Amministrazione barese, fu nel 2010 respinta dal Tar (Tribunale amministrativo regionale) prima ancora che dalla Regione Puglia si esprimesse al riguardo. Quindi, il sospetto che sull’annosa vicenda urbanistica di Macchie si stia giocando un’ennesima “illusione” politica per i residenti e proprietari di aree libere della zona è molto forte. Soprattutto se si considera che i prossimi appuntamenti elettorali (politiche del 2023 ed amministrative del 2024) incombono inesorabilmente. Ed i politici locali hanno forse già cominciato la loro usuale campagna elettorale con illusioni a lunga durata, ma che in realtà trattasi soltanto di noti e collaudati bluff ” per gli ingenui e disinformati cittadini.

 

Giuseppe Palella

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