Cultura e Spettacoli

La rivolta di Paolo de Ribecco

A Bari, il 15 luglio 1647, il popolo insorse contro la pressione fiscale del Governo Vicereale Spagnolo

La rivolta di Masaniello, che dal 7 al 16 luglio 1647 vide il popolo napoletano insorgere contro la pressione fiscale del Governo Vicereale Spagnolo, ebbe vaste ripercussioni in tutto il Regno di Napoli. A Bari la rivolta scoppiò il 15 luglio, cioè quando nella capitale le cose andavano accomodandosi, il che la dice lunga sulla lentezza delle comunicazioni all’epoca. Il motivo della sommossa da noi va ricercato nell’imposizione di un balzello di due carlini a ‘fuoco’, ovvero a famiglia, per provvedere alle spese di acquartieramento delle truppe spagnole e in particolare dei corazzieri al seguito del principe di Montesarchio. Un tributo apertamente iniquo, giacché il raccolto quell’anno era stato modesto e i granai erano vuoti. A far scoccare la scintilla fu il gesto arrogante col quale la soldataglia spagnola, invocando irregolarità fiscali, aveva requisito alcuni carri carichi di sacchi di farina prossimi a fare ingresso nella cinta daziaria. Dinanzi al palese intento di voler rivendere quella farina agli affamati baresi immiserendoli ulteriormente, la folla si levò inizialmente solo minacciando il finimondo. Conscio del pericolo, il Governatore Francesco Quintana Avenas cercò di tamponare le cose invitando il Consiglio Decurionale e i Sindaci in carica, Niccolò Lamberta e Scipione Cardassi, a prendere gli opportuni provvedimenti, ovvero a vuotare le già stremate casse comunali per calmierare i prezzi. L’impossibilità di ricorre a questa estrema misura fece esplodere la protesta. Il 15 luglio, come già detto, alcune migliaia di uomini (forse tremila, scrive Francesco Capecelatro in ‘Diario dei fatti del Regno di Napoli’ (Napoli, 1850) capeggiati da un marinaio, Paolo de Ribecco, assaltò le dimore del Governatore e dei Capitani spagnoli, “saccheggiando, devastando ed incendiando in piazza le masserizie”. Il giorno seguente la situazione precipitò : Questa volta furono presi di mira le case dei nobili spagnoli e l’Arsenale, mentre anche in provincia si registravano tumulti e saccheggi. Alla fine a Madrid venne deciso l’invio di Don Giovanni d’Austria a capo di forte e ben armato contingente di uomini. Una volta giunta da Napoli la nuova che il successore di Masaniello a Napoli, Gennaro Annese, era stato destituito d’ogni potere, processato e giustiziato, la rabbia collettiva sbollì e non fu difficile per gli spagnoli riprendere pienamente il potere. Il 13 gennaio dell’anno dopo, spenti gli ultimi focolai di rivolta, l’Autorità spagnola volle beffardamente salutare il ripristinato ordine con luminarie, fuochi d’artificio e salve di cannone. – Nell’immagine, l’uccisione di Don Giuseppe Carafa, olio su tela realizzato nel 1647 da Micco Spadaro. L’opera ritrae uno dei momenti più truci della rivolta di Masaniello.

Italo Interesse

 


Pubblicato il 28 Giugno 2024

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