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La rottura di Lotti non spaventa Vendola

L’inasprimento politico dei rapporti romani tra il Pd di Matteo Renzi e Sel di Nichi Vendola rischia di far saltare nel centrosinistra il consolidato sistema di alleanze esistente tra i due partiti a livello periferico. A confermare tale circostanza è stato lo stesso Vendola, leader nazionale di Sel, che a margine di una conferenza stampa, svoltasi a Bari nella sede della Regione, ha dichiarato: “La rottura che il Pd ha unilateralmente praticato attraverso il sottosegretario Luca Lotti comporterà delle conseguenze”.  Il governatore pugliese non ha però chiarito se le conseguenze a cui allude sono da intendersi solo per i rapporti futuri con il Pd, oppure potrebbero riguardare anche le situazioni di collaborazione già in essere, come ad esempio quella di governo della Puglia. Vendola ha invece precisato soltanto che al momento vuole capire se il Pd ha scelto organicamente un’alleanza strategica e di lungo periodo con la destra. E sulla base di tale affermazione ha aggiunto: “Naturalmente questo cambierebbe tutto” perché – ha concluso Vendola – “ Noi (ndr – rottura) subiremmo, ma ne trarremmo anche le conseguenze”. E nell’ipotesi di una rottura nazionale definitiva, tra il partito del premier e quello del governatore Vendola, il primo scenario collaborativo ad essere messo in discussione tra queste due forze politiche sarebbe sicuramente quello pugliese, dove il Pd sostiene da ben due mandati proprio Vendola alla guida della Regione, oltre che Ippazzio Stefano di Sel a Primo cittadino di Taranto. Il partito del governatore, sempre in Puglia, ha contribuito invece alla vittoria, a volte anche in misura determinante, di molti candidati sindaco del Pd di diversi importanti Comuni, tra i quali figurano ai primi tre posti Bari, Barletta e Brindisi. Però, una rottura politica tra Pd e Sel non metterebbe in crisi soltanto il quadro pugliese del centrosinistra, ma le ripercussioni si verificherebbero evidentemente in tutte le altre realtà locali italiane dove le due forze governano insieme da anni. E ciò accadrebbe indipendentemente dal fatto se a capo della maggioranza di centrosinistra vi è un esponente di Sel oppure uno del Pd. Insomma, se si aprisse una “guerra” politica tra Pd e Sel a tutti i livelli nel centrosinistra, la reazione che si scatenerebbe sarebbe sicuramente a catena e, quindi, in molti Enti locali, attualmente retti da questa coalizione, non ci sarebbero più i numeri necessari per essere amministrati da una maggioranza prettamente di centrosinistra. Per questo appare difficile credere che la minaccia di interrompere ogni genere di collaborazione con Sel, paventata dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri, Luca Lotti (Pd), nell’ambito delle vicende politiche romane che stanno interessando il governo Renzi in merito alla proposta di riforma della Costituzione, possa essere presa seriamente sia all’interno del Pd che da parte degli esponenti di Sel rimasti fedeli a Vendola. Una minaccia, quella di Lotti, a cui Vendola ha risposto per le rime, perché evidentemente non lo spaventa, né lo impensierisce, vista l’immediata disponibilità del governatore pugliese a trarre subito le dovute conseguenze. E probabile, invece, che a preoccuparsi in Puglia della minaccia di Lotti, ma forse ancor di più per le conseguenze preannunciate da Vendola, siano gli aspiranti candidati del centrosinistra alla carica di governatore e che si accingono a correre alle primarie del prossimo 30 novembre. Infatti, è verosimile che tra le conseguenze riferite da Vendola possa esserci anche l’immediato ritiro dalle primarie del candidato Dario Stefano (Sel), che evidentemente sarebbe costretto ad uscir di scena, in caso di rottura politica tra Pd e Sel anche a livello locale. Scenario che complicherebbe il quadro politico per il centrosinistra anche in Puglia. E in particolare per le regionali del 2015, a cominciare dalle già fissate primarie di novembre che, senza la candidatura di Stefano, sarebbero o una semplice conta interna al Pd o inutili, nel caso l’unico nome in campo rimanesse quello del segretario pugliese del Pd. Ma forse è ancora un po’ presto per capire come effettivamente evolverà la situazione politica nazionale per i rapporti tra Pd e Sel. Infatti, tra gli addetti ai lavori della politica c’è pure chi, come il vice presidente del consiglio regionale Nino Marmo (Fi), crede che lo scambio di battute al vetriolo tra Lotti e Vendola, e quindi tra Pd e Sel, sia solo una “sceneggiata” pre-elettorale, imbastita ad arte tra i due partiti, al fine di recuperate la fetta di elettorato di sinistra radicale che non crede al Pd di Renzi, ma che finora è delusa di Vendola. Quindi una strategia, secondo qualcuno, concordata e che se fosse vera come ipotesi, confermerebbe che anche nella fantasia le forze di centrosinistra riesco a supera il centrodestra che, almeno in Puglia, neppure con fantasiose sceneggiate è finora riuscito a mettere a punto disegni politici vincenti.  

Giuseppe Palella

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